“Ragione e Sentimento”: da Jane Austen a Georgia Oakley

“Ragione e Sentimento” film tratto dall’omonimo libro di Jane Austen, è il nuovo adattamento cinematografico di Georgia Oakley dell’amato romanzo della scrittrice britannica, uscito in sala lo scorso 22 ottobre.

Il romanzo di Jane Austen

Primo romanzo pubblicato nel 1811 da Jane Austen, “Ragione e Sentimento” racconta la storia delle sorelle Dashwood. Libro emblema dei “Romanzi di costume”, descrive le dinamiche sociali e i comportamenti della classe borghese inglese tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800.

Ad interessare il racconto sono le vicende personali che celano spesso una critica sociale. La vita dei personaggi è al centro del racconto: attraverso i loro occhi il lettore riesce a partecipare alle feste, ai balli e ad immergersi nella vita quotidiana ottocentesca.

In particolare, “Ragione e Sentimento” racconta la storia delle donne della famiglia Dashwood. Alla morte di Henry Dashwood, le donne si ritrovano senza qualcuno che le mantenga: l’eredità è spettata tutta al primogenito John Dashwood il quale concede alla matrigna e alle sorellastre una rendita minima. Elinor, Marianne e Margaret Dashwood sono costrette a trasferirsi, insieme alla madre, lontano dalla casa natale lasciandosi dietro, nel caso di Elinor, speranze e amore, o portandosi via, nel caso di Marianne, aspettative e propositività.

L’amore è sempre al centro dei romanzi di Jane Austen. In particolare, vengono analizzate in questo romanzo le storie e i cuori infranti di Elinor e Marianne, guidate rispettivamente dalla ragione e dal sentimento.

Gli adattamenti cinematografici

Non è facile, al giorno d’oggi, confrontarsi con un classico di Jane Austen, sia perché i romanzi sono amati da un pubblico multigenerazionale, sia perché ne sono stati creati precedenti adattamenti cinematografici, considerati ormai cult nella cultura visiva e con cui, dunque, è difficile dialogare.

Nel 1995, è stato prodotto e girato un adattamento cinematografico di “Ragione e Sentimento” grazie alla regia di Ang Lee. Il film fu un enorme successo e viene ricordato ancora oggi come una delle migliori trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Jane Austen.

Fondamentale nella pellicola del 1995 è stato il lavoro di Emma Thompson. Grazie alla sua sceneggiatura è riuscita a creare un adattamento moderno, approfondito e brillante della storia raccontata nel romanzo ottocentesco. Ha lasciato un tono ironico al film, enfatizzando la struttura sociale grazie ai personaggi secondari.

Una sfida non da poco, quella di creare un adattamento consono. Tuttavia, è stata egregiamente superata e ha portato il film a vincere l’Oscar come miglior sceneggiatura non originale. Un vero successo che non è andato snaturare il romanzo, ma che gli ha permesso di raggiungere un pubblico più ampio e coinvolto.

La lettura di Georgia Oakley

Proprio con il lascito della pellicola di Ang Lee si è dovuta confrontare Georgia Oakley. A trent’anni dalla realizzazione del precedente film, le differenze sono tangibili. Inevitabilmente, fotografia, inquadrature e luce sono stati concepiti in maniera totalmente differente grazie ai passi avanti del campo multimediale e audiovisivo.

A spiccare nell’adattamento del 2026 è il profondo legame tra Elinor e Marianne grazie alle interpretazioni di Daisy Edgar-Jones (Elinor) ed Esmé Creed-Miles (Marianne) e alla sceneggiatura di Diana Reid. È noto che Elinor sia la sorella maggiore e l’incarnazione della ragione e, al contrario, Marianne, sia la più piccola delle due nonché personificazione deI sentimento, ma il loro rapporto non si ferma a questo. Un dialogo profondo, di conforto e confronto tra le due prende luogo durante tutta la durata del film. Un rifugio emotivo quello che si crea tra le due sorelle. Nonostante si mostrino molto diverse nell’approccio, le emozioni che provano sono le stesse. Soffrono per amore e per le pene dell’altra.

Ad abbandonare lo schermo è stata la comicità della versione cinematografica precedente. Il film del 2026, infatti, si sviluppa lungo la trama in modo fedele ma a parlare, nella pellicola, sono principalmente gli sguardi, i silenzi, i pensieri delle protagoniste. Ma non solo, anche le scene bucoliche, gli animali ripresi e gli eventi atmosferici comunicano con il pubblico.

Una versione che vale la pena di vedere al cinema? Si per la fotografia, le ambientazioni e le caratterizzazioni dei personaggi. Uno sguardo intimo, familiare e legato all’amore che lega le protagoniste.

Immagine in evidenza: Jane Austen (1775-1817), Public domain, via Wikimedia Commons

Autore

Lascia un commento