Concime cap. 7: Una cieca fiducia nell’umano

Il 2020 si è concluso. Se non cerchiamo un senso in ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi, allora ogni proposta per il futuro sarà vana. Con l’attivista Irene Facheris e Stefania Proietti, sindaca di Assisi, ho discusso su come dare valore all’anno appena trascorso.

Attribuire un nome alle cose è un’arte. Consiste nel concedere alle persone e alle situazioni il tempo di evolvere e solo in un secondo momento cercare di definirle. Invece di ridurre a un’etichetta l’immensità insita nell’altro, mira a determinare ciò che questo può significare per ognuno di noi. È un percorso di crescita personale che si innesta in una realtà dinamica fatta di relazioni.

La ricerca di senso, oltre alla riflessione, richiede l’azione e un impegno attivo. “La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”.

Passare all’azione

L’idea del concime rimanda a una circolarità che è nell’armonia della natura. Una dinamica che l’uomo ha turbato. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Il virus SARS-CoV-2 si muove molto più aggressivamente nei luoghi in cui l’aria è inquinata, in particolare dove si riscontra un alto tasso di particolato. Forse questo momento darà l’innesco a una riflessione più attenta e soprattutto a un’azione. Solo se la crisi ci muoverà a decisioni incisive ci potrà essere una fertilità.

Intanto, iniziamo a camminare. Una frase comunemente attribuita a San Francesco recita: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”.

Con lo sterco tra le mani

Tempeste di merda che si scatenano online in cui centinaia di persone gridano l’odio. Non è un caso che le shitstorm si chiamino così. Il lockdown ha esacerbato la violenza di questi fenomeni. Chi subiva le shitstorm era solo contro a uno sciame, così solo da cercare di instaurare un dialogo con il letame. E quello sterco, sordo e cieco, continuava a ferire. Ci sono situazioni che fortificano e fanno crescere, ma a quale costo? A quale prezzo per la salute mentale?

Dai diamanti non cresce nulla. Non bisogna colpevolizzarsi della puzza del letame. È un odore acre che dà fastidio. Quando ti si tira la merda addosso, non puoi evitare di sentirne l’odore. Se si spera di concimare con un letame fresco, tappandosi il naso, non funzionerà. Il tempo deve entrare nell’equazione. Più questo tempo passa, più lo sterco smette di emanare cattivo odore e diventa concime.

Il tempo è superiore allo spazio. Si possono innescare dei processi e tramandarli, inserendoli in una dimensione che non ha fine. Questo riguarda tanto il rinnovamento del sistema quanto l’apertura della società. La parità inizia dal linguaggio, dalla scelta di un termine rispetto a un altro. Il modo in cui parliamo modifica il modo di pensare e lascia un’eredità alle future generazioni.

Concime cap. 7: Una cieca fiducia nell'umano

Cercare un senso

Nulla vale la pena se non c’è un senso. Dobbiamo chiederci che senso ha avuto per noi il 2020. Non si tratta di avanzare spiegazioni su ciò è accaduto o sui comportamenti delle persone, ma guardare dentro di noi. Se riusciremo ad attribuire un significato alle giornate che stiamo vivendo, allora potranno diventare fertili.

La religione fornisce uno strumento in più. Avere fede è credere che ci sia un senso anche dove non è possibile vederlo, anche negli avvenimenti più spiacevoli. Si sosta nel non capire. Chiedersi come far diventare concime la marea di sterco che ci circonda è rispondere a questa ricerca di senso. Quando il significato non arriva da fuori, o io non si ha la certezza che ci sia, occorre cercarlo dentro di sé.

Fiducia

Ci si accorge dei cambiamenti quando sono già avvenuti. Non c’è possibilità di prevedere cosa nascerà da un terreno. Non si può predire il momento della svolta. È una questione di fiducia nel prossimo, nell’umano, nella risposta che arriverà. L’alterità è una grandezza irriducibile che non può essere incapsulata nella nostra mente. Siamo delle isole comunicanti. Possiamo dunque entrare in dialogo e permettere alle persone di esprimersi secondo il loro singolare modo di essere. La conoscenza dell’altro avviene ascoltando ciò che ha da dire.

Il mistero è bellezza. Accettando l’immensità che rappresenta ogni individuo, si riconosce l’unicità che egli porta con sé. Il prossimo non si può capire, è impossibile afferrarlo. Però ci si può avere una relazione. L’altro è prezioso. Se lasciato crescere in pace, porta a compimento quello che è. Il problema della società in cui viviamo è che spesso ci è impedito di autorealizzarci.

You need blind faith, no false hope” cantano i Foo Fighters. Avere fede, fiducia cieca, vuol dire credere in ciò che verrà. Se non si fa niente e si aspetta che succeda qualcosa, quella è una falsa speranza. È necessaria un’intenzione affinché le possibilità che il futuro prospetta diventino realtà, e in questa direzione incanalare tutte le energie positive.

L’ottimismo non riguarda solo ciò che il domani riserva per la persona. C’è un valore incommensurabile che supera il singolo e i comportamenti individuali. Ognuno ha una fertilità e un concime che gli sono naturalmente dati e sono parte della nostra umanità. Possono essere utilizzati in qualsiasi momento, bisogna semplicemente ricordare di averli.

Concime torna tra due settimane con un nuovo capitolo

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