Il dono del mito: Cristina Dell’Acqua racconta gli antichi e noi

Perché storie nate migliaia di anni fa riescono ancora a parlarci? All’incontro di IULM Open Mind, Cristina Dell’Acqua ci ha accompagnati alla scoperta dei miti greci e delle domande che continuano a farci porre.

L’evento

Che cosa hanno ancora da insegnarci gli antichi? E perché le loro storie continuano a essere così vicine alla nostra vita? Sono alcune delle domande da cui è partito l’incontro Il dono del mito: quello che gli antichi sapevano di noi, con Cristina Dell’Acqua, che si è svolto il 19 ottobre, dalle 16.30 alle 18.30, nell’Auditorium di IULM 6.

L’incontro fa parte di IULM Open Mind. Menti aperte, saperi condivisi, un’iniziativa che porta la cultura fuori dalle aule e crea occasioni di confronto tra l’università e la città.

Durante la lezione, Cristina Dell’Acqua ci ha guidati in un viaggio nella mitologia greca. Partendo dalla guerra di Troia e dall’Iliade, siamo arrivati a una domanda che riguarda ancora oggi tutti noi: quanto conosciamo davvero le persone di cui raccontiamo le storie?

Il mito: un modo diverso per conoscere il mondo

Il mito non è soltanto un racconto del passato. È un modo per guardare la realtà da prospettive diverse e per riflettere su ciò che siamo. Come è emerso durante l’incontro, le storie antiche non ci danno sempre una risposta precisa. Ci invitano, piuttosto, a farci domande e a considerare punti di vista diversi.

È proprio questo il loro valore. I personaggi della mitologia provano emozioni che conosciamo bene anche noi: amore, rabbia, paura, gelosia e desiderio di essere riconosciuti dagli altri. Cambiano le epoche, ma molti dei sentimenti che ci guidano restano gli stessi.

Rileggere i classici significa quindi scoprire che, dietro storie apparentemente lontane, ci sono situazioni in cui possiamo ancora riconoscerci. Il mito ci invita a fermarci, ad andare oltre le prime impressioni e a non cercare sempre risposte semplici.

La guerra di Troia: tutto parte da una scelta

La storia della guerra di Troia comincia con una disputa tra dee. Durante le nozze di Peleo e Teti, Eris, dea della discordia, lancia una mela con la scritta «Alla più bella». A contendersela sono Era, Atena e Afrodite.

La scelta viene affidata a Paride, principe troiano. Ognuna delle dee gli promette qualcosa: Era il potere, Atena la gloria e Afrodite l’amore della donna più bella del mondo, Elena. Paride sceglie Afrodite e da qui prende forma la vicenda che porterà alla guerra.

Ma la storia non parla soltanto di bellezza e amore. Con il passare del tempo, il conflitto diventa una questione di orgoglio, vendetta e onore. Quello che era iniziato con una scelta personale finisce per coinvolgere intere popolazioni.

Durante l’incontro è emerso anche un altro aspetto importante: la guerra non colpisce soltanto chi combatte. Il mito di Ifigenia, figlia di Agamennone, racconta di una giovane che, in alcune versioni della storia, viene sacrificata per permettere alla flotta greca di partire verso Troia.

La sua vicenda ci ricorda che, dietro ogni guerra, ci sono persone che subiscono le conseguenze di decisioni prese da altri.

L’Iliade: non solo eroi e battaglie

Quando pensiamo all’Iliade, ci vengono in mente gli eroi, i duelli e le grandi imprese. Eppure, il poema racconta molto di più. Si concentra su 51 giorni dell’ultimo anno della guerra e mette al centro le emozioni e i comportamenti degli esseri umani.

Non a caso, la prima parola del poema è «ira», quella di Achille. Tutta la vicenda prende avvio dal suo scontro con Agamennone e dall’offesa che sente di aver subito. Achille decide di non combattere più e la sua scelta mette in difficoltà l’esercito greco.

La sua storia mostra quanto l’orgoglio personale possa avere conseguenze sugli altri. Il desiderio di difendere il proprio onore diventa più importante del bene comune.

Un personaggio molto diverso è Ettore, il grande eroe troiano. Nel sesto libro dell’Iliade, torna in città e incontra la moglie Andromaca e il figlio Astianatte. Quando il bambino si spaventa vedendolo con l’elmo, Ettore se lo toglie per rassicurarlo.

È uno dei momenti più belli del poema, perché ci permette di vedere l’uomo dietro il guerriero. Ettore non è soltanto un eroe coraggioso: è anche un padre e un marito che ama la propria famiglia e sa di rischiare di non rivederla.

Questa scena ci fa capire che anche i personaggi considerati più forti hanno paure e affetti. Ed è proprio questo a renderli così vicini a noi.

Achille e Priamo: il dolore può unire anche i nemici

Un altro momento fondamentale dell’Iliade è l’incontro tra Achille e Priamo, il re di Troia e padre di Ettore. Dopo aver ucciso Ettore, Achille si lascia travolgere dalla rabbia e oltraggia il suo corpo.

Priamo, però, decide di raggiungere il campo nemico per chiedere la restituzione del figlio. È un gesto rischioso, ma il dolore di un padre è più forte della paura.

Davanti a Priamo, Achille riesce finalmente a vedere qualcosa che va oltre la guerra. Riconosce nel dolore dell’uomo quello che anche lui prova per la perdita di Patroclo, il suo compagno più caro. Decide così di restituire il corpo di Ettore, permettendo alla famiglia di celebrarne i funerali.

Durante l’incontro, una studentessa ha commentato questa scena con una frase semplice ma significativa: «Perché ci commuove? Perché non te lo aspetti».

Ed è proprio così. Non ci aspettiamo che un guerriero dominato dalla rabbia riesca a fermarsi e a provare pietà per il proprio nemico. Questo episodio ci ricorda che, anche nelle situazioni più estreme, è possibile riconoscere l’umanità degli altri.

Elena: chi era davvero?

La parte forse più interessante dell’incontro è stata quella dedicata a Elena. È una figura conosciuta da tutti, almeno per sentito dire, eppure non è facile capire chi fosse davvero.

Per secoli è stata considerata la donna responsabile della guerra di Troia. Ma Elena era davvero colpevole? Aveva scelto liberamente di partire con Paride oppure era stata rapita? E quanto hanno influito su di lei le promesse e le pressioni degli altri?

Le risposte cambiano a seconda degli autori, ed è proprio questo a rendere il mito così interessante.

La poetessa Saffo, per esempio, offre una prospettiva diversa da quella tradizionale. Nel suo frammento 16, mette in discussione l’idea che la gloria e le imprese eroiche siano le cose più importanti. Ciò che conta davvero è quello che amiamo. Elena diventa così una donna che segue il proprio desiderio, anche se questa scelta la porta ad abbandonare la propria casa e la figlia Ermione.

Gorgia, invece, nel suo Encomio di Elena, prova a difenderla. Propone diverse spiegazioni per le sue azioni: il destino, la violenza, la persuasione e l’amore. Se Elena è stata costretta o condizionata da qualcosa più forte di lei, possiamo davvero considerarla responsabile di tutto quello che è successo?

Questa riflessione ci porta a pensare anche al potere delle parole. Persuadere qualcuno può significare convincerlo attraverso un ragionamento, ma può anche voler dire influenzarlo fino a fargli compiere scelte che non avrebbe fatto altrimenti.

Anche Stesicoro ed Euripide propongono una versione sorprendente della storia. Secondo questa interpretazione, Elena non sarebbe mai arrivata a Troia. Al suo posto ci sarebbe stata soltanto un’immagine, mentre la vera Elena si trovava in Egitto.

È una versione che cambia completamente il significato della guerra. Migliaia di uomini avrebbero combattuto e perso la vita per una donna che, in realtà, non era nemmeno presente. Una storia che ci fa riflettere su quanto le apparenze e le convinzioni collettive possano influenzare le nostre azioni.

Ph: Carlotta Fabbri

La guerra vista dagli occhi delle donne

La storia di Elena apre anche una riflessione sul ruolo delle donne nei racconti di guerra. Gli eroi vengono ricordati per le loro imprese, mentre le donne sono spesso presentate come premi da conquistare, cause di conflitto o prigioniere da portare via.

Elena è forse l’esempio più evidente di questa situazione. Tutti parlano di lei, ma raramente ci si chiede che cosa desideri davvero. La sua immagine diventa più importante della sua voce.

Eppure, le diverse versioni del mito dimostrano che è possibile cambiare prospettiva. Basta rileggere la stessa storia da un altro punto di vista per scoprire domande che prima non avevamo considerato.

Anche la fine della guerra di Troia ci invita a riflettere. Per i Greci la vittoria significa tornare a casa, ma per i Troiani significa perdere la propria città, la famiglia e la libertà. Le donne sopravvissute alla distruzione vengono spesso ridotte in schiavitù.

Il mito ci mostra così un aspetto della guerra che non possiamo ignorare: non esistono soltanto vincitori ed eroi, ma anche persone che devono ricominciare da zero dopo aver perso tutto.

Durante l’incontro è stato richiamato anche Odissea, il film di Christopher Nolan, come esempio di quanto le storie antiche continuino a ispirare il cinema contemporaneo. Ogni epoca torna ai miti e li racconta in modo diverso, dando loro nuovi significati. È proprio questa capacità di rinnovarsi a renderli ancora attuali.

Che cosa ci lasciano i miti antichi?

L’incontro con Cristina Dell’Acqua ci ha ricordato che i miti non appartengono soltanto al passato. Parlano di sentimenti, scelte e conflitti che fanno ancora parte della nostra vita.

La storia di Achille ci mostra quanto la rabbia possa prendere il sopravvento. Quella di Ettore ci ricorda l’importanza degli affetti. Elena, invece, ci invita a non giudicare troppo in fretta e a chiederci se conosciamo davvero tutte le versioni di una storia.

Forse è proprio questo il regalo più grande dei miti: non darci risposte già pronte, ma aiutarci a guardare le cose da prospettive diverse.

Alla fine, rimane una domanda che attraversa tutta la vicenda di Elena: chi ha mai ascoltato ciò che voleva davvero?

È una domanda che va oltre il mondo antico. Ci invita ad ascoltare chi spesso viene giudicato senza essere compreso e a ricordare che dietro ogni storia c’è una persona, con i propri desideri e le proprie ragioni.

Rileggere i classici significa anche questo: scoprire che, nonostante il tempo passato, abbiamo ancora molto da imparare dagli antichi. Ed è proprio da questa curiosità che nasce lo spirito di IULM Open Mind: mantenere la mente aperta, continuare a farci domande e condividere nuove conoscenze.

Foto di copertina: Carlotta Fabbri

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