Carrie: da Stephen King a Prime Video

Dopo esattamente 52 anni dall’uscita del romanzo che ha lanciato la carriera di Stephen King, la storia di Carrie White torna sullo schermo, grazie a una serie tv lanciata da Prime Video. 

Carrie è il primo romanzo di Stephen King, pubblicato nel 1974. L’autore ha sempre sostenuto che sia stata la moglie Tabitha a spingerlo a portare il libro a una casa editrice. Infatti, King non era fiducioso nel possibile successo di questa storia.

La serie di Amazon Prime

La serie tv, uscita il 7 ottobre 2026, sfrutta la dilatazione narrativa per esplorare temi importanti nella società attuale, come cyberbullismo e solitudine. Suddivisa in 8 episodi, della durata media di 50 minuti, la serie tv Carrie adatta per la prima volta in formato televisivo l’opera cartacea. Tuttavia, questa storia era già stato riadattata nel 1976 da Brian De Palma, con il film Carrie – Lo sguardo di Satana. 

Dopo l’imprevista morte del padre, la giovane Carrie White (Summer H. Howell), che ha vissuto tutta la sua esistenza in isolamento in casa, a causa dei genitori fanatici, viene iscritta dagli assistenti sociali al liceo. Qui sarà obbligata a scontrarsi con la sua inesperienza e ingenuità, diventando la principale vittima di bullismo da parte dei suoi compagni. In tutto questo, oltre alle prese in giro e ai continui scherzi, Carrie inizia a manifestare poteri telecinetici, attirando l’attenzione di misteriosi individui. 

Grazie al regista di horror Mike Flanagan, Carrie non sembra essere una semplice storia raccontata per spaventare lo spettatore, ma deve aiutare a far riflettere sulla società attuale. Infatti, Carrie è una storia adolescenziale narrata dal punto di vista di chi si sente diverso dagli altri, ma diverso lo è per davvero.

Differenze con il libro

Una delle differenze principali, che cambia completamente la base del racconto, è l’ambientazione. Il libro è infatti ambientato negli anni ’70, mentre la serie tv è ambientata nel mondo contemporaneo. Tutto questo porta Carrie a subire un bullismo ancora maggiore: oltre al vero e proprio danno fisico, entra in gioco l’era digitale. Infatti, le prese in giro non finiscono una volta usciti da scuola, ma continuano pesantemente anche sui social, grazie a video virali e ad account anonimi. 

Anche il ritratto della madre, Margaret White, cambia molto tra l’opera di King e il riadattamento di Flanagan. Nel libro, Margaret è una donna religiosa molto violenta: secondo lei, ogni pulsione naturale è un peccato che deve essere purificato con la reclusione nella sgabuzzino. Nella serie tv, pur avendo un’inflessibilità tossica, Margaret White appare più ossessionata dal proteggere sua figlia, tenendola lontana dal mondo esterno.

Inoltre, nel libro il padre di Carrie muore in un incidente sul lavoro, diversi mesi prima della nascita della figlia. Lei, dunque, è orfana dal primo giorno di vita: subisce le punizioni continue inflitte dalla madre, ma esce di casa e va a scuola tutti i giorni. In questo modo il suo isolamento è più psicologico. Nella serie tv, questo viene completamente capovolto: il padre di Carrie muore quando è già adolescente, dunque lei vive lontana da qualsiasi contesto sociale, finché non viene trovata e aiutata dalla polizia. 

Riadattare il romanzo di Stephen King, senza replicare pienamente il film di De Palma, era una sfida complessa. Allontanandosi dall’adattamento parola per parola, Mike Flanagan è riuscito ugualmente a preservare lo spirito del romanzo, rendendo il trauma di Carrie ancora più claustrofobico. In questo modo, il libro di King trova una seconda giovinezza televisiva, ricordandoci che la paura dell’isolamento e del giudizio altrui caratterizzano non un decennio specifico, ma l’adolescenza stessa. 

Immagine in evidenza: “Carrie” di Eden, Janine and Jim, CC BY 4.0

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