Quanti di noi potrebbero soffrire di dermorexia senza neanche rendersene conto? Questo fenomeno sempre più diffuso tra i giovanissimi (e non solo) indica l’attenzione ossessiva verso la cura e l’immagine della propria pelle, una tendenza particolarmente promossa e diffusa sui social. Infatti, se da un lato le nuove piattaforme digitali come TikTok o Instagram hanno consentito a chiunque volesse esprimere la propria opinione di avere uno spazio in cui farlo, allo stesso tempo hanno favorito la proliferazione di informazioni fasulle e scientificamente scorrette. I nuovi mezzi di comunicazione, quindi, sono diventati negli ultimi anni la culla dove termini come skincare sono stati coniati e plasmati da opinioni di dermatologi esperti ed influencer improvvisati.
Io. Ma a parte me, chi, nel 2025, usa ancora BeReal? Ma soprattutto, perché l’unica app che prometteva verità e naturalezza ai suoi users è morta così velocemente? Forse non vogliamo vedere naturalezza sui social media e ci siamo stufati delle foto banali e sempre uguali dei nostri amici? Forse ci siamo accorti che non ci convenga più di tanto essere Real?
Negli ultimi anni, il web ha visto un’esplosione di contenuti provocatori e satirici che sfruttano insulti, provocazioni e reazioni rabbiose per guadagnare visibilità e generare entrate. Il principio alla base del rage-baiting è semplice: più un contenuto suscita reazioni, più gli algoritmi lo spingono in evidenza. E cosa c’è di più efficace nel suscitare commenti e discussioni infuocate se non una dichiarazione provocatoria o offensiva?
Nella serata di domenica 23 febbraio 2025, presso lo Shrine Auditorium di Los Angeles, si è tenuta una delle tappe più vagheggiate dell’annuale stagione degli Awards cinematografici: la trentunesima edizione dei SAG Awards, riconoscimento assegnato dalla Screen Actors Guild alle migliori interpretazioni degli attori membri di questo sindacato. La corsa…
È arrivato quel drastico momento della settimana… Rispondere alle 20 chat arretrate: anche questa volta toccherà mandare i soliti messaggi di “scuse” a tutti gli amici che abbiamo lasciato in attesa per giorni. “Scusa, ho visto adesso”, “scusa, un bug di Whatsapp”, ci si ritrova a essere molto più creativi nel trovare le giuste scuse, piuttosto che le risposte più semplici a un “come è andata la giornata?” (di due giorni fa).
Ma come mai stiamo diventando accumulatori seriali di notifiche?
Nella nuova puntata di In depth news abbiamo parlato con il professore Alberto Mingardi di comunicazione politica, tra social e populismo.
L’uomo ha bisogno di amore, di compagnia. Durante la quarantena ci sono stati offerti dalla famiglia e dalla nostra iperfamiglia.
