Delitti in laguna: dal Neorealismo ai serial killer, il lato oscuro del festival di Venezia

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non è soltanto passerelle eleganti e grandi storie d’amore. Nel corso della sua storia, il Lido ha accolto le narrazioni più cupe e inquietanti dell’animo umano, diventando la vetrina perfetta per il cinema crime, noir e con suggestioni true crime. Dal secondo dopoguerra fino al thriller contemporaneo, il lato oscuro della società ha trovato in Laguna un palcoscenico d’eccezione.

Scopriamo come alcune opere fondamentali hanno portato il delitto, la violenza e la devianza al Festival di Venezia.

Festival di Venezia 1947 (ottava edizione). Da:wikipedia

Urla in Laguna: come il cinema horror si è preso il Festival di Venezia

Chi l’ha detto che la mostra del cinema di Venezia sia solo un feudo per i drammi storici e film d’autore? Sulla laguna il brivido ha sempre trovato casa. Nel corso dei decenni, l’horror e il fantastico si sono insinuati tra le proiezioni, trasformando la tensione in inquietudine in vera e propria arte premiata. 

Ecco come il cinema della paura ha conquistato Venezia, da un classico del secolo scorso fino alle attese di quest’anno.

“Messieurs, faites vos jeux!”: il cinema e il gioco d’azzardo – Parte 1

Una rassegna della più interessante cinematografia occidentale incentrata sul gioco d’azzardo porta a riflettere sulla trasposizione filmica del ludico e del dramma in chiave sempre diversa. Ecco analizzati alcuni film che fanno del gambling, delle scommesse e del rischio un quid che dà motore all’azione.

“Il ritorno di Casanova” fra Kubrick, Fellini e la morte del cinema

L’articolo nasce dall’idea di tracciare un filo critico fra il lavoro più recente di Gabriele Salvatores, Il ritorno di Casanova (2023), e due volumi di letteratura sul cinema, ossia “Kubrick e il cinema come arte del visibile” di Sandro Bernardi e “La galassia Lumière” di Francesco Casetti. A ben vedere, infatti, il film sembra risentire, più o meno consapevolmente, degli echi visivi e tematici riconducibili a Kubrick e Fellini da una parte, e riflettere in maniera autoriflessiva sul destino del cinema stesso dall’altra.