La morte di Luigi Tenco avvenne il 27 gennaio 1967 ed ebbe un grande rilievo in quanto avvenne durante il festival di Sanremo e in quanto si scoprì che ci furono delle manomissioni della scena del crimine.

Un brevissimo accenno biografico
Luigi Tenco nacque a Cassine il 21 marzo del 1938. È stato un cantautore, poeta, compositore e polistrumentista italiano. È uno dei più importanti cantautori italiani. Fu uno degli esponenti della cosiddetta scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana a partire dagli anni ‘60. Morirà nel 1967 durante il festival di Sanremo. A questo festival Luigi Tenco si presentò, ma Fabrizio De André sostenne che non ne era affatto entusiasta e che andò controvoglia, la canzone da lui portata era ”ciao amore ciao”, cantata, come si usava in quel tempo, da due artisti separatamente: Luigi Tenco e Dalida.
A Sanremo
Luigi Tenco giunse a Sanremo il pomeriggio del 23 gennaio 1967. Nei giorni successivi lo stesso Tenco si disse convinto della sua vittoria a Sanremo grazie all’abbinamento con Dalida, in quel momento star internazionale. La sera del 26 gennaio, Luigi Tenco e Dalida erano in scena per l’accesso alla finale di Sanremo. Secondo le testimonianze di chi era al festival, Tenco appariva poco lucido. Si scoprirà successivamente che per superare l’ansia del pubblico aveva utilizzato alcol e Pronox, un farmaco tranquillante. L’esibizione di Tenco ebbe luogo a fine serata, prima di mezzanotte. Cantò la sua canzone, che però ottenne solo 38 voti su novecento. Questo portò all’eliminazione di Tenco dal festival.
Luigi Tenco era pallido e assente. Lello Bersani, augurando le migliori fortuna alla coppia, annunciò le proprie dimissioni dalla commissione. Tenco, incontrando Piero Vivarelli si innervosì con lui, avviandosi verso l’uscita incrociando sulle scale Cesare Gigli. Tenco decise di accompagnare Dalida al ristorante “U’ Nostromo”, ma decise di non fermarsi, tornando all’hotel Savoy.

La morte
Da quel momento le informazioni sono più frammentate. Secondo l’ultima ricostruzione, ripresa anche dai programmi televisivi di inchiesta, Luigi Tenco si recò nella sua stanza, la 219, ed effettuò due telefonate. La prima a Ennio Melis, ma non ottenne risposta; la seconda a Valeria, sua presunta fidanzata dal 1964, ed ebbe buon esito. I due parlarono di progetti, di intenzioni da realizzarsi a breve, e Luigi Tenco disse di aver scritto dei fogli con nomi e cognomi denunciando “fatti che vanno bene aldilà della manifestazione”. La telefonata sarebbe terminata all’una di notte del 27 gennaio 1967, un’ora dopo, il suo corpo verrà ritrovato da Dalida nella stanza 219.
L’hotel Savoy chiese alla cantante di tornare in albergo perché “Tenco sta male”. La proprietaria del ristorante ricevette la telefonata dell’hotel Savoy e inviò un cameriere a chiamare Dalida. Secondo una delle ipotesi, una telefonata sarebbe giunta dall’hotel Londra per avvisare Dalida del malore di Tenco. Poco prima delle 2.00 Dalida lasciò il ristorante con uno dei suoi produttori, ancora ignara dell’accaduto. Nel frattempo Sergio Modugno arrivò al Savoy dove vide Lucio Dalla sul divano; questi lo informò del malore di Tenco. Modugno allora scese le scale e vide Tenco a terra con i piedi sotto il cassettone.
Le prime indagini
La polizia comunicò ufficialmente, successivamente, di aver rinvenuto nella sua stanza sia un biglietto che l’arma di Luigi Tenco, regolarmente detenuta dal cantautore. Alle ore 5:20 fu allegato agli atti il biglietto. Il testo era breve e vergato a mano:
Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “io tu e le rose” in finale ed una commissione che seleziona “la rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee di qualcuno. Ciao. Luigi.
L’inchiesta negli anni Novanta
Due giornalisti, Marco Buttazzi e Andrea Pomati, individuarono particolari inediti sulla morte di Tenco. Riuscirono a rintracciare il fascicolo redatto dalla polizia nel 1967 e che si credeva perduto a seguito del cambio di sede del tribunale di Sanremo e relativo archivio. A seguito di quel ritrovamento i due giornalisti trovarono le fotografie scattate dalla polizia nella stanza la notte della morte di Tenco e scoprirono che nelle fotografie il cadavere aveva le gambe poste sotto il cassettone della stanza. I due giornalisti rintracciarono anche uno dei necrofori che avevano trasportato il corpo di Tenco, scoprendo che il cadavere del cantautore era stato portato via prima delle fotografie ufficiali scattate dalla polizia alle ore 4:15. Accortosi delle foto non scattate il commissario aveva ordinato di riportare il corpo all’hotel Savoy e rimetterlo nella posizione in cui era stato trovato.
L’inchiesta dei due giornalisti destò a scalpore in particolare per le fotografie di Tenco cadavere, pubblicate per la prima volta sul settimanale ”Oggi” nel febbraio 1994. Da quel momento i giornalisti raccolsero elementi utili a richiedere la riapertura del caso presso la procura della Repubblica di Sanremo. Ai due si aggregò il giornalista Aldo Fegatelli Colonna, che pose un ulteriore tassello all’ipotesi contraria al suicidio asserendo di essere in contatto con la fidanzata di Luigi Tenco, con la quale il cantautore avrebbe parlato la sera in cui morì. Nel 2002 i tre giornalisti si avessero della consulenza del criminologo Francesco Bruno, che fornì una relazione tecnica elencando tutti i dubbi: dalla posizione del corpo alle testimonianze contraddittorie, fino all’assenza di elementi tipici di uno sparo da parte di un suicida nelle mani di Tenco.
Il 29 febbraio 2004 fu invece l’ex commissario di Sanremo Arrigo Molinari a dichiarare, durante una puntata di “Domenica In”, intervistato da Paolo Bonolis, riferendosi al caso Tenco:
Di sicuro un suicidio non lo è stato. È stato un omicidio collettivo. Bisognerebbe fare chiarezza.
L’esumazione del corpo nel 2006
I dubbi sollevati convinsero il procuratore capo di Sanremo, Mariano Gagliano, a riaprire il caso, in seguito ad una denuncia per omicidio a carico di ignoti presentata dai tre giornalisti il 27 dicembre 2002. Il 12 dicembre 2005 venne disposta l’esumazione della salma di Luigi Tenco, gli accertamenti sull’arma del cantautore, sul bossolo repertato già nella stanza e sul biglietto agli atti dell’inchiesta. Il 15 febbraio 2006 avvenne l’esumazione del corpo. Nella sala autoptica dell’ospedale di Aqui Terme gli inquirenti scoprirono l’esistenza di un foro d’uscita nella teca cranica del cantautore. Tale elemento spinse il medico legale della polizia, a dichiarare ai media che l’esistenza del foro d’uscita permetteva di giungere alla conclusione che si fosse trattato di un suicidio da manuale.
Nel giugno del 2006, l’ERT depositò le conclusioni degli accertamenti in procura affermando che il biglietto era stato scritto da Tenco, che sulla mano del cantautore c’era una particella di antimonio e che il colpo mortale partì dalla pistola di Tenco. Su questa base, si scelse l’archiviazione del caso nel gennaio del 2009 come suicidio.
L’ultima richiesta di apertura delle indagini nel 2014
Un’inchiesta dei giornalisti Pasquale Ragone e Nicola Guarneri nel 2013 affermò che l’arma di Tenco non sarebbe mai entrata sulla scena del crimine e che il bossolo repertato dalla polizia nel 1967 riporta i segnali di una Beretta modello 70, in calibro 7,65 mm.
Per sostenere ciò i due giornalisti consultarono e pubblicarono i documenti prodotti dalla polizia nel 1967 e nel 2006, contestando agli inquirenti: importanti errori in fase di analisi del bossolo trovato nella stanza di Tenco; assenza di residui dello sparo sulla mano del cantautore; assenza di testimoni che affermano di avere sentito lo sparo; una frattura alla mastoide destra, trauma precedente all’uccisione; la mancata indicazione di una frattura femorale che Tenco si procurò anni prima, mettendo dunque in discussione l’attendibilità delle conclusioni medico-legali del 2006; l’assenza del segno Felc sulla mano destra del cantautore; l’assenza di micro spruzzi sul dorso della mano destra di Tenco; i segni sul bossolo e il foro d’entrata tipici di uno sparo con l’uso di un silenziatore.
Secondo i due giornalisti Tenco non avrebbe mai premuto il grilletto e la pistola del cantautore non sarebbe mai entrata nella stanza. In particolare evidenziarono che nel verbale delle ore 3:00 fra gli oggetti non erano elencati né nel biglietto, né la pistola. Non erano quindi presenti al momento dell’entrata della polizia nella stanza. Questo ancor prima che la scena del crimine fosse artefatta.
La famiglia ha affermato, tramite la nipote Patrizia Tenco, di ritenere la tesi ufficiale di suicidio veritiera. Per questo motivo dovremmo rispettare questa scelta, senza cercare delle opzioni che la famiglia stessa non vuole vagliare. Lasciando riposare veramente in pace il grandissimo cantautore italiano Luigi Tenco.
Immagine in evidenza: wikipedia

3 Commento
Anonimo
All’epoca avevo 16 anni, e ricordo che il suicidio di Tenco fece scalpore, rammento anche che descrissero il cantautore come un uomo schivo che non amava il gossip, allora per giudicare il suo gesto, si parlò persino che fosse innamorato di Dalida non ricambiato. Ora, leggendo questo articolo, rimango perplessa, suicido omicidio, non so. Una cosa è certa che le sue canzoni vengono tuttora cantate ed il mito di Tenco rimarrà per sempre.
Anonimo
È incredibile quello che può accadere se si mettono delle persone inadeguate in posizioni importanti; i loro errori si possono protrarre a distanza di decenni. Mi riferisco agli inquirenti dell’epoca
Anonimo
La morte di Tenco è stata il primo momento in cui una canzone italiana ha smesso di essere solo intrattenimento ed è diventata un gesto pubblico di accusa e disperazione.
Ha rotto per un attimo la narrazione del “tutto bene” del boom economico, e da allora lo abbiamo trasformato in mito – preferendo quasi sempre la versione romantica a quella scomoda.