Delitti in laguna: dal Neorealismo ai serial killer, il lato oscuro del festival di Venezia

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non è soltanto passerelle eleganti e grandi storie d’amore. Nel corso della sua storia, il Lido ha accolto le narrazioni più cupe e inquietanti dell’animo umano, diventando la vetrina perfetta per il cinema crime, noir e con suggestioni true crime. Dal secondo dopoguerra fino al thriller contemporaneo, il lato oscuro della società ha trovato in Laguna un palcoscenico d’eccezione.

Scopriamo come alcune opere fondamentali hanno portato il delitto, la violenza e la devianza al Festival di Venezia.

Festival di Venezia 1947 (ottava edizione). Da:wikipedia

Caccia tragica (1947) – La violenza del dopoguerra tra neorealismo e noir

Presentato alla Mostra di Venezia del 1947, l’esordio di Giuseppe De Santis fonde l’urgenza sociale del Neorealismo con le strutture narrative e visive del noir americano. In un’Italia devastata dalla guerra, il delitto nasce dalla disperazione e dalla miseria morale. Il film fu premiato per la sua forza espressiva, dimostrando che il racconto del crimine poteva farsi specchio delle ferite storiche e sociali del Paese.

Nell’Emilia dell’immediato dopoguerra, un camion con a bordo i soldi destinati a una cooperativa agricola viene assalito da una banda di banditi guidata dall’ex collaborazionista “Alberto” e dalla spietata “Lili Marlene“. I contadini locali si mobilitano in una vera e propria caccia all’uomo per recuperare le risorse vitali per la loro sopravvivenza.

I vinti (1953) – La devianza giovanile ispirata alla cronaca nera

Michelangelo Antonioni attinge a fatti di cronaca nera reali (ispirandosi al fenomeno del true crime dell’epoca) per analizzare il vuoto esistenziale della gioventù borghese degli anni ’50. Presentato in concorso a Venezia nel 1953 tra aspre polemiche e tagli della censura, I vinti scardinò l’idea che la violenza fosse legata solo alla povertà, mostrando un male privo di motivazioni razionali che sconvolse il pubblico del Lido.

Diviso in tre episodi ambientati a Parigi, Roma e Londra, il film esamina la criminalità giovanile attraverso tre storie distinte: due studenti che uccidono un compagno per denaro, un giovane borghese che si improvvisa contrabbandiere con tragiche conseguenze, e un ragazzo che commette un omicidio per il solo desiderio di finire sui giornali.

Arancia Meccanica (1971) – La violenza ultra-realistica che ha scioccato il Lido

Quando Stanley Kubrick presentò Arancia Meccanica a Venezia nel 1972 (fuori concorso), il film provocò un terremoto mediatico e culturale. Il regista riflette sulla natura della violenza statale rispetto a quella individuale. L’estetica patinata e provocatoria del film ha ridefinito il concetto di crimine al cinema, trasformando l’opera in un pietra miliare del genere noir-fantascientifico e in uno dei momenti più iconici della storia del Festival.

In una Londra distopica, il giovane Alex DeLarge guida una banda di “Drughi” dedita ad atti di violenza gratuita e rapine. Arrestato dopo un omicidio, Alex si sottopone volontariamente alla “Cura Ludovico”, un trattamento psicologico sperimentale del governo progettato per inibire le pulsioni violente annullando, di fatto, il suo libero arbitrio.

Se7en (1995) – Il noir metropolitano e l’anatomia del serial killer

Negli anni ’90, David Fincher rivoluziona il genere thriller/procedurale con un’atmosfera neobrotesca e cupa. La presenza di Se7en alla Mostra di Venezia del 1995 ha segnato l’ingresso del thriller investigativo ad alta tensione nel circuito dei festival di fascia A. Il film analizza la depravazione umana con una precisione chirurgica, dimostrando come il cinema d’autore potesse fondersi perfettamente con la narrazione dei serial killer e le atmosfere del noir metropolitano.

Il detective esperto Somerset, prossimo alla pensione, e il giovane ed impulsivo Mills indagano su una serie di efferati omicidi commessi da un killer seriale metodico e spietato, che punisce le sue vittime basandosi sui sette peccati capitali.

A History of Violence (2005) – La maschera del bene e l’eredità del sangue

David Cronenberg porta in concorso a Venezia nel 2005 una profonda decostruzione del genere crime. Il film affronta il tema dell’identità e dell’ineluttabilità della violenza, suggerendo che il passato criminale non possa mai essere realmente cancellato. Acclamato dalla critica al Lido, l’opera dimostra come il noir contemporaneo possa scavare nelle ipocrisie della società e nella natura apparentemente pacifica della provincia.

Tom Stall è un tranquillo proprietario di una tavola calda in una cittadina dell’Indiana, dove vive felicemente con la famiglia. La sua vita si stravolge quando sventa con straordinaria perizia una rapina, diventando un eroe locale. L’attenzione mediatica attira però dei gangster giunti da Philadelphia, convinti che Tom sia in realtà Joey Cusack, un spietato sicario della malavita dal passato insanguinato.

Bunker di Florian Zeller (2026)– L’ossessione della paranoia e il noir claustrofobico

Dopo i successi drammatici di The Father e The Son, Florian Zeller si misura con il thriller psicologico e dalle venature noir. Forte di un cast straordinario guidato da Javier Bardem e Penélope Cruz, il film promette di trasformare lo spazio chiuso di un bunker nel riflesso di una mente che cede alla paranoia. Ci si aspetta un noir claustrofobico ad alta tensione che esplora la paura contemporanea della fine del mondo e le crepe morali della ricchezza.

Un brillante architetto accetta un progetto moralmente ambiguo e conturbante: progettare un bunker di sopravvivenza ultralussuoso per un miliardario del settore tech. Man mano che il cantiere procede, l’ossessione del progetto comincia a incrinare il suo matrimonio durato diciassette anni, trascinando la coppia in una spirale di sfiducia, paranoia e segreti inconfessabili.

Primetime di Lance Oppenheim (2026) – La fascinazione del true crime e l’ossessione mediatica

Diretto da Lance Oppenheim e interpretato da Robert Pattinson, Primetime si posiziona tra il biopic e il thriller a sfondo true crime. Il film promette di analizzare il confine tra giornalismo d’inchiesta, voyeurismo e giustizia da show televisivo. Ci si attende un’opera cinica e serrata che mostra come il consumo del delitto e della devianza sia diventato un fenomeno d’intrattenimento di massa nei primi anni 2000.

Ambientato nel 2006, il film ripercorre la storia dietro le quinte del celebre programma d’inchiesta statunitense To Catch a Predator e le vicende del suo ambizioso conduttore Chris Hansen, determinato a fare la storia della televisione trascinando i sospetti davanti alle telecamere.

Company di Casey Affleck (2026) – Il mystery noir e il lato oscuro della provincia

Casey Affleck torna dietro la macchina da presa portando in concorso a Venezia un mystery/crime sofisticato. Le aspettative sono puntate su una regia attenta alle sfumature psicologiche, capace di rievocare il classico noir americano di provincia dove nessuno è davvero innocente.

La vicenda segue un’indagine apparentemente ordinaria che si trasforma rapidamente in un intrigo cupo. Emergono, infatti, reti di corruzione, insabbiamenti e dinamiche opache all’interno di una comunità chiusa.

La città dei vivi (2026) – Il delitto svelato e l’oscurità del reale

Un documentario true crime rigoroso e d’impatto, capace di muoversi sul filo sottile tra giornalismo d’inchiesta e analisi sociologica. Ci si attende uno sguardo clinico e privo di sensazionalismo, in grado di restituire un ritratto cupo e lucido delle fragilità e delle ombre della società contemporanea.

Ispirato al romanzo di Nicola Lagioia, il documentario ricostruisce uno dei fatti di cronaca nera più sconvolgenti dell’Italia recente: il fermo e il processo per l’omicidio di Luca Varani, avvenuto a Roma nel 2016. Attraverso testimonianze dei protagonisti, materiali d’archivio e interviste esclusive, l’opera non si limita al riassunto del crimine, ma scava nell’alienazione, nel vuoto esistenziale e nella brutalità immotivata che si annidano all’interno della capitale. 

Immagine in evidenza: the original uploader was Pakdooik at Italian Wikipedia., Public domain, via Wikimedia Commons

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