Intervista a Martina Treu: la pandemia attraverso la mitologia

Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare la Dottoressa Martina Treu, studiosa di teatro antico e docente presso l’università IULM.

Intervista a Martina Treu: la pandemia attraverso la mitologia

La professoressa Treu fa parte di diversi gruppi di ricerca universitari, in Italia e all’estero, ed è una dei membri fondatori del CRIMTA dell’università di Pavia. Oltre ad aver collaborato alla messinscena di vari spettacoli, ha pubblicato diversi testi riguardanti il teatro antico e la sua ricezione negli allestimenti moderni.

Le divinità greche e latine

Per gli antichi tutto era collegato agli dei, ogni cosa che li circondava era ricondotta a loro, in particolare ogni evento funesto e inspiegabile alla ragione umana. La Morte stessa era personificata come Thanatos, ma anche attribuita di volta in volta a diversi dei. Ad esempio Apollo e Artemide, fratello e sorella, avevano il compito di troncare la vita rispettivamente agli uomini e alle donne. Quando qualcuno moriva improvvisamente, senza ragione apparente, la causa si imputava a uno dei fratelli divini, oppure o a una delle Parche: queste arcaiche figure femminili stabilivano il destino delle persone filando e tessendo i fili delle loro vite. Al momento prestabilito per la loro morte, le Parche tagliavano inesorabilmente il filo. Nemmeno Zeus aveva potere sulle loro scelte.

Potrebbe citare qualche esempio di eventi antichi, simili all’attuale del Covid-19?

La prima immagine che posso richiamare è la peste scatenata da Apollo all’inizio dell’Iliade. Il dio scaglia le sue frecce contro gli Achei, colpevoli di non aver restituito Criseide al padre Crise, sacerdote di Apollo. La divinità colpisce prima tutti gli animali e poi tutti gli uomini presenti. Anche altrove la deroga alle leggi civili e religiose scatena punizioni collettive da parte degli dei, come la peste che apre la tragedia Edipo Re di Sofocle.

Sì, dal punto di vista storico un racconto molto dettagliato e impressionante si trova nel secondo libro delle Storie di Tucidide: durante la Guerra del Peloponneso si scatenò una grave epidemia all’interno delle mura di Atene, assediata dagli Spartani. Questi erano stati accusati di aver avvelenato i pozzi, ma più probabilmente furono le precarie condizioni igieniche e la densità di popolazione, ammassata in città, a favorire il contagio. Tucidide stesso del resto ha descritto bene la situazione che si viveva in città, le condizioni dell’assedio e Tucidide ha contratto il morbo ed è proprio per questo che ha raccontato così in dettaglio i sintomi: voleva aiutare chi sarebbe stato colpito dalla stessa malattia in futuro, e specialmente i medici che furono i primi ad essere contagiati e poi a morire.. Tucidide ha anche descritto la crescente difficoltà nel celebrare i funerali, analoga a quella che abbiamo sperimentato purtroppo di recente. In questo modo il nostro vissuto si intreccia con il suo.

Invece, con Edipo Re di Sofocle, abbiamo la narrazione della pestilenza che aveva colpito Tebe, definita nel testo l’antiatene, quindi un’immagine speculare ma ribaltata della città. La storia racconta di un incesto, anche se involontario, e di un parricidio. In questo caso la peste diventa conseguenza della deroga da tutte le regole, sia civili che morali. In questo caso, però, il re è sia colpevole che guaritore, perché è colui che si incarica di tutto ciò che concerne malattia e contaminazione.

La narrazione mitica potrebbe diventare elemento di contemporaneità?

La mitologia non può essere definita “passato” perché le sue storie ci parlano, ci riguardano ancora. Anzi sono più attuali di quanto si possa credere, in momenti di incertezza e di paura come quello che stiamo vivendo. Che cosa rende un racconto “mitico”? Tutto dipende dal modo in cui i fatti vengono narrati, se con approccio scientifico oppure mitico o favolistico. “Anche avvenimenti ed eventi reali come la pandemia possono essere raccontati come leggende, trasfigurando la realtà”, spiega la dottoressa, “non è tanto la materia del racconto, ma il modo in cui la si narra”. Un esempio contemporaneo potrebbero essere le fake news, storie che non sono reali, e spesso neppure verosimili, eppure diventano credibili per una fetta di pubblico. Lo stesso vale per un genere, la fantascienza, più popolare che mai in questi tempi di pandemia. Le storie riguardano mondi ed eventi dichiaratamente inverosimili e tutto ciò che sfugge alla realtà, in apparenza. Eppure spesso anticipano il futuro o parlano anche del presente, in effetti, solo in un altro modo: basti pensare alla serie di culto Black Mirror!