Il 2 giugno di ottant’anni fa, uomini ma soprattutto donne si recarono al referendum popolare per decidere se l’Italia sarebbe diventata una Repubblica o rimasta una Monarchia. Oggi, dopo tutti questi anni, ricordiamo questo importante risultato: il voto alle donne e la festa della Repubblica.
Chi ha visto il bellissimo film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, porta nel cuore quell’immagine finale così potente: le donne in fila che entrano nell’urna, togliendo il rossetto dalle labbra per non macchiare la scheda, chiudendo la busta e stringendo quella scheda elettorale tra le mani come il bene più prezioso, la libertà.
Quel gesto ha segnato l’inizio della nostra storia democratica.
Il 2 giugno 1946: La nascita della Repubblica
La parola Repubblica deriva dal Latino, Res Pubblica, cosa di tutti.
La Repubblica non è nata per caso; ha delle radici profonde nell’antifascismo e nella Resistenza. È stata conquistata grazie al sacrificio delle partigiane e dei partigiani che hanno lottato per liberare il Paese dalla dittatura e dall’occupazione nazifascista.
La guerra era finita appena da un anno. Uscivamo da un periodo di totale sfinimento, fatto di violenze, soprusi e violazioni dei diritti umani. L’Italia si stava piano piano ricostruendo da capo.
Il 2 e il 3 giugno del 1946, il popolo italiano venne chiamato al voto per scegliere tra Monarchia e Repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente.
Per la prima volta in una consultazione politica nazionale, il voto fu davvero universale: le donne votarono. Fu un’affluenza storica oceanica. I seggi si riempirono di cittadine e cittadini consapevoli che stavano scrivendo una pagina di storia nuova.
Alla fine dello spoglio, il paese si svegliò ufficialmente repubblicana.
Repubblica Parlamentare
La nostra è una Repubblica di tipo parlamentare: a differenza di quella presidenziale, il Capo dello Stato non viene votato direttamente dal popolo, ma viene scelto dal Parlamento Italiano e dai delegati regionali. I grandi elettori si riuniscono ogni 7 anni per decidere chi dovrà svolgere questo ruolo.
Attualmente la carica è ricoperta da Sergio Mattarella, il quale svolge una funzione di sorveglianza, equilibrio e coordinamento, secondo le norme stabilite dalla Costituzione italiana, di cui è anche il garante.
Le Madri Costituenti e la nostra Carta
L’Assemblea Costituente aveva il compito di scrivere la nuova Costituzione, entrata poi in vigore il 1° gennaio 1948.
Tra i 556 membri eletti dal popolo, per la prima volta sedevano anche 21 donne straordinarie: le nostre Madri Costituenti.
Teresa Noce: La partigiana che inventò la maternità
Detta “Estella”, Teresa era una sindacalista e partigiana comunista di Torino, che aveva conosciuto il dramma dei campi di concentramento.
A lei dobbiamo una battaglia epocale nell’Articolo 37: l’uguaglianza salariale tra uomo e donna a parità di lavoro e la tutela della maternità per le lavoratrici. Pensava alle donne reali, a quelle che lavoravano nei campi e nelle fabbriche.
Lina Merlin: La firma contro ogni discriminazione
Partigiana e socialista a Rovigo, fu lei a imporre con determinazione una modifica decisiva all’Articolo 3. Fu proprio lei a chiedere che venissero inserite esplicitamente le parole “senza distinzione di sesso”.
Sembra scontato oggi, ma allora non lo era affatto: finalmente si iniziava a dare dei primi diritti a noi donne.
Nilde Iotti: La difesa della parità tra Coniugi
Giovane insegnante e partigiana di Reggio Emilia, in seguito prima donna Presidente della Camera. Nella Costituente si batté ferocemente per l’Articolo 29, introducendo il principio dell’uguaglianza tra i coniugi.
Prima di allora, il codice civile fascista prevedeva la totale sottomissione della moglie al “capofamiglia”. Nilde Iotti ha aperto le porte alla liberazione alle donne, confinate fino a quel momento dentro le mura di casa.
Maria Federici: Il diritto all’accesso alla Magistratura
Esponente della Democrazia Cristiana a L’Aquila, si batté per l’accesso delle donne a tutte le professioni, compresa la Magistratura (fino ad allora vietata alle donne).
Ci vorrà del tempo prima che diventasse legge dello Stato (nel 1963), ma la strada fu aperta da lei con l’Articolo 51.
Buona festa della Repubblica. Viva le madri, i padri costituenti; Viva l’Italia antifascista e libera.
immagine in evidenza: Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons
