L’Universo e i suoi segreti: forse non siamo soli

Noi, abitanti di questa Terra, convinti della nostra unicità e superiorità, pensiamo di essere insostituibili. Pensiamo di essere soli in questo mondo che ai nostri occhi appare vastissimo, ma che in realtà è solo una goccia in un Universo di misteri. Affrontiamo ogni problema che la vita pone sul nostro cammino come fosse un ostacolo insormontabile, affidandogli fin troppo valore. Eppure, alla fine della giornata siamo solo piccole cellule di un Universo che nasconde segreti che cela nel buio dell’infinito. Questo articolo ci rivelerà una nuova realtà, permettendoci di osservare il nostro piccolo mondo da un’altra prospettiva mai considerata.

La scoperta di un esopianeta

Abbiamo tutti sentito al telegiornale degli ultimi giorni la scoperta sensazionale di una Super-Terra nel nostro Universo a meno di 20 anni luce da noi. Spesso notizie del genere sono riservate a brevi spazi tra un report e l’altro. Alle volte si trovano anche in coda a tutto il palinsesto di informazioni, eppure non meritano di rimanere nella penombra.

Ancora non è stato trovato un nome da affibbiare a questa promettente realtà a 18 anni luce dalla Terra, pertanto i ricercatori lo chiamano GJ 251 c, numeri e lettere che ci raccontano tanto. Un gruppo di scienziati della Penn State University ha portato avanti questo studio internazionale con lo scopo di trovare nuovi potenziali ecosistemi nel nostro Universo che, per quanto oscuro e denso di mistero, cela anche molte speranze. Situato nei pressi di una stella nana in una zona chiamata “riccioli d’oro”, in quanto offre le migliori condizioni di abitabilità, questo esopianeta roccioso è quattro volte più grande del nostro mondo.

Prima della scoperta, una ricerca sensazionale

Il gruppo di esperti si è cimentato nella ricerca raccogliendo dati empirici grazie all’ Habitable Zone Planet Finder, uno spettrografo a infrarossi installato sul telescopio dell’osservatorio McDonald in Texas, ma ideato e messo a punto all’Università Penn State. Questo strumento scientifico è progettato per scomporre un fascio di luce nelle diverse onde di cui è composto, producendo uno spettro che identifica le varie lunghezze d’onde di ciascuna.

Detto questo, possiamo capire come l’Habitable Zone Planet Finder serva a rilevare la presenza di esopianeti nella zona abitabile della stella attorno cui orbitano. Per farlo l’HZP impiega il principio della spettroscopia Doppler. In sostanza, nel momento in cui l’osservatore è raggiunto da un’onda emessa da una sorgente in movimento, la sua lunghezza e frequenza cambiano. Questo fenomeno si verifica quando un pianeta in orbita attorno ad una stella modifica le sue oscillazioni esercitando su di essa forza di gravità. In questo modo, dunque, è possibile capire a che distanza dalla stella si trovano pianeti potenzialmente abitabili.

Habitable Zone Planet Finder presso l’osservatorio McDonald, Texas da mcdonaldobservatory.org

Oltre il sistema solare

Di certo questa freschissima scoperta non è la prima a finire sulle prime pagine di riviste scientifiche. Già in passato vari gruppi di ricercatori sono stati in grado di rilevare altri esopianeti. Tra queste realtà ipoteticamente abitabili al di fuori del nostro sistema solare troviamo K2-18b. Situato a ben 124 anni luce dalla Terra, questo corpo celeste rivela una superficie quasi interamente ricoperta da oceani e un’atmosfera a prevalenza di idrogeno. Gli scienziati sotto la guida di Nikku Madhusudhan hanno rilevato due tipologie di molecole organiche, che sul nostro pianeta risultano fonti di vita. Le analisi confermano – per ora non certamente – che K2-18b possa ospitare forme di vita.

l’esopianeta K2-18b da wikipedia.org

Fame di misteri

Queste scoperte ci pongono davanti ad una realtà dei fatti tanto entusiasmante quanto inquietante. Per secoli le menti più brillanti si sono interrogate sui segreti del cielo e adesso forse riusciamo a delineare un orizzonte finora sfocato. Di certo le tecnologie a nostra disposizione oggi assecondano la curiosità con cui da sempre ci interfacciamo con il nostro Universo e ora sono alle porte nuove potenziali scoperte. Questa di GJ 251 è un eclatante risultato che ci dona speranza, perché ci fa sentire meno soli in un ambiente così immenso e così buio. Eppure, sempre per lo stesso motivo, può inquietare, perché ci pone davanti alla nostra ignoranza in merito a ciò che accade attorno a noi. Nonostante ciò, la curiosità umana non si arrende davanti al mistero, anzi ne viene sollecitata.

Infatti, altri progetti in avvio intendono proprio rilevare ulteriori segnali di questo genere. Un esempio significativo è quello della ricerca di possibili tecnofirme, ossia tracce osservabili prodotte da civiltà avanzate. Per rilevarle si impiega il principio delle sfere di Dyson. Queste sono in grado di percepire eccessi di radiazioni elettromagnetiche prodotte da una qualsiasi stella. Le sfere usate hanno, infatti, rilevato sette candidati interessanti che potrebbero potenzialmente ospitare civiltà più evolute. Anche la missione Euclid a questo proposito risulta efficace. Lanciata per delineare con più precisione i confini del nostro Universo e delle sue componenti, potrebbe renderci più consapevoli dei corpi celesti che circondano la nostra Terra.

La realtà degli esopianeti ci apre a nuove prospettive e ci permette di assumere nuovi punti di vista. D’altronde il nostro Universo è tale perché cela segreti che le nostre menti possono solo immaginare, ma che la nostra curiosità ci porterà a scoprire.

veicolo lanciato nello spazio per la missione Euclid
da wikipedia.org

Immagine in evidenza: alanews.it

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