Anche quest’anno si è tenuto in IULM il Premio Caligari per decretare il miglior film noir italiano in occasione del Noir in Festival. A vincere è “Ciao Bambino” di Edgardo Pistone.
Il Noir in Festival e il Premio Caligari
Questa 35esima edizione del Noir in Festival si è tenuta dall’1 al 6 dicembre a Milano con una serie di proiezioni speciali, incontri e premiazioni. L’obiettivo di questo festival è di esplorare e far conoscere il genere del noir in Italia, che non si limita al mondo cinematografico, ma si trova anche in ambito letterario, fumettistico e dei podcast. Il noir è un genere “ombrello” che racchiude più generi al suo interno: giallo, mistero, poliziesco, criminale o più semplicemente un’atmosfera cupa e pessimistica.
Il Premio Claudio Caligari elegge il miglior film italiano di genere noir. I film in concorso erano 6, proiettati durante la settimana nella Sala dei 146 dell’Università IULM. A vincere è stato “Ciao Bambino” di Edgardo Pistone, eletto da una giuria composta da studenti e appassionati guidati da professionisti del settore.
Scopriamo qua sotto i film in concorso per questa edizione 2025.
“Ciao Bambino” di Edgardo Pistone – VINCITORE
Film d’esordio di Edgardo Pistone, “Ciao Bambino” è una storia di formazione e crescita ambientato nella Napoli degradata già più volte messa in scena. Il film è in bianco e nero e si svolge nei giorni nostri, ma potrebbe appartenere benissimo anche agli anni ’70: è un luogo fermo nel tempo dove le cose sembrano non riuscire a cambiare nonostante i sogni di crearsi una nuova vita. Pistone si distacca dalla realtà di Napoli e dalla dimensione antropologica per mettere al centro i sentimenti. Il protagonista è Attilio (Marco Adamo), un ragazzo di 17 anni il cui padre è appena uscito di prigione. Per ripagare i debiti si trova immischiato in un giro di criminalità e squallore facendo da protettore a una giovane prostituta dell’Est. Passando ore in macchina insieme, Attilio finirà per innamorarsi della ragazza. Un’opera prima dolce e tragica.
“La città proibita” di Gabriele Mainetti
Gabriele Mainetti, conosciuto per “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) e “Freaks Out” (2021), ritorna con un altro film d’azione in stile hollywoodiano in collaborazione con Netflix. E’ un blockbuster all’italiana con ispirazioni tarantiniane e dei film sul kung-fu. Dopo una vertiginosa sequenza iniziale nei sotterranei della mafia cinese, scopriamo di essere a Roma dove Mei (Elisa Wong) è venuta per salvare sua sorella scomparsa. Qui si troverà a collaborare con Marcello (Enrico Borilli), un giovane cuoco annoiato dalla sua vita il cui padre è da poco fuggito con una prostituta cinese. Un crime carico di scene d’azione che fonde perfettamente la cultura italiana con quella cinese: tra commedia e melodramma.
“Mani nude” di Mauro Mancini
Non ci sono regole. Si combatte a mani nude. Chi muore perde.
Il secondo film di Mancini dopo “Non odiare” (2020) sempre con Alessandro Gassmann. Siamo in un luogo non ben definito, non capiamo bene da dove vengano i personaggi e perché siano lì. Davide (Francesco Gheghi) viene rapito e costretto a combattere in delle lotte mortali clandestine per divertire il pubblico. Per mesi viene recluso all’interno di una barca insieme ad altri “cani”, così chiamano i combattenti trattati come animali. E’ tutto un circolo vizioso, un cerchio che si ripete. “Mani nude” è un film con una netta divisione in due parti: la prima metà si svolge in spazi chiusi, bui e circoscritti, nella seconda siamo fuori ormai claustrofobici e alla ricerca di una normalità. Una normalità che dopo gli eventi della prima parte e le rivelazioni della seconda capiamo essere impossibile da raggiungere.
Qui il trailer.
“La valle dei sorrisi” di Paolo Strippoli
Il quarto film in gara è un horror psicologico di Paolo Strippoli, che già si era mostrato capace in questo genere con “A Classic Horror Story” (2021). E’ il genere del noir che coglie tutte le sue sfaccettature e aggrega anche il film dell’orrore. Siamo a Remis, un paesino sperduto nelle Alpi detto “la valle dei sorrisi”. Sergio (Michele Riondino) è un insegnante di ginnastica che si è appena trasferito portandosi appresso traumi passati. Qualcosa in questo posto però non quadra: sono tutti felici, tutti sorridenti, troppo. “La valle dei sorrisi” è un film che parla dell’importanza del dolore, del ricordo e del trauma collettivo. Il tutto raccontato con una regia e una colonna sonora che riescono a trasmettere quell’angoscia e quella sofferenza che i sorrisi celano.
“Elisa” di Leonardo di Costanzo
Di Costanzo è un regista che ha segnato il cinema italiano contemporaneo inizialmente con il documentario per poi darsi al cinema di finzione. “Elisa” parte da una storia di cronaca nera ispirata alla vicenda reale di Stefania Albertani: una donna uccide brutalmente sua sorella e tenta lo stesso con la madre. Stefania diventa Elisa (Barbara Ronchi) e dice di soffrire di amnesia, di non ricordarsi niente dei “fatti”: né il come, né il perché. Ormai in prigione da 10 anni, si sottopone ad un’indagine di un criminologo che vuole studiare le motivazioni dietro i crimini violenti. Così i due si incontreranno in lunghe sedute per trovare una dimensione umana e comprendere cosa ha portato Elisa a compiere questo gesto. Non si vuole cercare compassione, ma comprensione. Il film è una collaborazione tra Italia e Svizzera, infatti gran parte è in lingua francese, creando un’ulteriore barriera con la figura della protagonista che è ancora più “aliena” e imperscrutabile.
Qui il trailer.
“L’isola degli idealisti” di Elisabetta Sgarbi
L’ultimo film in gara viene anch’esso da una regista che si viene dall’ambito documentaristico. Tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Scerbanenco a cui è intitolato il Premio Scerbanenco per il miglior romanzo giallo/noir italiano al Noir in Festival. E’ la storia di una coppia di ladri negli anni ’70 che arriva su una piccola isola per fuggire dalla polizia. Qui verranno accolti dal proprietario di una villa che gli proporrà un accordo: potranno rimanere nascosti nella villa a patto di essere educati all’onestà. Si tratta di un film, come già suggerisce il titolo, di ideali e redenzione.
Qui il trailer.
Incontro con i registi del Premio Caligari
Poche ore prima della premiazione in Sala dei 146 si è svolto un incontro con i sei registi dei film in concorso al Premio Caligari. Si è discusso del noir in quanto genere che rappresenta buoni e cattivi, una caratteristica che si ritrova in tutte e sei le opere. Il modo in cui questo aspetto viene rappresentato si può riassumere con una citazione dal romanzo da cui è tratto “L’isola degli idealisti” :
Il lupo perderà il vizio, gli uomini potranno sempre diventare angeli. Anzi questo è il loro compito, perché nascono col bene e nel male.
Questo si ritrova in modo evidente ne “La valle dei sorrisi” che gioca con la classica definizione di buoni e cattivi e facendo ricredere lo spettatore sui personaggi. Il ragazzino protagonista, Matteo, non è cattivo, anzi avrebbe potuto essere un angelo. Essere stato sfruttato e messo in gabbia lo hanno reso cattivo e lo hanno portato a compiere certe azioni brutali. E così anche in “Ciao Bambino”: Attilio diventa un’estensione di quel male che circonda il suo quartiere, ne rimane inevitabilmente coinvolto, ma ne soffre perché non gli appartiene.
Il genere del noir affonda le sue radici nell’etica e nella filosofia; ci dice che l’essere umano non nasce cattivo, ma lo diventa. E noi siamo affascinati dal male, come lo è il criminologo di “Elisa” che vuole trovarne l’origine. Abbiamo paura di caderci, perché tutti possono diventare cattivi.

A seguire, è stato toccato un altro importante argomento riguardo la produzione di film noir e di tutti i film di genere in Italia. Sono molte le barriere produttive nel nostro paese che ne rendono difficile la creazione. Il pubblico italiano non è abituato a film horror italiani come “La Valle di Sorrisi” (che infatti non ha avuto grande successo in sala), un horror che sfocia nell’analisi psicologica e che ribalta i ruoli del buono e del cattivo.
È un tipo di cinema che andrebbe reso più popolare. Ma l’industria cinematografica italiana lo rende difficile. Infatti, la professione di regista non è riconosciuta come lo è in altri paesi. Per esempio, in Francia, racconta Di Costanzo, che ha sviluppato gran parte della sua carriera tra Svizzera e Francia come per “Elisa”, lo Stato riconosce registi e sceneggiatori come tali e li sostiene, a partire dalla disoccupazione. Questo rende il processo produttivo più accessibile anche a chi non ha già a disposizione i mezzi economici.
Il noir in Italia è un genere difficile da realizzare per le barriere produttive poste all’entrata e per lo scetticismo del pubblico. Ma è un genere che merita di essere spinto e esplorato anche nel nostro paese. E questi film ne sono la prova.
Format IULM Play per il Noir in Festival: Finestra sul Noir
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Immagine in evidenza: iulm.it
