22 ottobre 2006, Michael Schumacher disputa l’ultima gara con la Scuderia Ferrari, dopo 11 stagioni in rosso.
L’inizio della lotta Renault vs Ferrari
La stagione 2005 si rivelò una tra le più complicate a Maranello, dato il cambio di regolamento che vietò il cambio di gomme in gara. Ad approfittarne maggiormente fu la Renault, che vinse il titolo piloti con Fernando Alonso ed il titolo costruttori.
Per il 2006 la Federazione introdusse i motori V8 da 2,4 litri, insieme al ritorno del cambio gomme durante le gare. La nuova vettura della Rossa, la Ferrari 248 F1, nei test si dimostrò sin da subito competitiva, pronta a dare battaglia ai campioni in carica.
Nella tappa inaugurale del Bahrain, Schumacher ottenne la pole position, la numero 65 in carriera, eguagliando il record di un altro mostro sacro, Ayrton Senna. Alla Domenica però, la Renault si impose con Alonso, grazie ad un’ottima strategia, con il “Kaiser” alle sue spalle.
La scuderia francese confermò lo stato di grazia anche nei due seguenti appuntamenti, con Fisichella vincente in Malesia e lo spagnolo a Melbourne. Inizio di stagione in salita invece per la Ferrari, con Schumacher sesto a Sepang e costretto al ritiro in Australia.
Ad Imola i fattori si ribaltano, con il tedesco che siglò la sua prima vittoria stagionale in terra romagnola, replicando due settimane più tardi in casa al Nürburgring, accorciando in classifica a meno 13.

Botta e risposta
Il Campione del Mondo in carica metterà a segno ben quattro vittorie consecutive (Barcellona, Montecarlo, Silverstone e Montréal). L’iberico sembrerà avere il secondo titolo tra le mani, con ben 25 lunghezze di vantaggio, ma la risposta della Ferrari e di Schumacher non tarderà.
Il 7 volte iridato tornerà al successo ad Indianapolis, con il compagno Felipe Massa dietro di lui, a firmare una doppietta rossa in terra americana. La scuderia di Maranello nella tappe successive di Magny-Cours e Hockenheim si rivelerà la più veloce, con altri due successi del tedesco.
L’annuncio del ritiro ed il capolavoro di Shanghai
A Monza, quartultima prova del campionato, Alonso arriva con ben 12 punti di vantaggio su Schumacher. In qualifica sarà Kimi Raikkonen, sulla McLaren, ad ottenere la pole, con l’alfiere tedesco subito alle sue spalle.
Per quello della Renault invece, il fine settimana brianzolo sarà il più complicato della stagione. Si qualificherà quinto, ma a causa di una penalità per aver ostacolato Massa, sarà costretto a partire dalla decima piazza.
In gara dovrà ritirarsi a 10 tornate dal termine, con Schumacher che ne approfitterà, prendendosi di prepotenza la sua quinta vittoria a Monza, portandosi a soli 2 punti dal nativo di Oviedo in graduatoria. Proprio al termine di quel weekend, il Kaiser annuncerà il suo (primo) ritiro dalla corse, lasciando spazio a Raikkonen a partire dal 2007.
In Cina la qualifica è monopolizzata dalla squadra di Flavio Briatore, con Alonso in pole davanti a Fisichella. Soffre la rossa, con Schumacher che scatterà soltanto dalla P6.
Il giorno seguente, il “barone rosso” farà sognare tutti i tifosi della Ferrari, con una prova di maestria assoluta: in una corsa fortemente condizionata dalla pioggia, il tedesco conquisterà la sua 91esima ed ultima vittoria in F1, balzando in testa al mondiale a pari punti col rivale per il numero di successi.
Il sogno iridato si spegne in Giappone
A Suzuka, penultima gara, la lotta mondiale tra Schumacher e Alonso entra nel vivo. La qualifica sorriderà alla Scuderia di Maranello, con Massa in pole, seguito dal Kaiser. Fatica invece il rivale, che chiuderà in quinta posizione.
Dopo i primi giri, il brasiliano lascerà strada a Schumacher, mentre Alonso inizierà a recuperare terreno. Dopo la prima sosta, lo spagnolo uscirà davanti a Massa, andando alla disperata rimonta sul tedesco, padrone fin lì della corsa giapponese.
Al 36esimo passaggio il motore della vettura del Kaiser, per la prima volta dal GP di Francia del 2000, cedette, costringendolo ad un pesantissimo ritiro in ottica mondiale. Il numero 1 si ritroverà in testa, andando comodamente a vincere e mettendo un’ipoteca sul secondo alloro.
Alonso si presenterà all’ultimo appuntamento con 10 punti sul tedesco. Al Kaiser servirebbe vincere con il rivale fuori dalla zona punti, scenario assai complicato ma non impossibile.

In Brasile la resa dei conti
La Ferrari sin dalle prove libere era la chiara favorita per il weekend, e questo sembrava essere un ottimo punto di partenza per l’ipotetica rimonta mondiale.
L’ultimo fine settimana del kaiser non fu però idilliaco. In qualifica, durante l’ultima manche, ebbe un problema tecnico, che lo relegò in decima posizione sullo schieramento.
Alonso ottenne una quarta casella, che metteva quasi definitivamente fine al sogno iridato dell’ottavo titolo di Schumacher. La gara conclusiva della sua carriera, salvo poi tornare nel 2010, inizierà nel peggiore dei modi, difatti nelle prime tornate, in seguito ad un contatto con Fisichella, avrà una foratura.
Il bacio d’addio con la Ferrari
A quel punto, con il campionato ormai andato, il tedesco non alzò bandiera bianca. Abbassò nuovamente la visiera e mise in atto una tra le più spettacolari esibizioni di guida di oltre 50 anni di storia della F1.
Il Kaiser cominciò così una furiosa rimonta, segnata da parziali record. Il culmine della sua corsa arrivò a pochi chilometri dalla bandiera a scacchi, quando con una manovra fuori dall’ordinario comune, sorpassò Raikkonen alla prima curva.
Tale momento segnò anche il passaggio di consegne, con il finlandese che dalla stagione seguente avrebbe preso il suo posto, conquistando l’ultimo titolo piloti della Scuderia di Maranello.
L’altra rossa di Massa andrà a vincere per la prima volta in patria, con Alonso alle sue spalle nuovamente Campione del Mondo. Ciononostante, la festa sarà tutta per Schumacher, quarto al traguardo, che saluterà, inconsapevole del suo futuro ritorno, il paddock e la Ferrari.

Immagine di copertina: by TMWolf, CC BY-SA 3.0, commons.wikimedia
