Benvenuti nella continuazione di questo viaggio verso le terre magiche di Bali. Da questo momento in poi dimenticate la scansione giornaliera, si passa ad un focus sui posti: magici, straordinari, religiosi tutto ciò accompagnato dalla calorosità e generosità degli abitanti del luogo. l giorni dopo la conferenza sono stati caratterizzati da una serie di posti che consiglio di vedere e cercherò di farvi immergere con l’immaginazione.

La cascata di Kanto Lampo (Kanto Lampo Waterfall)
Quando sono atterrata la prima cosa che volevo vedere non erano i templi o le spiagge, bensì proprio le cascate. Da quando sono bambina ho come una di passione per i corsi d’acqua come i fiumi, ma soprattutto le cascate: io e la mia famiglia abbiamo una sorta di tradizione di andare almeno ogni anno alle cascate di Bivongi dalle parti di Reggio Calabria, anche queste spettacolari e consiglio di vederle.
Ritornando con la testa a Bali: dopo aver percorso un’ora e mezza con il driver (consiglio di prendere un driver privato poiché i mezzi non sono sempre presenti e le tempistiche sia di attesa che di traffico sono veramente lunghe) mi ha gentilmente spiegato diverse curiosità su questa cascata, siamo arrivati a Gianyar vicino ad Ubud. Successivamente ho pagato il biglietto di accesso e ho fatto un piccolo percorso a piedi. Davanti a me si è presentata una bellissima cascata scenografica rocciosa con l’acqua che sembra cada come diamanti. Infatti Kanto Lampo non è una cascata “verticale” classica: l’acqua scende a ventaglio su una parete di rocce nere a gradoni, dando un effetto visivo molto scenografico. Rappresenta l’armonia naturale tra acqua e pietra, un tema centrale nella cultura balinese. E’ associata alla purificazione (melukat), perché in balinese l’acqua è considerata sacra (tirtha). Il rumore dell’acqua sulle rocce crea un’atmosfera meditativa e ritenuta “energetica” dai balinesi. Secondo alcune credenze locali, il luogo ha un’energia positiva ed è spesso visitato anche per piccoli rituali spirituali.
Cascata di Timbumama (Timbumama Waterfall)
Dopo essere stata rapita dalla cascata di Kanto Lampo, ho deciso di visitare un’altra cascata a soli 15 minuti di distanza (per cui se siete nelle vicinanze vi consiglio di vederla). Si chiama Timbumama che significa letteralmente “cascata” / “luogo della caduta dell’acqua”, una denominazione tipica delle località naturali a Bali che spesso prendono il nome dalla loro caratteristica fisica più evidente.
La cascata è situata nel villaggio di Apuan (infatti è gestita dagli abitanti del villaggio) nel distretto di Susut, nella reggenza di Bangli. È una cascata relativamente piccola (circa 20 metri d’altezza) che scende da una parete rocciosa in una sorta di “tenda” o “velo”, creando un effetto scenografico.
Il percorso di accesso è semplice: dal parcheggio si scende lungo scalini e attraversando una vegetazione lussureggiante per circa 10‑15 minuti. Alla base della cascata c’è una piscina naturale tranquilla, circondata da vegetazione tropicale. Nella stagione delle piogge, che in genere è durante ottobre-novembre ovvero quello che per noi è l’autunno/inverno, può formarsi un “gemello” della cascata (due flussi affiancati) a causa dell’aumento della portata d’acqua.
È più tranquilla rispetto a quella di Kanto Lampo, personalmente la consiglio soprattutto a chi vuole godersi un angolo di natura con meno folla. Anche perché il contrasto tra la pietra, la vegetazione verde intensa e l’acqua crea un’atmosfera rilassante e visivamente molto bella. Inoltre è ottima come escursione di mezza giornata: non richiede un trekking troppo lungo o impegnativo. In ogni caso mi sento anche di dare qualche avvertimento: il percorso può essere scivoloso, specialmente dopo la pioggia. Perciò consiglio di indossare scarpe con buona aderenza, soprattutto se si va durante stagione delle piogge (come nel mio caso) quando l’acqua può risultare più torbida. Anche se si può nuotare nella piscina naturale, è bene mantenersi lontani dalla zona immediatamente sotto la cascata per motivi di sicurezza.
Pura Ubud, tempio delle scimmie (Pura Ubud monkey Forest Temple) o Pura Dalem Agung Padangtegal
Il primo tempio che ho ufficialmente visto a Bali è Pura Dalem Agung Padangtegal: questo nome così lungo ma allo stesso tempo così particolare lo si può suddividere in quattro parti cosicché si capisca al meglio il suo significato:
Pura deriva dal sanscrito purā e significa “tempio” o “luogo sacro”.
Dalem invece dalla lingua balinese significa “dimora dei morti” o “tempio funerario”, perché i Pura Dalem sono dedicati agli spiriti degli antenati e alla dea della morte Dewi Durga.
Agung significa “grande” o “maestoso”, in questo modo simboleggia l’importanza religiosa.
Padangtegal è il nome del villaggio/area in cui si trova il tempio; “Padang” può significare “campo” o “spazio aperto”, mentre “Tegal” significa “terreno coltivato” o “campo fertile”.
La particolarità di questo luogo è che non è solo un tempio bensì si divide in due parti. Da un lato la foresta delle scimmie, la quale è considerata sacra: è abitata dai macachi balinesi che non sono solo animali, ma anche messaggeri degli Dei e custodi spirituali del tempio. Le scimmie simboleggiano la natura selvaggia e il mondo spirituale che coesistono con la vita umana. Camminare tra le scimmie e la vegetazione rigogliosa serve a ricordare l’equilibrio tra uomo, natura e divino.
Ma non solo le scimmie sono sacre, lo è anche il rito della purificazione! Infatti nei templi Pura Dalem, i balinesi praticano il rito della purificazione, chiamato Melukat, per liberare mente, corpo e spirito dalle energie negative: la foresta sacra, l’acqua delle fonti e le statue rituali creano un contesto naturale che potenzia la purificazione spirituale. Il tempio rappresenta la porta tra il mondo terreno e quello degli spiriti.
E’ proprio in questo tempio che ho fatto la mia prima purificazione, immersa nella natura accompagnata dai versi dei macachi balinesi mentre venivo guidata da una guida. Ma prima di fare la purificazione ho avuto l’occasione di dare da mangiare a dei veri e propri pipistrelli. Ammetto che ero intimorita nell’entrare in quella gabbia, però la guida locale ha saputo tranquillizzarmi mostrandomi che non mi avrebbero fatto niente. Questo luogo altrettanto magico riesce ad unire l’amore per gli animali, ma anche per l’anima e la spiritualità. Perciò se siete amanti degli animali e della cultura induista e ne volete sapere di più, questo è il posto giusto per voi!

Taman Beji Griya Waterfall
Prima di comunicarvi cosa ho fatto in questo luogo, forse il più magico di tutti, analizziamone pezzo per pezzo il nome:
Taman in indonesiano significa “giardino” o “parco”.
Beji in balinese indica una piccola sorgente sacra o bacino d’acqua, spesso associata a rituali di purificazione.
Griya dal sanscrito “grīya”, significa “casa”, “residenza” o “dimora”.
Dai vari significati dei singoli termini sembra una semplice cascata, ma attenzione! Non si limita solo a questo, perché, come suggerisce il nome, è sacra e racchiude un significato religioso. Infatti si tratta di un vero e proprio luogo di culto, frequentato soprattutto da turisti che apprezzano la cultura induista e quella indonesiana. Proprio per questo motivo non si può visitare il luogo a meno che non si acquisti l’esperienza che si preferisce fare. Io ho acquistato la purificazione ed è stata semplicemente magica!
- Purificazione
Prima di fare la purificazione bisogna indossare l’abito tradizionale “sarong” per entrare nei templi. Per le donne va anche attorcigliato al collo mentre per gli uomini basta legarlo alla vita, entrambi accompagnati da un nastrino. Indossato il mio sarong dal colore porpora, ho seguito la guida che aveva già preparato le offerte per i diversi Dei, per esempio Dewa Wisnu (Vishnu). E’ il Dio dell’acqua, della vita e della purificazione, la divinità più importante nei rituali legati alle sorgenti e all’acqua sacra. Simboleggia la purificazione del corpo e della mente, la protezione spirituale, l’equilibrio e stabilità e la vita che fluisce.
Dewi Gangga / Dewi Danu, le dee delle acque sacre, sono le energie femminili delle sorgenti, considerate “madri dell’acqua”. Simboleggiano la fertilità, la guarigione, il rinnovamento emotivo, la dolcezza e apertura del cuore, inoltre le offerte alla sorgente (le prime) sono rivolte soprattutto a loro.
Ogni preghiera balinese inizia invocando Surya come testimone, siccome è la luce che dissipa l’oscurità, è la chiarezza mentale, la verità, l’energia vitale. Le offerte iniziali, quando si è ancora all’ingresso del tempio, sono rivolte proprio a lui.
Il rituale che ho scelto segue un ordine preciso e simbolico, guidato solitamente da un pemangku (sacerdote locale). Generalmente dura 45–60 minuti. Una volta che si è con il proprio sacerdote, si fa una prima preghiera con fiori, incenso, mani giunte: serve a “pulire” la mente prima della purificazione fisica. Successivamente si entra nell’acqua bassa di una piccola sorgente in cui si fanno tre risciacqui su viso e testa e una bevuta simbolica dell’acqua (se richiesto dal sacerdote). Questa fase rappresenta la purificazione mentale (manah). A seguito di questo passaggio, si passa attraverso una breve grotta d’acqua, che simboleggia la rinascita e aiuta ad abbandonare le energie negative. Tutto ciò avviene camminando a piedi nudi nella corrente. Sotto le sculture di Rangda e altre figure demoniache balinesi scorre l’acqua che in genere cade addosso: l’acqua “tira via” negatività, paure e impurità. Infine ci si mette sotto la potente cascata, si lascia che l’acqua scorra sulla testa e sul corpo, e si pratica una breve meditazione. Rappresenta la purificazione totale e la “rinascita”. Una volta che si è usciti dall’acqua il pemangku spruzza tirta (acqua benedetta), ti mette del riso sulla fronte a simboleggiare la protezione e completa la benedizione con una piccola preghiera. Il rituale completa tre purificazioni: corpo (sarira), mente (manah) e spirito (atma).

Escursione a Nusa Penida e snorkeling
Tappa che sicuramente non può mancare nel vostro itinerario è l’isoletta di Nusa Penida facilmente raggiungibile tramite traghetti. Per fare questo tipo di escursioni sono richiesti dei gruppi.
In ogni caso, per raggiungere il porto dal nostro albergo ci abbiamo messo un’ora e mezza a causa del traffico di Bali. Arrivate al porto abbiamo preso il traghetto per raggiungere l’isola in un’oretta circa. Una volta toccata la terraferma la nostra guida di snorkeling ci ha detto di indossare le pinne e la maschera che sarebbero servite per l’attività.
Nel mentre è arrivata la barca a prenderci per portarci alla nostra prima tappa ovvero Manta Bay. Già dal nome si capisce che nuotando potrete ammirare le bellissime mante che girovagano per questa bellissima baia. La prossima tappa è stata Crystal Bay dove abbiamo ammirato il bellissimo reef corallino popolato da pesci tropicali e, se si è fortunati, alle volte è possibile vedere delle bellissime tartarughe. Anche noi abbiamo avuto la possibilità di ammirarle, ma dall’SD point che è stata la nostra ultima tappa.
Terminata l’attività di snorkeling ci siamo recate ad un warung locale per pranzare, io ho preso dei noodles con della carne. Dopo pranzo ci siamo addentrate nell’isola e abbiamo visto due bellissime spiagge. La prima è stata Kelingking Beach, una delle più note all’interno dell’isola con la sua scogliera a forma di T-rex. Da qui si osserva un panorama spettacolare ma per arrivarci bisogna fare una discesa di un’ora se non di più.
Dopo aver visto questa spiaggia siamo arrivate in un’altra spiaggia la cui forma sembra frantumata. Infatti prende il nome di Broken Beach (Pasih Uug). Qui non è possibile nuotarci a causa delle forti correnti. Dopo aver visto queste due spiagge, soddisfatte delle nostre escursioni, siamo tornate al traghetto per poi tornare all’albergo.
Lovina Beach
Da nome potrà sembrare una semplice spiaggia ma non lo è! Poiché se prenotate il tour in barca delle 5:30 di mattina avrete la possibilità di nuotare con i delfini! Il nome non è tradizionale balinese, bensì è stato il poeta e leader locale Anak Agung Panji Tisna (reggente di Buleleng) a dare questo nome a un suo resort. Successivamente il nome è diventato quello dell’intera costa, situata nella parte settentrionale dell’isola. La spiaggia di per sé presenta un’atmosfera rilassata con pochi turisti rispetto alle spiagge più famose come quella di Uluwatu.
Per quando riguarda il tour dei delfini, la durata è di circa due ore: per nuotare con loro bisogna stare attaccati ad un palo legato alla barca così da non perdersi, vi consiglio di farlo per poco tempo poiché potreste avere dolori alle articolazioni.
Tirta Empul temple
L’ultimo giorno della mia permanenza nell’isola balinese mi sono dedicata all’esplorazione di due mete emblematiche, che ora vi descriverò.

Anche in questo caso, per capire il nome, si può scomporre:
“Tirta” deriva dalla lingua balinese e dal sanscrito e significa “acqua sacra” o “acqua santa”, simile alla parola “tirtha” in sanscrito
“Empul” significa “sorgente”. Quindi, “Tirta Empul” significa più o meno “sorgente d’acqua sacra che zampilla dalla terra”.

Nella mitologia balinese, si racconta che il Dio Indra creò la sorgente durante una battaglia contro il re malvagio Mayadenawa: colpì il suolo con il suo bastone e da lì uscì l’acqua sacra.
Si tratta di uno dei templi più sacri di Bali, famoso per le vasche di purificazione dove sia i balinesi che i visitatori si immergono sotto getti d’acqua sacri. SI tratta del rituale della purificazione (spirituale), i getti d’acqua sono le sorgenti naturali considerate benedette.
Per girare nel tempio è obbligatorio girare con un sarong (anche nel caso in cui non si faccia la purificazione). Successivamente durante il rito della purificazione si entra nelle vasche e si passa sotto ciascuna fontana con un ordine preciso, è considerato un atto spirituale e non solo “turistico”.
I consigli che mi sento di dare per godere al meglio dell’esperienza sono: arrivare la mattina per evitare i gruppi, portare un cambio se fate la purificazione e rispettare le regole religiose. Leggete attentamente le indicazioni all’entrata e non accedete alle aree vietate (anche se sembra non esserci nessuno un sacerdote vi troverà!). In genere per visitare il tempio ci vuole un’ora a cui si aggiunge una mezz’ora se si pratica la purificazione.

Monkey forest
Il nome ufficiale in balinese è “Mandala Suci Wenara Wana”. Scomponendolo, si può arrivare al significato complessivo: “Mandala” che equivale a cerchio o luogo sacro, si tratta di un termine spesso usato per aree sacre. “Suci” significa sacro o santo, “Wenara” scimmia e, infine, “Wana” foresta. Unendo tutti i significati il nome equivale letteralmente a “Foresta Sacra delle Scimmie”.
La città in cui si trova è “Ubud” che deriva da “ubad” , che in lingua balinese significa “erbe medicinali / medicina” . Infatti Ubud era tradizionalmente un centro per la medicina tradizionale. La notorietà della foresta deriva dal fatto che non è una semplice foresta, è sacra e quindi dispone di tre templi. Ma i protagonisti di questo ambiente sono oltre 1.200 macachi balinesi, che vivono immersi nella natura. Prima di addentrarvi nella foresta, ammirerete le bellezze monumentali di alcune sculture del tempio e poi verrete accolti da un breve spettacolo orchestrato dalle scimmie, che sembrano farsi del male, ma in realtà stanno solo giocando.
Sulle scimmie ci sono diversi stereotipi, per esempio che rubano, ma non sono aggressive se si seguono le regole: niente cibo in tasca o in vista, non devono essere mai fissate negli occhi altrimenti pensano che le state attaccando e attaccheranno a loro volta, infine non devono mai essere toccate. All’interno del tempio si potrà visitare il tempio principale dal nome Pura Dalem Agung Padangtegal, l’Holy Spring Temple, diversi ponti e passerelle nella foresta con decorazioni dalle bellezze monumentali tipiche balinesi, ma soprattutto la zona dove si lavano le scimmie. Per visitare tutto quanto ci vorranno all’incirca un’ora.

1 Commento
MirkoloneTheBloodyDiamond
Parte due??? Doppia libidine burger! Forza Terracina. Mirko e out