Chi gioca o segue il tennis sa bene quanto una chiamata dubbia sulla riga possa cambiare la storia di un match, ma con l’avanzare della tecnologia nel tennis questa magia si sta cancellando lentamente. La maggior parte dei tornei ATP e WTA hanno deciso di dire addio in modo definitivo ai giudici di linea, affidando ogni chiamata a un sistema del tutto automatico.
Come funziona l’ELC e perché cancella l’errore umano
Alla base di questa rivoluzione c’è l’Electronic Line Calling (ELC), un’evoluzione del sistema che un tempo chiamavamo Hawkeye o “falco”. Attorno al campo vengono piazzate diverse telecamere in grado di tracciare i movimenti della pallina in ogni singolo istante.
Se il colpo finisce fuori, gli altoparlanti diffondono la voce “Out” nel giro di pochi millisecondi, senza che l’arbitro di sedia debba muovere un dito. Il vantaggio principale che porta questa tecnologia? azzera le sviste di un arbitro di linea umano evitando le infinite discussioni sui punti dubbi.
Le proteste dei tennisti e la perdita del fattore umano
Se da una parte la precisione aumenta, dall’altra non mancano le perplessità, a partire dagli stessi atleti. Giocatori come Corentin Moutet o Stefanos Tsitsipas hanno sollevato qualche dubbio sul campo: le telecamere, specialmente sui campi secondari o sulla terra battuta, possono risentire di ombre, polvere o piccoli ritardi nell’invio del segnale acustico.
C’è poi una questione di anima e di storytelling: il tennis è fatto anche di tensione, di sguardi e di proteste che sono rimaste nella storia (chi non ricorda le scenate storiche di John McEnroe?). Eliminare l’arbitro di linea significa rendere la partita più perfetta, ma forse anche un po’ più fredda e robotica.

L’eccezione di Roland Garros: la terra battuta difende la tradizione
C’è però un Grand Slam che si difende dal cambiamento e mantiene la propria umanità: il Roland Garros. A Parigi la Federazione Francese ha scelto di difendere la presenza dei giudici di linea umani. Il motivo è legato sia alla tradizione, sia alla superficie: sulla terra battuta la pallina lascia un segno fisico ben visibile, che permette all’arbitro di scendere dalla sedia e verificare di persona l’impronta sul campo.
Mentre perfino i campi in erba di Wimbledon si sono arresi alla tecnologia, lo Slam parigino resta l’ultimo baluardo del fattore umano nel circuito.
Problemi di budget e il futuro degli arbitri
La transizione verso la tecnologia nel tennis porta con sé anche un impegno economico non da poco. Se nei tornei del Grand Slam o nei Master 1000 i budget consentono impianti sofisticati, per i tornei minori coprire i costi di queste apparecchiature è un’impresa complicata.
Infine c’è un problema di ricambio generazionale: fare il giudice di linea è sempre stato il primo passo per chiunque sognasse una carriera da arbitro di sedia. Senza questa gavetta sul campo, le federazioni dovranno inventarsi un nuovo modo per formare i giudici di domani.
Immagine in evidenze: By Prof.Quatermass – Own work, CC BY-SA 3.0
