Cosa succede quando un album si trasforma in un racconto? Francesca Michielin lo mostra attraverso il suo progetto “Magia Bianca, Magia Nera”. Una narrazione che parte nel 1484 e arriva fino ai giorni nostri, raccontando di caccia alle streghe, di rivendicazione femminile e di tradizioni popolari.
Quando l’album diventa racconto
Negli ultimi tempi i “concept album” hanno riacquistato spazio all’interno dell’industria musicale. Progetti che permettono di vivere un’esperienza diversa rispetto all’ascolto di un album classico: l’immersione in un definito universo narrativo nel quale le diverse tracce si legano tra loro attraverso un fil rouge.
La costruzione di un racconto, all’interno di un album, va a favorire quella che è la riconoscibilità dell’artista e della sua musica. Inoltre, permette di portare all’attenzione del pubblico un messaggio che si ripropone in tutti i brani, creando coesione e donando al progetto un’identità ben precisa.
Alle tracce si uniscono visual, copertine, video e videoclip, elementi che rispecchiano a pieno quello che è il messaggio dell’album e che contribuiscono a restituirne il mood. La musica si trasforma in un’esperienza, costruita attraverso diversi linguaggi.
È in questa dimensione che si inserisce il progetto di Francesca Michielin “Magia Bianca, Magia Nera”: un universo magico, mitologico, ricco di simboli, che immerge il pubblico in un mondo in cui ancora esisteva la caccia alle streghe.
L’inizio del racconto
La magia diventa il linguaggio attraverso cui Francesca Michielin costruisce il proprio album. La cantautrice ha pubblicato a giugno di quest’anno l’album “Magia Bianca”, contenente 8 tracce che ci raccontano una storia. Una storia fatta di rabbia, di rivendicazione femminile e di figure mitologiche.
Francesca Michielin utilizza quindi la magia come metafora di trasformazione e di consapevolezza dell’essere donna e dei propri diritti.
Il racconto inizia con la prima traccia “1484”, anno della bolla papale “Summis desiderantes affectibus” che viene considerato come uno dei documenti che diede inizio alla caccia alle streghe in Europa. È proprio questo il tema intorno al quale girano alcuni dei brani successivi quali “Una donna non può”, “Feral girl” e ancora “Strega comanda”: un parallelismo tra il Medioevo e l’oggi che cerca di rivendicare, ancora una volta, la libertà femminile.
Quante volte, ancora oggi, a causa della disparità di genere le donne vengono simbolicamente messe “al rogo” alla prima occasione? In questo album si combatte per il diritto ad avere delle idee, per la possibilità di essere sé stesse e di poter scegliere per sé stesse. Una lotta che attraversa i secoli, del Medioevo fino ad oggi.
A questa voglia di rivendicazione si affianca, poi, la rabbia verso un sistema ingiusto, verso l’impossibilità di scegliere per sé e di poter avere controllo delle proprie idee.
Non solo testi, ma anche la musica si rifà al mondo magico e medievale. Riferimenti a Battiato e Kate Bush si uniscono a musica elettronica, canti gregoriani e accompagnamenti al clavicembalo.
Insomma, musica, preoccupazioni e voglia di rivendicazione non mancano all’interno del racconto magico portato avanti dall’artista.

Il folklore
Riprendendo le tradizioni folkloristiche italiane, Francesca Michielin inserisce nei suoi brani tante figure legate alla sua terra, il Veneto, e tanti significati legati alla stregoneria.
Prime tra tutte le anguane, ninfe, streghe o fate fluviali “belle e pericolose” a cui è dedicato il brano “Il canto delle anguane”.
Nell’album sono presenti anche delle voci nascoste, degli “spettri” che accompagnano l’artista in alcuni brani. Sentiamo, per esempio, la voce di Caparezza nella canzone “Strega comanda” e di Patrizia Laquidara nel brano “Il canto delle anguane”.
“Litha” è il titolo di un’altra canzone e il nome di uno degli otto sabba del calendario pagano, corrispondente alla notte del Solstizio d’estate (20/21 giugno). Secondo la tradizione durante il sabba di Litha venivano accesi dei falò e le donne si riunivano per invocare l’abbondanza, l’amore, la purificazione.
“Litha” non è l’unico riferimento ai sabba presente nell’album di Michielin. Nella traccia inedita prevista solo nel formato fisico dell’album “Magia Bianca”, dal titolo “Nelle mie segrete”, Francesca Michielin propone un indizio nascosto, che cita: “E quando la luna dell’ottavo e ultimo sabba brillerà nel cielo, di nuovo ci incontreremo (…)”. Il sabba di cui si parla in questo messaggio è il sabba di Samhain, tradizionalmente associato alla notte del 31 ottobre in cui, secondo la tradizione, il nostro mondo è vicino a quello dei morti.
Cosa significa tutto questo? Francesca Michielin attraverso i sabba scandisce il racconto portato avanti nel suo disco, trasformandoli in punti di riferimento per la narrazione. Non è un caso, infatti, che durante il sabba di Mabon, che cade durante l’Equinozio di autunno, la cantautrice abbia annunciato l’uscita dell’ultima parte del suo progetto, che prenderà il titolo di “Magia Bianca, Magia nera” e che verrà pubblicata il 30 ottobre, alla vigilia dell’ottavo e ultimo sabba, come anticipato dalla canzone “Nelle mie segrete”.

Il racconto continua
“Magia bianca, Magia nera” concluderà il racconto magico di Francesca Michielin. La narrazione ripartirà con la sua parte più oscura, dove il bene si scontra con il male e dove ritorneranno temi già trattati nelle tracce precedenti, legati alla rabbia, alla libertà ed alla consapevolezza.
Ad introdurre la parte finale del progetto è stato il singolo “La mia ragazza”, brano ispirato alla storia di Katherina Hetzeldorfer, giustiziata nel 1477 per omosessualità. Una vicenda che rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo del brano che si inserisce nell’immaginario di controllo e repressione esercitato sulle libertà, sull’identità e sui corpi delle donne.
Una novità accomuna le sei nuove tracce presenti nell’album: l’ispirazione a figure appartenenti alla mitologia, alla storia e alle credenze magiche. Oltre a Katherina Hetzeldorfer troveremo anche Hildegard Von Bingen, Ecate, Diana, Brigid e Artoria Pendragon.
Un sound più gotico e cupo caratterizzerà questa parte dell’album, in cui paure e fragilità si trasformeranno in consapevolezza e presa di coscienza.
Il racconto arriva così al suo punto finale: il bene e il male non sono più due realtà contrapposte, ma finiscono per contaminarsi. Perché, nell’universo costruito da Francesca Michielin, non esiste una sola faccia della medaglia, né una netta separazione tra bianco e nero. Esistono linguaggi, verità e identità differenti che possono convivere e incontrarsi.
Immagine in evidenza dell’Ufficio stampa Goigest, scattate da Alessandro Porri
