Lady Bird, o la forza della normalità. Perchè apprezzare il film rosa di Greta Gerwig

Quella di Lady Bird è stata probabilmente tra le candidature al miglior film più discusse del 2018. E non in quanto film atipico ma, in modo abbastanza inverosimile, perché giudicato fin troppo “normale”. La protagonista Christine McPherson, che preferisce essere chiamata Lady Bird, frequenta l’ultimo anno di un liceo Cattolico di Sacramento, dove non spicca tanto per voti eccellenti quanto per personalità brillante.

Lady Bird in un’inquadratura che la ritrae nel suo liceo cattolico

Vive con la famiglia nella parte sbagliata dei binari, com’è solita ripetere più volte lei stessa intendendo di abitare nella parte povera della grande città californiana.
Ed è proprio attorno alla semplice vita di Lady Bird, un’adolescente ambiziosa e sognatrice come tante, che si articolano le diverse vicende del film. Tra le comuni situazioni che Lady Bird affronta ogni giorno, come il primo amore, l’ammissione al college o l’accettazione di se stessa, si distingue il suo complicato, ma al tempo stesso anch’esso comune, rapporto con la madre.

Ad interpretarla troviamo un’impeccabile Laurie Metcalf, che nell’archivio collettivo dei grandi consumatori di serie tv è stata però anche un’altra madre, ovvero quella di Sheldon Cooper in The Big Bang Theory.

Di grande interesse per la trama il rapporto tra l’adolescente e la madre

Lady Bird, dunque, è scritto e diretto da una donna (Greta Gerwig), racconta della vita di un’adolescente ed esamina un rapporto madre-figlia. Proprio per questa concentrazione rosa è stato definito un film semplice che, se non ci fossimo trovati in un tale periodo femminista, non avrebbe avuto il successo che ha ottenuto. Questo tipo di conclusione, però, rischia di cadere in una frettolosa banalità.

Alfred Hitchcock diceva che il cinema è come la vita ma senza tempi morti, eppure la semplicità narrativa di un film al femminile come Lady Bird ci costringe inevitabilmente a ricordare che la vita è fatta anche di questo. Non soltanto, ovvero, delle scrupolose scelte di guerra di Winston Churchill o della delicata pubblicazione di problematici documenti top secret. Com’è stato, per l’appunto, per altri due dei nove film candidati all’Oscar, quali L’ora più buia e ThPost.

Lady Bird, invece, ci ricorda che la vita è fatta anche di banali incomprensioni, di sogni impossibili o di continue incertezze ma, soprattutto, di normalità. Il film è così uno specchio in cui qualsiasi adolescente può forse rivedere qualcosa di stesso, a partire dalla contrapposizione tra la paura di deludere di una figlia e la difficoltà di comunicare di una madre. Si susseguono momenti di tenera incompatibilità tra la frenesia giovanile della protagonista, che nemmeno accetta il proprio nome, e la consapevolezza genitoriale di sua madre, alle prese con una difficoltà economica.

Una delle scene del film, candidato all’Oscar

Il momento in cui la protagonista non si presenta più agli altri come Lady Bird segna in un certo senso la fine del film, ma contemporaneamente anche l’inizio della nuova vita di Christine. Ed è proprio da quell’istante che comincerà anche un non dichiarato, ma implicito e reciproco, avvicinamento emotivo e psicologico tra le due componenti femminili.

La ventiquattrenne Saoirse Ronan, che aveva già ricevuto una candidatura a soli 14 anni, interpreta non con tante difficoltà il ruolo di Lady Bird – o, forse, dovremmo dire di Christine? –  vista anche la lieve differenza di età con il personaggio.
E’ stata infatti la seconda più giovane candidata agli oscar della passata stagione, soltanto dopo il ventitreenne Timothée Hal Chalamet per Chiamami col tuo nome. Attore, quello del film di Luca Guadagnino, che ha tra l’altro recitato anche nello stesso Lady Bird.

E se è nella semplicità che va ricercato il senso intrinseco dello stesso film, la reputazione di Lady Bird come film fin troppo normale non può che essere anche il suo stesso fulcro, di forza e di verità.
Un’opera sincera e genuina con cui potersi rispecchiare ma, soprattutto, con cui potersi timidamente emozionare. In particolar modo se, come nel mio caso, lo si è visto accanto alla propria madre.