Divi, duci, guitti, papi, caimani. Ascolta il prof. Gianni Canova, ospite a Zizzania

Divi, Duci, Guitti, Papi, Caimani. Sembra soltanto un elenco di travestimenti per il grande schermo, il titolo del nuovo libro del prof. Gianni Canova. Ed invece è anche un endecasillabo,  come rivela con il consueto estro proprio il Cinemaniaco. D’altronde non poteva che essere ricca di suggestioni – più o meno indiscrete, cinematografiche e non – l’intervista al prorettore IULM, ospite dell’ultima puntata di Zizzania (giù il podcast da ascoltare). 

Perché il “viaggio nei fatti, con occhi inconsueti”, tra le pagine dell’agile saggio edito da Bietti, ha stavolta indagato l’immaginario del potere nel cinema italiano. Un unicum – osserva Canova – nella mappa della settima arte, che ha dato forma allo sguardo degli italiani verso i politici, o i rappresentati del potere in genere.

Ma perchè, al cinema, i potenti sono sempre cattivi? E cosa hanno da insegnarci i foschi ritratti che i registi hanno reso di Andreotti, Berlusconi, Mussolini, di un ipotetico Pio XIII, oppure il riso suscitato dall’umano ragionier Fantozzi o dal grottesco Cetto La Qualunque?
Lo racconta Gianni Canova, parlando ai microfoni di Radio IULM di quel potere che è la vera ossessione del cinema italiano. Oltre che la sua.

Zizzania, puntata del 12 aprile. Tutti i podcast sono disponibili cliccando QUI

 

Il testo di seguito è un estratto parziale dell’intervista al prof. Gianni Canova, da riascoltare integralmente al link: http://radioiulm.it/album/zizzania

Il prossimo film che proietterà il potere sul grande schermo? Loro, di Paolo Sorrentino, di cui il prof. Canova offre delle interessanti indiscrezioni

“Devo ancora trovare un posto dove non ci siano padroni”. E’ la frase di Clint Eastwood, pronunciata in Per un pugno di dollari, che pone all’inizio del suo libro. Questo posto, di sicuro, non è il cinema italiano. Ma il potere è un’ossessione, per i nostri registri, o un qualcosa su cui inciampa di frequente pur senza volerlo?

Fino all’ultimo sono stato incerto se mettere come frase d’esergo questa oppure un’altra che – chi è entrato nel mio studio, qui in IULM, ricorderà. Quella era di uno dei miei più grandi idoli, Fabrizio De Andrè che dice: “Certo, bisogna farne di strada per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”.

Dunque anche la mia ossessione per il potere parte da una convinzione sostanzialmente anarchica e dall’idea che, comunque, il potere abbia a che fare con una parte oscura della natura umana. Resto convinto, intanto, che quanto più le persone bramano il potere e tanto più sono inadeguate ad esercitarlo. Gli unici che forse avrebbero diritto e dovere  di esercitarlo sono quelli a cui il potere fa un po’ schifo. Ma questi uomini, in genere si dedicano ad altre attività, più appaganti e gratificanti. E allora resta questo mondo di padroni, padroncini, padronetti, che pretendono di incarnare una certa idea del potere. Mascherandosi, come ricorda il titolo di questo mio libro.

E sempre di maschere parla anche il prossimo film di Paolo Sorrentino, Loro, tra poco al cinema.

Esatto. Sappiate che uscirà in due atti: Loro 1, Loro 2. Quindi appuntatevi la data del 24 aprile, giorno in cui uscirà il primo atto e a seguire, una decina di giorni dopo, il secondo. Quasi emulando la formula di uscita di Novecento, un film di Bernardo Bertolucci del 1976, anch’esso sul potere. Mi diceva Luca Bigazzi, il direttore della fotografia, che hanno tra le mani una quantità incredibile di girato buono e che, ad una prima scrematura, avevano quasi diciotto ore di bobina. Poteva essere una sorta di The Young Pope: hanno scelto invece di fare due film, di più o meno tre ore l’una. Assolutamente da non perdere.

Il prof. Canova con Achille ed Enzo, i conduttori di Zizzania

I potenti sono cattivi, allora. Ma non trova che noi italiani coviamo, forse in segreto, il desiderio di sostituire il potente del nostro immaginario con figure alla Giuseppe Garibaldi, naturalmente come quello di Benvenuto Presidente? Forse, in una certa misura, è già successo…

Sì ci sono delle figure che presentano un volto più umano del potere, ma è sempre stato così. Divi e Duci, sono le due maschere che io trovo più significative. Prendiamo La presa del potere di Luigi XIV di Rossellini: come prende il potere il Re Sole? Fondando una moda. Egli dice al suo popolo “adesso voi vi vestite come me, vi pettinate come me, vi mettete la gorgiera ed io sono il vostro spettacolo quotidiano”.

Tutti i giorni i piccoli gesti quotidiani del re divengono così uno spettacolo per la corte: il re si sveglia, il re si veste, il re mangia e tutta la corte lo ammira. La maschera opposta è quella del Duce, che non si presenta come Benito Mussolini quanto come Duce, appunto. Non dice al popolo “siate come me” ma “io sono come voi”, e quindi va nell’Agro Pontino, si spoglia a torso nudo e fa il bagno. Scende tra la folla per comunicarle che è uno di loro.

Prosegue la crisi che darà un nuovo Governo a questo paese. Che, col potere, non cambierà i propri rapporti. É il caso che suggerire, a chi riuscirà a formare un esecutivo, un film da vedere come “istruzioni per l’uso” prima di insediarsi a Palazzo Chigi?

Bella domanda. Suggerirei di leggere un romanzo, “Il cerchio” di Dave Eaggers, come antidoto alle forme striscianti di totalitarismo digitale che si annidano nel nostro futuro prossimo. E come opera tratta dal cinema italiano direi “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Come auspicabile antidoto al fatto che nessuno dei parlamentari eletti si ritenga tale. Al di sopra di ogni sospetto.