Oggi è il 1° giugno e inizia il mese del Pride. Sono 30 giorni in cui si celebrano e si ricordano le conquiste ottenute dalla comunità LGBTQIA+ nel corso di questi anni, ma anche tutte quelle che si devono ancora conquistare.
New York, 28 giugno 1969: Stonewall
In quegli anni, appartenere alla comunità era un reato. La polizia faceva continuamente irruzione nei locali frequentati da persone queer, arrestando e umiliando i presenti.
Proprio per questo nacquero i moti di Stonewall, una serie di rivolte per i diritti LGBTQIA+ che si svolsero per vari giorni a partire dal 28 giugno a New York. L’obiettivo era chiedere diritti, tutele, dignità, ed essere finalmente riconosciute e riconosciuti, uscendo dai margini della società.
Quella notte, allo Stonewall Inn, qualcosa è cambiato per sempre. Di fronte all’ennesimo abuso, la comunità ha detto basta. A guidare la protesta non sono stati i grandi attivisti in giacca e cravatta, ma le persone più marginalizzate e invisibili di allora: donne trans, drag queen e persone nere, tra cui icone indimenticabili come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera.
Quella rivolta ha dato il via al movimento moderno per i diritti civili.
La prima marcia dell’anno successivo servì a ricordare che la comunità non si sarebbe mai più nascosta.
Dal 1970 a oggi
Dall’anno successivo alle rivolte si tennero le prime parate del Pride in diverse città degli USA.
Il senso era quello di riunire l’intera comunità per far valere, ancora una volta, i diritti civili.
La parata di New York, volta a celebrare il “Christopher Street Liberation Day”, insieme a manifestazioni parallele in tutto il Paese, è considerata un momento di svolta epocale.
Fred Sargeant, uno degli organizzatori di alcune delle prime parate del Pride, disse che l’obiettivo era commemorare i moti di Stonewall e promuovere ulteriormente i diritti LGBT. Notò che, sebbene i primi cortei fossero legati più a moti di protesta che di una celebrazione, essi contribuirono a rendere tangibile la presenza di una comunità LGBTQIA+ nell’immaginario collettivo.
Tuttavia, è storicamente documentato che le donne transgender e le persone afroamericane vennero escluse o messe a tacere durante le prime parate, nonostante le rivolte iniziali fossero in gran parte nate grazie a loro.
L’arrivo dei primi movimenti in Italia
In Italia, ci fu un importantissimo antefatto del Pride il 5 aprile 1972 a Sanremo. Al Casinò di Sanremo si teneva il I Congresso Internazionale di Sessuologia. Gli psichiatri dell’epoca discutevano di terapie per “curare” l’omosessualità, proponendo aberrazioni come l’elettroshock o terapie avversive. Una quarantina di attivisti del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano — il primo movimento gay italiano, fondato da Angelo Pezzana), insieme ad altri attivisti europei, decisero di protestare fuori dal Casinò. Entrarono nella sala del congresso e urlarono lo slogan, rimasto memorabile: “Psichiatri, siamo venuti a curarvi!”, smontando con ironia e immenso coraggio la narrazione medica che li vedeva come malati. Tra i manifestanti c’era anche un giovanissimo Mario Mieli, figura centrale della cultura queer italiana.
Nel 1978 furono organizzati a Torino i primi eventi legati alle celebrazioni internazionali del Pride: il sesto congresso del FUORI! e una settimana dedicata ai film a tematica LGBTQIA+, tra il 19 e il 25 giugno dello stesso anno.
Nel 1979, il collettivo Orfeo organizzò a Pisa il primo corteo in Italia contro le violenze subite da persone LGBT+. Sarà uno degli eventi con la maggior partecipazione mai registrata fino al 1994.
Il 28 giugno 1981 a Palermo, dopo la nascita del primo circolo arci-gay italiano da un’idea di Marco Bisceglia, sacerdote italiano, si svolse la “festa dell’orgoglio omosessuale”. Avvenne in occasione come reazione all’omicidio di due giovani a Giarre, direttamente collegato alla loro relazione omosessuale.
Il primo Pride nazionale
Il primo vero Pride nazionale si tenne nel 1994, a Roma. Organizzato dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e da Arcigay, portò in piazza oltre 10.000 persone. Fu un evento rivoluzionario e dirompente, che ruppe il muro del silenzio istituzionale nel nostro Paese e aprì la strada alla visibilità di massa.
Insieme a Imma Battaglia, una delle organizzatrici ufficiali di quel primo Pride, la madrina fu proprio lei: una giovane Vladimir Luxuria. Dodici anni dopo, nel 2006, diventerà la prima donna trans a essere eletta al Parlamento Italiano, portando le istanze della comunità direttamente nei palazzi del potere.
Da lì in poi il Pride è diventato un appuntamento fondamentale anche in Italia. Ad oggi viene organizzato in moltissime città, tra cui Bologna, Napoli, Milano, Como, Verona, Rimini, Genova, Firenze, Bari e tante altre città, non solo d’Italia ma del mondo.
Acronimo LGBTQIA+
L = Lesbian
G = Gay
B = Bisexual
T = Transgender
Q = Queer
I = Intersexual
A = Assexual
+ = Spazio a tutti gli altri orientamenti o identità di genere, perché l’inclusione non ha confini ed è sempre in movimento.
I’m Women
Ne so qualcosa anch’io: nel corso della mia intera vita ho sempre cercato una risposta e finalmente sono riuscita a trovarla. Sono una donna, mi sento donna.
Ho capito, a seguito anche di un percorso psicologico che prosegue ancora oggi, che il mio sesso biologico e la mia identità di genere non convergono.
Non c’è nulla di sbagliato in questo.
Ognuno di noi ha il diritto sacrosanto di sentirsi a proprio agio con se stesso.
Non nascondete mai voi stesse, voi stessi.
Non fatevi sopraffare da nessuno.
Non sentitevi mai sbagliate o sbagliati, non lo siete affatto. Le persone che sbagliano sono altre: sono le persone omofobe, bifobe o transfobiche.
Vivete appieno il vostro orientamento sessuale e la vostra identità di genere.
Io ho iniziato a farlo e oggi mi sento bene, felice, piena di vita e di gioia.
Buon Pride Month a tutti! 🏳️🌈🏳️⚧️
immagine in evidenza: Nikki, CC0, via Wikimedia Commons
