Giovani nel calcio: il modello Red Bull e le U23 italiane

La Red Bull da quando è entrata nel mondo del calcio nel 2005 ha cambiato il mondo dello scouting e del settore giovanile segnando una nuova era con le sue multiproprietà. Allo stesso modo negli ultimi anni abbiamo visto nascere alcune seconde squadre dei top team italiani per dare sempre più spazio ai talenti sul campo a livello professionistico. In cosa si differenziano i due modelli e come hanno cambiato il calcio giovanile?

Il modello Red Bull

Esistono molte multiproprietà nel mondo del calcio ma Red Bull è decisamente quella che ci ha messo qualcosa in più. La crescita dei giovani locali è l’obiettivo principale della proprietà insieme alla proposta di un calcio moderno. I giovani in questo caso non sono solo i calciatori, ma anche gli allenatori: Nagelsmann ne è solo un esempio e non è per niente un caso che alla fine sia diventato anche CT della Nazionale tedesca. Anche Klopp, che non ha mai avuto a che fare con Red Bull, alla fine è diventato parte del progetto. Nominato, infatti, Global Head of Soccer nel 2024 si proietta anche lui verso il futuro, sposando a pieno la filosofia moderna della società. Red Bull ha approcciato al calcio come lo si fa nel marketing: vuole promuovere un prodotto e ci sta riuscendo.

Le squadre acquisite

Red Bull ha letteralmente trasformato le squadre che ha acquisito durante gli anni, cambiandone logo, colori, maglie, mentalità e soprattutto il nome. Alcuni progetti sono stati molto fruttuosi, altri meno, ma la società non ha mai smesso di puntarci al massimo.

RB Salisburgo

L’azienda austriaca entra nel mondo del calcio nel 2005 con l’acquisizione dell’Austria Salisburgo, città dove ha anche sede Red Bull. Cambiano tutto. Diventa il RB Salisburgo. Da qui inizia senza sosta la valorizzazione capillare dei talenti locali con un modello di scouting moderno al massimo. Il sistema permette di inserire i giovani al centro del progetto dopo un iniziale periodo di adattamento con la vecchia guardia dell’Austria Salisburgo. Ben 14 volte Campione d’Austria dal passaggio di proprietà e 9 volte vincitore della Coppa d’Austria con diverse partecipazioni alla Champions League.

New York Red Bulls

Un anno dopo Red Bull sbarca in MLS, per portare il proprio marchio anche in America. Acquisiscono i New Jersey Metrostar e li trasformano nei New York Red Bulls. Vincono così 3 MLS Supporters’ Shield e portano calciatori del calibro di Rafael Marquez, Thierry Henry e Tim Cahill, facendo battere i cuori dei tifosi.

Red Bull Brasil e Red Bull Bragantino

Il progetto “coloniale” continua in Brasile e nel 2007 Red Bull decide di creare una squadra da zero a causa del totale dissenso di tutte le proprietà alla loro acquisizione. Viene formato il Red Bull Brasil, che viene portato ad un passo dalla massimo serie brasiliana in sette anni ma non ha un felice epilogo. Così nel 2019 diventa una squadra satellite del Red Bull Bragantino. L’azienda austriaca trova così un accordo con la squadra brasiliana e promette cura nell’aspetto calcistico e denaro da investire nel club.

Red Bull Ghana

Nel 2008 parte, invece, il progetto africano del Red Bull Ghana. Pochi giocatori locali riescono, però, a sfondare veramente e nessun altro è pronto ad investire in questo settore nel Paese, essendo ben altre le priorità. Non ci sono, quindi, i presupposti per andare avanti e il club viene ceduto.

RB Lipsia

Nel 2009 parte il progetto forse più importante tra tutti. In Germania viene acquisito il SSV Markranstadt che diventa RB Lipsia. Nella stagione 2016/17, al primo anno in Bundesliga dopo una scalata a dir poco lampo dalle leghe inferiori, si posiziona al secondo posto. Da qui ha sempre lottato per le prime posizioni in Germania e in Europa, vincendo due volte la Coppa di Germania e una volta la Supercoppa battendo il Bayern Monaco.

FC Liefering

Apparentemente meno importante è l’acquisizione nel 2012 dell’Anif, club con sede vicino a Salisburgo, che cambia nome in FC Liefering. Il club diventa la società in cui crescono i giovani di prospettiva Under 23 con l’obiettivo di portarli poi in un altro club Red Bull per farli competere a massimi livelli, e ha una funzione essenziale. Ora milita nella seconda divisione austriaca e condivide lo stadio con il RB Salisburgo, ma non può essere promossa nel massimo campionato né giocare la Coppa d’Austria dato che ha la stessa proprietà del Salisburgo.

RB Omiya Ardija

L’ultimo progetto Red Bull è quello del RB Omiya Ardija, squadra giapponese acquisita nell’estate del 2024, con l’obiettivo dichiarato di vincere il massimo campionato entro il 2030. La maxi azienda possiede, inoltre, una quota di minoranza del Leeds United, estendendo così i propri tentacoli anche in Inghilterra.

Si può, dunque, parlare di un vero e proprio impero coloniale e non può fare che bene al calcio, dal momento che la produzione di nuove stelle tra i giocatori è l’obiettivo principale. Il progetto è capillare, non per niente si parla di “modello Red Bull” e l’impegno è massimo. Scovare nuovi talenti, oltre che portare soldi, fa accrescere il fascino del modello e del marchio stesso.

I talenti del mondo Red Bull

I più conosciuti

Il progetto calcistico targato Red Bull sta dando i suoi frutti in termini di giovani lanciati nel calcio che conta. La lista è veramente lunga e la qualità non si discute. Uno dei primi talenti sfornati è stato Sadio Mané, acquistato nel 2012 dal RB Salisburgo e ceduto due anni dopo al Southampton, prima di approdare al Liverpool e di avere una carriera fantastica con i Reds. Forse il talento migliore individuato dallo scouting austriaco è stato Haaland. La migliore prima punta al mondo in questo momento in forza al Manchester City. Una macchina da gol senza precedenti che continua a infrangere record puntando sempre più in alto: 442 partite giocate, 378 reti e una media di 0.86 gol a partita (dati wikipedia). Semplicemente mostruoso.

Continuando con la lista possiamo trovare Nkunku, ora al Milan. Benjamin Sesko, ora al Manchester United dopo essere passato per Salisburgo e Lipsia. Stesso percorso per Naby Keita, poi passato al Liverpool per 60 milioni, la squadra in cui ora gioca Szoboszlai, ungherese con una qualità e un tiro sopra la media. Poi Adeyemi ora in forza al Borussia Dortmund insieme a Sabitzer, talento austriaco locale. Il trio di difensori Mukiele-Upamecano-Konaté. Il primo è ora al Sunderland dopo l’esperienza al Lipsia. Il secondo al Bayern Monaco e il terzo al Liverpool. Ma la lista di difensori si allunga se pensiamo anche a Gvardiol, difensore fondamentale per Guardiola ora al City ma con un passato al Lipsia che l’ha scovato dallo Dinamo Zagabria.

La star del momento

Ma il talento che salta più all’occhio al momento nel mondo Red Bull è sicuramente Johannes Moser, giocatore del Liefering. Solamente 17 anni e autore di un Mondiale U17 mostruoso appena concluso con l’Austria. Trequartista e esterno dai piedi delicati, con anche una discreta capacità realizzativa. Il suo cammino al Mondiale U17 si è interrotto in finale contro il Portogallo, e nonostante ciò ha vinto la “Golden Boot” della competizione grazie ai suoi 8 gol conditi anche da 1 passaggio vincente.

Semplicemente fenomenale, e ancor di più se si pensa che l’albo dei vincitori di questo trofeo conta giocatori come Cesc Fabregas, Carlos Vela e Victor Osimhen. Per non dimenticare il “Silver Ball”, il premio per il secondo miglior giocatore del torneo dopo il portoghese Mateus Mide. Una sua doppietta è servita per buttar fuori l’Italia in semifinale, con un gol realizzato direttamente su punizione, candidato come miglior gol del torneo. Un talento cristallino che sicuramente non verrà sprecato grazie all’abilità dei collaboratori calcistici del progetto Red Bull.

Ora si capisce veramente il valore del modello Red Bull e della squadra satellite del Liefering in Austria. Nessun segreto per l’agenzia austriaca. Lavoro, dedizione e fiducia nei giovani. Possibilità di lasciarli sbagliare per poi rialzarsi più forti di prima. Forse anche questo è quello che manca in Italia, dove la discussione sul perché non vengono lanciati talenti come in altri Paesi è più accesa che mai.

Il modello delle U23 in Italia

In Italia la modalità di crescita dei giovani è sempre al centro del dibattito perché pare che non venga fatta nel modo giusto. Una cosa intelligente, però, poche società italiane, quelle che possono permetterselo, l’hanno fatta. Creare delle seconde squadre, chiamate Under 23, da far militare in Serie C per poter far crescere in maniera più veloce e proficua i propri giovani. Il grande salto nel mondo professionistico in questo modo viene reso meno doloroso. I giovani iniziano ad avere esperienza in una lega professionistica minore prima di arrivare a competere nei massimi campionati.

Questo modello porta anche altri vantaggi. Permette alle grandi squadre di trattenere sotto la supervisione della società i giovani uno o più anni di quello che normalmente si farebbe. Questo perché senza seconda squadra verrebbero mandati in prestito in altre società professionistiche di campionati minori per “farsi le ossa”, il termine che noi italiani vorremmo abolire il prima possibile per dare l’opportunità ai giovani di competere fin da subito in prima squadra come fanno in molte società estere. Quando c’è talento bisogna sfruttarlo.

I giovani, quindi, con le U23 acquisiscono esperienza e possono guadagnarsi più volte la chiamata in prima squadra, per poi magari ritagliarsi in ruolo in quest’ultima lasciando definitivamente la seconda squadra. Meccanismo molto utile, inoltre, per chi non ha ancora le caratteristiche per l’approdo in prima squadra ma deve ancora “sgrezzare” il proprio talento. E può farlo talvolta anche negli allenamenti congiunti con la prima squadra, che permettono al giocatore di apprendere da giocatori già affermati e alla società di favorire un modello di sviluppo più sostenibile, dando la possibilità ai propri tesserati di svilupparsi sotto una struttura comune.

Le differenze con il modello Red Bull

Il modello delle U23 italiane può essere paragonato al modello del Liefering, squadra satellite del RB Salisburgo sotto il progetto Red Bull. Sono, però, individuabili delle differenze.

La squadra austriaca è stata acquisita nel 2012, molto prima dell’introduzione in Italia delle seconde squadre avvenuta nel 2018. Red Bull ha agito in questo modo perché nel 2010 è stato imposto un divieto alle squadre riserva di disputare i tornei professionistici. Avendo perso la possibilità d’iscrivere il Salisburgo II alla Erste Liga, ha deciso, dunque, di acquisire una nuova società che, essendo ufficialmente indipendente, potesse disputare il campionato cadetto. Tale divieto non è presente in Italia dal 2018 secondo disposizione della FIGC e ciò ha favorito il sistema delle U23.

Il Liefering, però, essendo una squadra professionistica indipendente non ha alcuni limiti che possiedono le seconde squadre italiane. Per farla breve l’unica cosa in comune è che non possono partecipare allo stesso campionato della prima squadre, nel caso del Liefering il massimo campionato austriaco in cui milita il Salisburgo, e alla coppa nazionale. Ma le regole tecniche che riguardano i parametri dei giocatori sono diverse.

La squadra austriaca non ha limitazioni di età, mentre le squadre riserva italiane sono formate da giocatori di non più di 22 anni di età nell’anno di inizio della stagione, insieme ai quali sono ammessi 4 calciatori fuori quota senza limiti di età. I calciatori della squadra riserve, inoltre, possono essere presi in prestito dalla prima squadra e possono continuare ad essere impiegati dalla seconda squadra, a condizione che non superino le 5 presenze. In tal caso saranno di fatto esclusi dalla rosa riserve. Non è possibile invece il discorso inverso, non essendo ammessi in squadra riserve giocatori di Serie A o con 50 presenze all’attivo in una qualsiasi massima serie.

Il modello italiano, dunque, può essere assimilato solo in parte a quello Red Bull. E soprattutto solamente paragonando il Liefering e le seconde squadre italiane, e non il modello di scouting e di dedizione nella crescita dei giovani. In un certo senso anche il RB Salisburgo e le altre squadre minori Red Bull potrebbero considerarsi seconde squadre del più grande progetto della squadra RB Lipsia, dato che molti giocatori approdano qui alla fine. Ma ciò non toglie che i due modelli siano profondamente diversi, e forse anche con obiettivi diversi.

Quali sono le squadre U23

La prima seconda squadra italiana creata è stata quella della Juventus nel 2018, denominata Juventus U23 fino al 2022 e poi Juventus Next Gen. Stabilmente in Serie C ha conquistato diverse volte la qualificazione ai playoff, pur non andando fino in fondo. Ha, però, vinto nella stagione 2019/20 la Coppa Italia Serie C, l’unica coppa nazionale a cui può partecipare essendo una seconda squadra.

Nel 2023, visto il successo avuto dalla Juventus, anche l’Atalanta ha deciso di formare una squadra riserva, a seguito della mancata iscrizione al campionato di Serie C del Siena, chiamandola semplicemente Atalanta U23. Da sempre rinomata per il proprio settore giovanile così l’Atalanta ha occasione di migliorarlo ulteriormente. In due anni di attività ha sempre conquistato una posizione valida per i playoff, dimostrandosi una valida squadra per un campionato professionistico.

Anche il Milan nel 2024 ha deciso di creare una squadra riserve sulla scia di Juventus e Atalanta, ma questa volta il progetto per ora non ha avuto successo. Il Milan Futuro, così è stata chiamata la squadra, al primo anno in Serie C è stato retrocesso in Serie D dopo aver perso i play-out. Non un inizio di progetto entusiasmante per i rossoneri, che sono così la prima squadra appartenente a una società di Serie A a partecipare a un campionato dilettantistico.

L’ultima squadra riserva formata è stata l’Inter U23, seconda squadra dell’Inter dal 2025. La stagione 2025/26, dunque, è la prima per i nerazzurri in Serie C, che sperano di non deludere le aspettative come i cugini rossoneri. Per ora il progetto sembra solido: sesto posto dopo 15 partite giocate, nonostante sia appena uscita dalla Coppa Italia Serie C agli ottavi di finale contro il Renate.

I talenti delle U23

Tanti giovani stanno sfondando nel mondo del calcio e sono passati per le U23 italiane. I più importanti hanno fatto un percorso alla Juventus Next Gen dal momento che è la squadra attiva da più tempo. Dopo il passaggio in prima squadra alcuni si sono trasferiti oppure sono rimasti in pianta stabile.

Senza dubbio il giocatore che non ha bisogno di presentazioni passato da qui è Kenan Yildiz, ora titolare inamovibile e numero 10 della Juventus, con una qualità sopra la media. Autore appena ieri di una doppietta contro il Cagliari in Serie A, il calciatore turco classe 2005 è stato strappato al Bayern Monaco a zero nell’estate 2022. Da quel momento solo una stagione nella seconda squadra dei bianconeri e poi fisso in prima squadra. La sua linguaccia alla Del Piero è ormai iconica, e sta diventando sempre più leader tecnico della Vecchia Signora. Uno dei migliori prospetti al mondo.

Matias Soulé è un altro giocatore di qualità estrema passato per la Juventus Next Gen e ora alla Roma, ceduto nell’ultima sessione di mercato dai bianconeri per circa 30 milioni. Sta strascinando la Roma in un campionato quasi perfetto dei giallorossi, potenzialmente primi in classifica aspettando il match di oggi contro il Napoli. 4 gol e 2 assist (dati sofascore) all’attivo in questa Serie A e tante giocate di classe.

Sono tanti altri i giocatori ceduti dai bianconeri per fare cassa. Dean Huijsen ceduto al Bournemouth per 24 milioni nell’estate 2024 e ora al Real Madrid, approdato per circa 60 milioni di euro. Poi Nicolò Fagioli alla Fiorentina, Samuel Iling-Junior all’Aston Villa insieme a Enzo Barrenechea, Radu Dragusin al Genoa e poi passato al Tottenham, Koni De Winter sempre al Genoa e ora in forza al Milan.

Molti altri giovani sono passati dalle U23 italiane e hanno grande potenziale. Uno di questi è Camarda. Il baby attaccante classe 2008 è ora in prestito al Lecce dal Milan, dopo essersi alternato tra prima squadra e Milan Futuro. Anche Lorenzo Bernasconi è interessante. Ora in pianta stabile in prima squadra all’Atalanta ha fatto molta gavetta in U23.

L’Inter U23 possiede, inoltre, molti giocatori di talento. Il portiere Calligaris è ora aggregato in prima squadra a causa dell’infortunio del terzo portiere Di Gennaro e ha dimostrato che può alzare il proprio livello. Luka Topalovic e Thomas Berenbruch stanno facendo bene e si sono guadagnati diverse volte la chiamata in prima squadra, così come Matteo Cocchi.

I giovani non ci mancano. Bisogna solo valorizzarli al massimo e avere fiducia in loro. Passo dopo passo anche la Nazionale italiana ne beneficerà.

Immagine in evidenza: Foto di Aphiwat Chuangchoem da Pixnio

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