La Formula 1 riparte con la stagione 2026 che inaugura una nuova era. Il regolamento rivoluziona profondamente tecnica, strategia e filosofia delle monoposto. Dall’eliminazione del DRS all’introduzione dell’aerodinamica attiva, dal nuovo equilibrio tra motore termico ed elettrico fino ai carburanti 100% sostenibili, ogni area del campionato è stata ripensata. Il 2026 rappresenta uno dei punti di svolta più importanti nella storia recente della categoria.
Quando guardiamo una gara di Formula 1, tutto sembra ruotare attorno alla velocità e al tempo sul giro. Un’auto passa, il cronometro si ferma, il confronto è immediato. Eppure, quello che vediamo è solo la superficie. Una Formula 1 non è semplicemente un’auto molto veloce, ma un sistema complesso in continuo movimento, dove ogni componente lavora insieme agli altri e dove gran parte di ciò che conta davvero avviene lontano dalle telecamere, nei dettagli invisibili.
Nella storia della Formula 1, ci sono stati diversi circuiti considerati simbolici anche se ad oggi non sono più utilizzati (nella massima categoria). Ecco dunque, alcuni dei circuiti storici della F1: le loro caratteristiche e gli eventi legati ad essi.
La Formula 1 non è mai stata uno sport statico. Fin dalla sua nascita, ogni epoca ha modificato profondamente il modo di progettare una monoposto, spesso riscrivendo regole e soluzioni tecniche da zero. Le innovazioni non sono nate solo dall’ingegno, ma anche dalla necessità di correggere ciò che non funzionava, è da qui che nascono le evoluzioni in Formula 1. La macchina che vediamo oggi è il risultato di settant’anni di evoluzione continua, in cui eventi critici hanno spinto ingegneri e regolatori a ripensare la forma, la struttura e la filosofia stessa della Formula 1.
Con il Gran Premio di Abu Dhabi si è conclusa ufficialmente la stagione di Formula 1 . Quest’anno, diversi rookie hanno avuto modo di dimostrare il proprio talento: Andrea Kimi Antonelli in Mercedes, Oliver Bearman in Haas, Isack Hadjar in VCARB, Gabriel Bortoleto con la Sauber e Jack Doohan con…
In Formula 1 non sempre vince chi guida più veloce. Spesso la differenza si fa dietro le quinte, nella gestione gomme e nelle scelte strategiche dei team. Capire concetti come undercut, overcut e tyre saving permette di scoprire perché una sosta ai box o un giro più veloce possono cambiare completamente il risultato di una gara.
Lo scorso weekend, sul circuito del Qatar, si è svolto il penultimo round della stagione di F2. Leonardo Fornaroli, ha conquistato qui il secondo posto in gara e la vittoria del campionato, con 211 punti in classifica. È, dunque, un momento d’oro per il motorsport italiano, con Kimi Antonelli in Formula 1 e un campione in F2.
Questo weekend si svolgerà il penultimo appuntamento della stagione di F1, sul circuito del Qatar. All’inizio dello scorso round a Las Vegas, Lando Norris sembrava essere il favorito. Con la squalifica delle due Mclaren, però, si riapre la possibilità di lotta al titolo per Max Verstappen (come da queste pagine era stato pronosticato).
Dietro ogni sorpasso c’è un gioco invisibile di scia e dirty air. La vettura che guida crea vantaggi per chi la segue, ma anche turbolenze che possono rendere instabile la monoposto. Sapere quando avvicinarsi o restare dietro non è solo questione di velocità, ma parte delle strategie in Formula 1 che possono decidere il risultato di una gara.
La F1 Academy, il campionato più importante nel motorsport, a livello femminile, torna questo weekend a Las Vegas per l’ultimo round della stagione agonistica. Si gareggia con auto dal telaio Tatuus, che sviluppano circa 174 cavalli di potenza e montano gomme Pirelli: sono vetture simili a quelle usate nel campionato di F4. La grande notizia di questa settimana è comunque l’esordio nel team Mclaren di Ella Hakkinen nel programma di sviluppo piloti, a partire dal prossimo anno.
