Dal Sumo al Kabuki: le tradizioni giapponesi conquistano Venezia

Non solo Tsukamoto e Kore’eda, al Festival di Venezia 2026 il Giappone presenta anche due documentari molto attesi: Sumo: Spirit Weighs Nothing e Shumei the living legacy of Kabuki.

Le due pellicole portano sul grande schermo due frammenti della identità più intima del Giappone, le tradizioni che rendono l’isola del est Asia ammirata dagli occidentali: il Sumo e il teatro Kabuki.

Dodici mesi per quattro atleti, il sumo sbarca sul lido

Il regista Erik Shirai ha deciso di portare sul grande schermo un documentario che esplora dall’interno il mondo del sumo, disciplina antichissima e simbolo della cultura giapponese. Attraverso l’osservazione ravvicinata degli atleti, degli allenamenti e dei rituali che scandiscono la vita nelle scuderie, Sumo: Spirit Weighs Nothing racconta non soltanto uno sport, ma un vero e proprio sistema di valori fondato su disciplina, sacrificio e appartenenza. Presentato come film d’apertura di Venezia Spotlight, il documentario rappresenta uno degli esempi più significativi della presenza giapponese alla Mostra di Venezia 2026.

Shirai è riuscito a filmare da vicino un mondo che si lascia osservare pochissimo, seguendo per dodici mesi quattro lottatori: la stella nascente Hiradoumi Yuki, i giovani atleti Yonezawaryu Daiki e Kosei Motomura, alle prese con il duro percorso di formazione nel sumo, e il grande campione Yokozuna Terunofuji Haruo, al vertice della gerarchia di questo sport.

Il documentario mostra i lati oscuri di questa disciplina, che in costante diminuzione da anni, ormai conta poco più di 700 atleti, un numero irrisorio per uno sport nato nel VI secolo e che vanta una storia lunga oltre un millennio. Shirai si concentra sulla crisi di ricambio generazionale, sulle durissime condizioni di allenamento e sul peso di una tradizione che fatica a confrontarsi con il Giappone contemporaneo. Attraverso le testimonianze di lottatori, allenatori e addetti ai lavori, il film mette in luce il contrasto tra il fascino quasi sacrale del sumo e le difficoltà che ne minacciano la sopravvivenza, interrogandosi sul futuro dello sport nazionale giapponese, oltre a mostrare la pericolosità di una disciplina che molti occidentali sottovalutano.

Immagine dal press kit di Sumo: Spirit Weighs Nothing (courtesy ESPN Films)

Kabuki, la danza punk della tradizione Giapponese

L’acclamato regista Takashi Miike arriva al Lido con Shumei: The Living Legacy of Kabuki, un documentario dai toni intimi dedicato alla recente vita dell’attore kabuki Ichikawa Danjūrō XIII (precedentemente noto come Ichikawa Ebizō XI). Nel teatro kabuki è tradizione tramandare i nomi d’arte di generazione in generazione, e Miike segue da vicino Danjūrō durante il periodo che precede e accompagna lo shūmei, la cerimonia con cui un attore eredita ufficialmente un nome prestigioso della tradizione teatrale giapponese.

Il documentario racconta il passaggio che porta l’attore ad assumere il nome di Ichikawa Danjūrō XIII, uno dei titoli più importanti nella storia del kabuki, appartenuto anche a suo padre, Ichikawa Danjūrō XII. Più che permettere di diventare “regista” degli spettacoli, questo nome comporta l’assunzione di una straordinaria responsabilità artistica e culturale: quella di custodire, interpretare e tramandare alcuni dei repertori più prestigiosi della tradizione kabuki.

Il film si apre con un’efficace introduzione storica che illustra le origini e le usanze del kabuki attraverso splendide tavole illustrate a mano. Successivamente, Miike adotta un approccio diretto e privo di filtri: osserva il rapporto tra Danjūrō e suo figlio Ichikawa Shinnosuke VIII, che nonostante abbia appena 13 anni è già un attore affermato della scena kabuki e riceve anch’esso un nuovo nome d’arte nel corso della cerimonia.

Particolarmente interessante è un’osservazione dello stesso Danjūrō: diventando il tredicesimo Ichikawa Danjūrō, riflette sul fatto che molti dei suoi predecessori abbiano avuto destini tragici o vite relativamente brevi. Per questo interpreta il numero tredici come l’inizio di un nuovo ciclo: i dodici mesi dell’anno si sono conclusi e ora è tempo di ricominciare, cambiando l’ordine delle cose e guardando al futuro con uno spirito rinnovato.

Il documentario segue anche le difficoltà quotidiane di una vita completamente dedicata al teatro: spettacoli continui, prove incessanti, pochissimi momenti di pausa e una disciplina che richiede una dedizione assoluta. Attraverso questo percorso emerge il peso di una tradizione secolare che grava sulle spalle di chi è chiamato a rappresentarla.

Molto affascinante è infine la parte conclusiva del film, in cui Miike mostra lo spettacolo inaugurale dello shūmei attraverso tre lunghi estratti. Tra questi spicca una performance sostenuta interamente da Ichikawa Shinnosuke VIII, mentre il finale raggiunge il suo momento più emozionante quando il regista monta le immagini in modo da far sembrare che Ichikawa Danjūrō XIII dialoghi idealmente con i suoi due predecessori, utilizzando materiali d’archivio del 1966 e del 2012. Il risultato è una riflessione toccante sulla continuità, sull’eredità familiare e sul rapporto tra passato e presente, temi che costituiscono il cuore stesso del kabuki.

Immagine in evidenza dal press kit di Shumei the living legacy of Kabuki (Credits Kishin Shinoyama)

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