Una vita idilliaca e senza orari, una corsa mattutina per Hyde Park ed una tazza di tè. Così i Blur descrivono le abitudini dei londinesi in Parklife, una canzone “estremamente inglese”. Ma cosa si nasconde dietro a questo pezzo? Certamente molto di più di una semplice satira.
Benvenuti su Unplugged, dove le canzoni non sono solo canzoni. Ogni settimana scopriremo ciò che si cela dietro ad alcune pietre miliari della storia della musica, dalla denuncia sociale ai pettegolezzi (e qualche chitarra spaccata sul palco). Oggi ci trasferiamo in Inghilterra, nel bel mezzo di una delle rivalità musicali più chiacchierate di sempre, e lo facciamo parlando di una canzone che il popolo inglese prende in giro, neanche troppo sottilmente.
London Swings Again
Negli anni ‘90 il Regno Unito tornò a vivere una nuova epoca d’oro, trainata da un ritrovato ottimismo e amor di patria per la Cool Britannia. Ci troviamo nell’era delle Spice Girls, di David Beckham, della vittoria di Tony Blair alle elezioni e del film Trainspotting. Nel 1996 l’Inghilterra ospita gli Europei di calcio e per strada si canta “football is coming home”. Ed anche la musica rock “ritornò a casa”, dopo anni di dominazione americana e quasi tre decenni dalla leggenda della Beat Generation. A metà anni ‘90 nasce infatti il Britpop, la risposta made in UK al fenomeno Grunge di oltreoceano, che in quel momento stava dominando le classifiche con gruppi come Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam.
Ed il Britpop incarna per qualche verso tutto ciò che il Grunge non è. Si passa quindi dal look trasandato ad uno stile vintage, ispirato alla cultura mod degli anni ‘60; da suoni cupi ed aggressivi a chitarre pop, da testi costruiti da rabbia e apatia al tipico humor inglese. Numerosi gruppi provarono a cavalcare l’onda del successo di questo nuovo genere (ad esempio i Pulp, gli Elastica, i Suede) ma presto il Britpop si trasformò in un duello a porte chiuse. Un “combattimento tra pesi massimi”, per citare la copertina di una rivista di quel periodo.

Guerra a colpi di beat
I giornalisti la chiamarono “Battaglia delle Band”, con una certa nostalgia per la rivalità tra Beatles e Rolling Stones, ma lo scontro tra Blur e Oasis va forse oltre la musica. Le due band rappresentano infatti due volti diversi della società inglese ed il loro culto viene coltivato da fanbase diametralmente opposte. Gli Oasis, guidati da una effervescente coppia di fratelli, Liam e Noel Gallagher, raffigurano il suono di Manchester. Sono l’espressione musicale della classe operaia, della gente comune: sono meno puliti e più ribelli.
Al contrario, i Blur, il cui nome significa sfocatura, provengono da una scena più borghese, ”pettinata”, più affine allo stile di vita degli universitari londinesi. Il frontman dei Blur è Damon Albarn, voce, polistrumentista e penna eclettica, che qualche anno più tardi darà vita ad un altro progetto musicale di grande successo: insieme al fumettista Jamie Hewlett creerà i Gorillaz, la prima band virtuale. Oltre ad Albarn troviamo Graham Coxon alla chitarra, Alex James al basso e Dave Rowntree alla batteria.
Formatosi nel 1988, è proprio con l’album Parklife, uscito ad aprile 1994, che il gruppo spicca definitivamente il volo nel panorama musicale. Il disco, oltre al brano omonimo, contiene canzoni come Girls & Boys, singolo che descrive ironicamente la cultura fluida e promiscua dei nightclub.

Solo un anno dopo, i Blur pubblicheranno uno degli album emblema della guerra Britpop, The Great Escape, da cui vengono estratti i singoli Country House e Charmless Man. Per tutta risposta, a 3 settimane di distanza gli Oasis distribuiranno (What’s the Story) Morning Glory?, dando vita ad un sanguinoso scontro commerciale.
Vita da parco
Parklife rappresenta forse la canzone meno canzone del repertorio dei Blur. È infatti più simile ad un monologo, intervallato dalla ripetizione continua della parola nonsense “parklife”, che letteralmente significa “vita da parco”. Le strofe non sono cantate, ma recitate, e per questo Albarn pensò di affidarsi all’attore inglese Phil Daniels. Le strofe vengono pronunciate con un fortissimo accento Cockney, e sono una satira pungente dello stile di vita della classe media londinese. Citandone i vizi e le ossessioni mondane, gli abitanti di Londra vengono descritti come dotati forse di un po’ troppo tempo libero. Si ironizza sulla passione sfrenata per il jogging e sulla mancanza di orari fissi, che danno la possibilità di fermarsi tutti i giorni a “dare da mangiare ai piccioni”. Il ritornello torna invece ad essere cantato da Albarn, e spezza una lancia nei confronti dei londinesi, con un tono allegro ed affettuoso.
All the people
BLUR
So many people
And they all go hand in hand
Hand in hand through their parklife
Contrariamente alle aspettative dell’etichetta, e forse dei Blur stessi, Parklife fu un vero successo, sia per la critica, sia per il grande pubblico, e risultò il singolo più venduto dell’album. Anche il videoclip ricevette grandi consensi. Ritroviamo Daniels, la voce parlata del brano, nei panni di un venditore di vetri per finestre, che gira per il quartiere di Greenwich a bordo di una grossa Ford degli anni ‘70 insieme a Damon Albarn, il suo assistente. Il video è ironico e divertente, e contiene alcuni riferimenti ad altri progetti della band, oltre ad una scena dove i quattro membri del gruppo attraversano le strisce pedonali, ricordando la copertina di Abbey Road dei Beatles. Piacque moltissimo, tanto da aggiudicarsi un premio ai BRIT Awards del 1995.
E sempre ai BRIT Awards, ma dell’anno successivo, gli Oasis, premiati per il miglior album, intonarono una parodia di Parklife, canzonado gli avversari appena sconfitti.
Il post-Britpop
Dopo pochi anni, il fenomeno Britpop si spense. Il concetto di battaglia all’ultima hit si affievolì, e con essa anche i continui battibecchi e screzi tra le band ed i due frontman Damon e Liam. Con il senno di poi, Damon Albarn stesso dichiarò che la guerra fu vinta nettamente dal gruppo dei fratelli Gallagher. A giochi fatti rimasero più impressi nell’immaginario collettivo, basti pensare ai numeri da record scatenati dalla loro attesissima reunion ancora in corso. Ma nell’immediato, che ci crediate o no, fu proprio The Great Escape a dominare le classifiche. Verso fine anni ‘90 il sound dei Blur cambiò, e con esso anche il loro pubblico. Ricordiamo l’album omonimo Blur del 1997, che contiene Song 2. Considerata la canzone più celebre della loro discografia, risuona ancora oggi negli stadi di tutto il mondo.
Da allora i Blur hanno continuato a produrre musica, prendendosi alcune pause nel 2003 e nel 2015. Il loro ultimo album, The Ballad of Darren, è uscito nel 2023 ed è stato seguito da un tour, che li ha portati ad esibirsi anche durante l’edizione 2024 dei Coachella.
Lo scontro musicale tra Blur e Oasis ed il relativo gossip ha interessato per anni riviste e fan, entrando di diritto nella leggenda della musica (lo possiamo forse definire uno dei primi dissing della storia). Fatto sta che ad oggi il Britpop, nonostante sia ormai musicalmente estinto, continua ad essere ascoltatissimo, anche da chi quell’era non l’ha vissuta direttamente. Beh, per oggi è tutto, alla prossima settimana!
Immagine in evidenza: marieclaire
