Il ritratto di Oscar Wilde

Il 16 ottobre 1854 nasce, in una storica via di Dublino, Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, noto da tutti solo come Oscar Wilde. In onore del 172° anniversario dalla sua nascita stilerò una riflessione sul nostro rapporto con il giudizio degli altri, con l’immagine pubblica e con il bisogno di essere accettati. 

Il contesto storico: la Victorian Age

Oscar Wilde visse durante la cosiddetta Victorian Age (1837-1901), un periodo noto non solo per il grande sviluppo economico e culturale, bensì anche per la grande enfasi sui codici morali. Questi ultimi erano basati su principi considerati soddisfabili solo dalle classi medio-alte: il duro lavoro, la rispettabilità, l’educazione, la famiglia patriarcale, la castità femminile e la repressione della sessualità.

Egli fu in grado di analizzare questi ultimi integrandosi nella società solo apparentemente: fu emblema di quello che era chiamato Victorian compromise, ossia l’unione di ipocrisia e moralità, nell’intento di nascondere i propri aspetti immorali attraverso la cura dell’immagine.

Il tema del doppio: un apparente conformismo espresso nelle opere

Una conseguenza chiave di questo aspetto della biografia di Wilde è riflesso nelle sue opere, dove troviamo il cosiddetto tema del doppio: lo specchio del Victorian Compromise.

Le due opere che manifestano al meglio ciò sono il suo romanzo più famoso, The picture of Dorian Gray (1891), e la sua commedia più celebre, The Importance of being Earnest (1895). Entrambe le opere trattano di una doppia vita dei protagonisti: nel caso di Dorian Gray abbiamo da un lato il suo ritratto, specchio della sua anima marcia, e dall’altro la sua perfetta ed immortale fisionomia; nel caso di Ernesto ci troviamo di fronte alla conduzione di una doppia vita (una in campagna ed una in città), causa, quindi, di una doppia identità.

Una tematica immortale: da Pirandello a Miller

È evidente che per Wilde il tema della cura dell’immagine pubblica sia fondamentale.

Inoltre, non fu l’unico a curarsi di tale tematica: basti pensare a Luigi Pirandello e le maschere ma anche allo scrittore Norman Miller e i fattoidi.

Da un lato, le maschere di Pirandello imponevano una diversa identità in base al contesto in cui ci troviamo, dall’altro troviamo invece i fattoidi di Miller, descritti come allucinazioni mediatiche: delle affermazioni false ripetute, tipicamente dai media, talmente tanto da essere accettate come fatti reali. 

Ritengo che entrambi siano strettamente legati a Wilde poiché la cura dell’immagine non è altro che lo specchio di un’identità falsa, esattamente lo stesso concetto espresso da entrambi gli scrittori.

Il bisogno di riconoscimento

Tutto ciò di cui abbiamo discusso fino ad ora è non altro che la conseguenza di un bisogno intrinseco in ogni individuo: la necessità di essere accettati. 

Non è affatto raro che molti si creino un’identità basata su falsità ed ipocrisia solo per essere accettati da una società che giudica il diverso, ciò che è considerato fuori moda. 

Tuttavia, a proposito di questo diventa rilevante un interrogativo derivato dal film Alice in Wonderland (2010) della regia di Tim Burton: 


Chi decide cos’è appropriato? E se si stabilisse che è appropriato indossare un merluzzo sulla testa tu lo indosseresti? 

Da qui si evince un concetto chiave: non esistono canoni universali che determinano cosa è, usando le parole della protagonista, appropriato o meno. 

Oggi giorno persino le cose più ridicole potrebbero essere considerate consone se la massa lo dicesse e l’assurdo, a questo punto, non ha più bisogno di essere dimostrato.

Un invito alla riscossa della propria autenticità

Mettere delle maschere per essere uguali a tutti gli altri, creare un’immagine falsa e curarne l’aspetto porta solo ad una mancanza di autenticità: senza di questa, non si può dire di avere una personalità propria che ci distingue come individui singoli. Conformarsi vuol perdere la propria individualità. Wilde diceva: 

Be yourself, everyone else is already taken.

Con questa straordinaria citazione vi invito, come fece l’autore al suo tempo, di cui oggi tengo ad onorare la memoria, ad essere voi stessi. 

Non bisogna vivere in funzione della società o di ciò che pensano gli altri perché, basando la propria vita sul giudizio altrui, si diventa solo più insicuri e meno autentici e la propria memoria cadrà nell’oblio. 

Siate come fu il celebre Oscar Wilde, il quale visse in funzione solo di sé, secondo i suoi criteri e che oggi è ancora ricordato da tutti, mentre chi lo criticava è stato dimenticato. 

immagine di copertina: Greta Maria Bellini

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