24 ottobre 1983: alla sbarra il serial killer Dennis Nilsen

Dennis Nilsen, per anni, è stato un tranquillo funzionario pubblico, un sindacalista pacato ed ex poliziotto. Offriva un letto caldo, della birra e un pasto ai giovani senzatetto e ai ragazzi vulnerabili che vagavano per le strade di Londra negli anni ‘70 e ‘80. Eppure, dietro alla facciata di uomo ordinario, si nascondeva uno dei serial killer più prolifici e spietati della storia britannica. La storia di Dennis Nilsen, soprannominato “Muswell Hill murderer”, non è solo il racconto di una scia di sangue, ma è anche un’istantanea della solitudine urbana e dell’emarginazione sociale nella capitale inglese di fine Novecento.

La maschera della rispettabilità

Nato in Scozia nel 1945, Dennis Nilsen prestò servizio nell’esercito britannico prima di lavorare per la polizia e, successivamente, come impiegato presso l’ufficio di collocamento di Londra. Nessuno dei suoi colleghi o dei vicini avrebbe mai potuto sospettare la sua doppia vita.

Tra il 1978 e il 1983, Nilsen adescò nella sua abitazione al nord di Londra, almeno 12 giovani uomini. Si trattava spesso di ragazzi sbandati, prostitute maschili o giovani omosessuali fuori sede. Persone invisibili agli occhi della società, che potevano sparire senza sollevare troppi sospetti. Una volta attirati in casa con la promessa di alcol e cibo, li strangolava e li soffocava, spesso mentre dormivano.

La macabra solitudine e la “compagnia” dei cadaveri

Ciò che rende il caso di Dennis Nilsen drammaticamente peculiare è la sua motivazione psicologica. Non uccideva spinto dal sadismo o dalla rabbia, ma da un bisogno patologico di possesso e da una profonda fobia della solitudine.

Dopo aver tolto la vita alle sue vittime, lavava e vestiva i loro corpi, tenendoli in casa con sé per settimane o addirittura mesi. Parlava con loro, gli faceva sedere sul divano mentre guardava la televisione o ascoltava la musica. Solo quando il grado di decomposizione diventava insostenibile, si decideva a disfarsene, nascondendoli sotto le assi del pavimento della sua casa a Melrose Avenue, oppure, bruciandoli nel giardino sul retro

La scoperta a Cranley Gardens

Nel 1981, Nilsen traslocò al secondo piano di un appartamento in Cranley Gardens, nel quartiere di Muswell Hill. Senza più un giardino o assi del pavimento sotto cui nascondere i resti, iniziò a fare a pezzi cadaveri per poi gettare le viscere e i frammenti umani nel sistema fognario e nei condotti dello scarico.

La svolta decisiva avvenne nel febbraio del 1983. Gli abitanti della palazzina chiamarono un idraulico per risolvere un problema di intasamento dei tubi. L’operaio, ispezionando il pozzetto di scarico nel cortile, scoprì con orrore una sostanza gelatinosa composta da carne e ossa umane. Allertata immediatamente, la polizia attese il rientro di Nilsen dal lavoro. Entrati nel suo appartamento, gli agenti vennero accolti da un odore nauseabondo; alla richiesta di dove si trovasse il resto del corpo, Dennis Nilsen rispose con agghiacciante freddezza, indicando gli armadi e delle borse contenenti altre parti anatomiche.

Il processo e l’eredità di un mostro

Il processo a Dennis Nilsen iniziò il 24 ottobre 1983 presso il tribunale dell’Old Bailey di Londra. La difesa tentò di far valere l’incapacità di intendere e di volere per infermità mentale, ma la giuria lo ritenne pienamente consapevole delle sue azioni. Fu condannato all’ergastolo senza possibilità di scarcerazione per almeno 25 anni, prima di morire in carcere nel 2018.

Il caso di Nilsen lasciò una ferita profonda nell’opinione pubblica. Farà sempre discutere anche per via dei mancati interventi delle forze dell’ordine nei confronti di segnalazioni precedenti, dovuti anche alla marginalità e all’emarginazione delle vittime. La sua figura rimane una delle testimonianze più inquietanti di come la mostruosità possa nascondersi dietro il volto dell’ordinarietà più assoluta.

Immagine in evidenza: creata con Gemini

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