La fantascienza come critica sociale: da “Metropolis” a “Essi vivono”

Nel 1988 John Carpenter immagina un mondo in cui l’élite è segretamente composta da alieni che, sfruttando i mezzi di comunicazione di massa, controllano la classe lavoratrice e la spingono ad obbedire, consumare e non pensare. Il film è fantascienza, ma ritrae il clima degli anni Ottanta: le politiche economiche della cosiddetta Reaganomics, la deriva ultraliberista della società americana e il sospetto, sempre più diffuso, che il benessere di pochi nascesse dalla manipolazione dei molti. Lo stesso Carpenter ha definito il film come “la mia rabbia contro la rivoluzione reaganiana, gli yuppie e l’avidità degli anni Ottanta“.

Ma allora se il fine del film è criticare la società degli anni Ottanta, perché Carpenter sceglie la fantascienza invece del realismo? Con il ritorno in sala del film cult Essi vivono proviamo a rispondere attraverso quattro film che hanno usato il genere fantascientifico per raccontare la realtà.

Buster Keaton: la storia della “Great stone face”

Il 4 ottobre 1895 nasce a Piqua, una piccola città del Kansas, Joseph Frank Keaton, noto a tutti come Buster Keaton. Keaton è stato uno dei registi più importanti del cinema americano degli anni Venti e una delle figure più influenti della comicità cinematografica mondiale. In occasione dell’anniversario della sua nascita, ripercorriamo la sua vita: dagli esordi teatrali da bambino, al successo nel cinema, fino agli ultimi anni di carriera.