Il diavolo veste Prada 2, sequel dell’ amatissimo cult, punta tutto sulla nostalgia, ma non basta il cast storico per convincere il pubblico.
Il primo week-end
Il diavolo veste Prada 2, film di David Frankel, è arrivato al cinema il 29 Aprile e già nel primo weekend è stato campione di incassi. Il film ha raggiunto gli 8,2 milioni di euro in tre giorni, complice anche la festività del 1 maggio che gli ha fruttato ben 3,1 milioni di euro.
Non c’erano dubbi sul grandissimo successo che avrebbe riscosso in quanto a presenza al cinema, dato l’affetto profondo che lega il pubblico al film cult del 2006. Già solo veder tornare Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci nei panni dei loro iconici personaggi basta per attirare vecchi e nuovi fan.
Tuttavia le reazioni che il film avrebbe suscitato erano molto più incerte, specialmente in quegli stessi appassionati che sono corsi in sala nei primi giorni. Come volevasi dimostrare, infatti, le opinioni sono state molto contrastanti. Ciò su cui tutti sembrano essere d’accordo però è che l’originale rimane imbattibile su tutti i fronti.

Il film
In questo sequel ritroviamo Andrea Sachs, Miranda Priestly, Emily Charlton e Nigel Kipling vent’anni dopo il finale della storia originale, alle prese con le sfide del giornalismo moderno. Il film, in effetti, fa un ottimo lavoro nel mostrare quanto l’editoria sia in crisi nell’era del digitale e anche riviste di alto calibro come Runway, ispirata ovviamente a Vogue, abbiano bisogno di reinventarsi per sopravvivere.
I creatori stessi del film, il regista David Frankel e la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, entrambi tornati dopo il primo film, hanno specificato come l’idea di continuare la storia sia nata proprio dalla voglia di raccontare come i personaggi abbiano dovuto adattarsi al nuovo che avanza.
[…] per Miranda la parola chiave era “eredità”. Come si fa a mantenere in vita qualcosa quando
la sua influenza e la sua importanza culturale stanno svanendo?
David Frankel, il regista
Il film è stato fin da subito concepito per cercare di eguagliare l’iconicità del primo. Il budget per i costumi è stato di 100mila dollari, non una cifra altissima se si pensa al calibro e allo standard della pellicola, ma che comunque è bastato per regalarci outfit mozzafiato. Gli abiti sono quasi tutti firmati da grandi nomi come Armani, Gucci, Chanel, Jean Paul Gaultie e ovviamente Dior.
Anche le location contribuiscono all’atmosfera di lusso e glamour del film. Alcune scene indimenticabili sono state girate anche in Italia, all’Accademia di Brera o a Villa Oleandra, la villa sul Lago di Como di George Clooney. E come non citare la scena forse più significativa dell’intera pellicola, filmata proprio a Milano, nella Galleria Vittorio Emanuele II.
Ho potuto vedere quella scena mentre veniva girata, ed è una delle riprese più belle che abbia mai visto. […] è stato sicuramente il momento clou della mia esperienza in Italia.
Il commento di Anne Hathaway alla scena
Le critiche
Le premesse sembravano esserci tutte, eppure il film non è riuscito a convincere fino in fondo. Certo, realisticamente era impossibile raggiungere il primo, perciò fin da subito il pubblico è stato scettico su una reale necessità di continuare la storia.
Tuttavia, è interessante vedere come è evoluta la figura di Miranda, nel primo film percepita come intoccabile e inamovibile, davanti a un mondo che le ha tolto le sue certezze. La vediamo più vulnerabile e stanca e questo crea una dinamica interessante quando si ritrova faccia a faccia con Andy. La ragazza non è più una stagista spaesata ma è una donna matura che ha fiducia in sè stessa ed ha più consapevolezza dei cambiamenti nel mondo.
La chimica e le nuove dinamiche tra gli amatissimi personaggi del primo film sono un ottimo punto di partenza, ma purtroppo la pellicola non riesce ad andare più oltre di così. La trama, per quanto le premesse siano interessanti, diventa caotica e affrettata sul finale, senza soddisfare per davvero.
Se sul fattore nostalgia qualcosa si salva, la vera pecca sono le novità del sequel. Simone Ashley, Caleb Hearon e Justin Theroux, interpretano personaggi nuovi ma inutili, che alla fine sembrano avere puramente un valore accessorio. Sono i protagonisti di sottotrame che non riescono davvero a catturare l’interesse e finiscono addirittura per risultare fastidiose e superflue.
Insomma, l’asticella era molto alta, ma anche senza pretendere un film che eguagli Il diavolo veste Prada, la pellicola non soddisfa. A mio avviso, punta troppo sul legame affettivo che il pubblico ha con il primo film, senza riuscire ad aggiungere davvero qualcosa di significativo.

immagine in evidenza: ufficio stampa Disney Italia
