C’era qualcosa di irresistibile in Marco Simoncelli: la voglia di vivere e di correre senza limiti. Nato a Cattolica il 20 gennaio 1987 e cresciuto a Coriano, il “Sic” o “SuperSic”, come lo chiamavano i tifosi, è stato un’esplosione di personalità, talento e gioia. La sua storia, è quella di un ragazzo romagnolo che ha trasformato la passione in leggenda, dimostrando che si può essere campioni restando sé stessi.
Le minimoto: dove tutto è iniziato
A sette anni, Marco iniziava già a girare seriamente, a nove anni ha debuttato nel campionato italiano di minimoto e a soli 12 anni era già campione nazionale. Il padre Paolo gli insegnavano a mollare mai, il giovane Simoncelli vinse il campionato europeo 125 nel 2002 e debuttò nel mondiale ha solo 15 anni. Le prime gare furono fondamentalmente di apprendimento, ma già si vedeva il suo talento.
Se sei ultimo, lotta almeno per arrivare penultimo
Questo era il suo motto, insegnato dal padre Paolo. Nel 2004 arrivò la prima vittoria mondiale, a Jerez e sotto la pioggia. Fu l’inizio di un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno dei piloti più amati della sua generazione.
2008: l’anno del trionfo in 250
La stagione 2008 in 250 con la Gilera fu sorprendente. Dopo un inizio difficile, con due ritiri, Marco Simoncelli ha mostrato tutto ciò che poteva dare. Pole position in Portogallo, vittoria al Mugello e poi il dominio: 6 vittorie, 12 podi, 7 pole position. Chiuse il titolo con una gara di anticipo, a Sepang, lo stesso circuito che, anni dopo, avrebbe segnato un altro capitolo, questa volta decisamente peggiore.
Quel mondiale lo trasformò da talento a SuperSic, il campione che tutti volevano vedere. L’anno dopo restò in 250 per difendere il titolo e conquistò altri podi e vittorie, dimostrando una grande continuità
Lo stile SuperSic
Marco Simoncelli, oltre ad essere un grande pilota, era anche uno spettacolo. Alto e dinoccolato, l’opposto di un classico pilota di moto, affrontava ogni curva con aggressività e creatività. I suoi sorpassi erano mozzafiato, a volte al limite, ma spettacolari. Fuori dalla pista era l’opposto: solare, generoso, sempre in ritardo, amante della musica e della vita semplice. I suoi riccioli e il suo sorriso erano il suo marchio di fabbrica.
Marco era un patacca romagnolo, uno scemo. Diceva sempre stupidaggini ed era proprio simpatico. Poi lo rendeva ancora più simpatico il suo fisico. Era strano: aveva le gambe lunghe ma il resto era normale. Faceva un po’ ridere, sembrava Pippo e aveva le movenze di un gattone
Così lo descrive Valentino Rossi, nel 2022. I tifosi amavano Marco Simoncelli perché era uno di loro. In pista guerriero, fuori dalla pista l’opposto, una combinazione che lo rese unico
L’amicizia con Valentino Rossi
Uno dei legami più belli della carriera di Marco fu quello con Valentino Rossi. Tutto nacque alla Cava, la storica pista di allenamento del Dottore, dove anche Simoncelli chiese di poter guidare. Le prime volte Marco restava indietro, ma imparava molto velocemente. Nel giro di poche sessioni era già pronto a battagliare con Vale in sfide all’ultimo sangue. Marco considerava Valentino un amico vero, gli voleva bene e lo ammirava profondamente (in camera sua c’era ancora il suo poster). Anche quando diventarono rivali in MotoGP, il rispetto e l’affetto non vennero mai meno

La salita e l’arrivo nella classe regina
Nel 2010 arrivò il grande passo: la MotoGP con la Honda del team San Carlo Gresini. La prima stagione fu di conoscimento, arrivando ottavo in classifica e come miglior risultato un quarto posto. Nel 2011 fece due pole position e riuscì ad arrivare quarto a Misano. Bagarre epica per Phillip Island, dove riuscì ad arrivare secondo dietro a Casey Stoner. Era sesto in classifica, in piena crescita, molti lo vedevano già come futuro contendente al titolo.
Un ricordo che resta eterno
Il 23 ottobre 2011, durante il Gran Premio della Malesia a Sepang, un incidente in gara interruppe prematuramente la vita di Marco Simoncelli all’età di soli 24 anni. Da quel giorno il mondo del motociclismo e migliaia di tifosi lo ricordano per la luce che portato, il suo sorriso, la sua grinta e la sua autenticità. Il circuito di Misano porta il suo nome, il suo numero, il 58, è stato ritirato e ogni anni in tanti continuano a celebrare il SuperSic che ha reso più bella la MotoGP.
Se vedete una nuvola a forma di moto non preoccupatevi, è Sic che corre in cielo.
Immagine in evidenza: GOGO Visual, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons
