Ultimamente, le specie a rischio di estinzione sono un argomento poco trattato e diffuso, non molti ne parlano, il che non fa che estinguere la memoria di molti stupendi animali: tra questi, il leopardo delle nevi.
Oggi, 23 ottobre, si celebra la giornata internazionale di questo affascinante animale, noto come il “fantasma delle montagne”.
Un abitante del tetto del mondo
Il leopardo delle nevi vive sulle impervie montagne dell’Asia, a ridosso dell’altopiano del Tibet, un ambiente riservato, freddo conosciuto anche come “il tetto del mondo”.
Nonostante il nome e il manto maculato, non sono i leopardi i parenti più prossimi di questo predatore! Circa due milioni di anni fa un gruppo di grandi felidi del genere Panthera (il genere di cui fanno parte anche leopardi, leoni e giaguari) si divise: una parte diede origine ai leopardi delle nevi, mentre dagli altri si distinsero i più grandi felini, tra i quali, le tigri.
Le sue prede naturali sono altri animali agili e ben adattati a vivere in quel clima inclemente fatto di rocce affilate e picchi innevati: capre e pecore selvatiche.
Il fantasma delle montagne cattura le prede tendendo loro agguati, grazie al manto mimetico: fondamentale per l’equilibrio è la lunga coda, voluminosa e coperta da una fitta pelliccia che può essere usata per scaldare ulteriormente il corpo quando dorme.
Un fatto curioso è che, nonostante appartenga al genere Panthera, il leopardo delle nevi è l’unico dei cinque grandi felini a non poter ruggire. Questo dipende dalla particolare struttura della sua gola e dalle corde vocali più ridotte, che non gli permettono di produrre un ruggito.
L’estinzione sotto i nostri occhi
Il leopardo delle nevi è classificato come “Vulnerabile“, poiché ci sono meno di 10.000 adulti in grado di riprodursi, e negli ultimi 22 anni, la popolazione si è ridotta all’incirca del 10%.
Non è facile capire quanti ne siano rimasti, siccome son molto sfuggenti: vengono di norma utilizzate prove indirette, come le immagini ottenute dalle fototrappole. Di conseguenza, è anche difficoltoso capire quale sia stato l’andamento della popolazione nel tempo ma che ci siano diversi problemi ne abbiamo la prova.
In primo luogo troviamo la caccia: nell’Asia centrale è noto il contrabbando delle loro pelli e di loro parti, specialmente dal 1991 in avanti. ll mercato nero esiste ancora ma il dato ancor più scioccante è che in alcune zone la domanda di diversi prodotti, come tappeti fatti con il suo manto o, addirittura, le sue ossa, è persino aumentata!
Inoltre, l’animale è vittima di una contraddizione tutta umana: cacciamo le sue prede, restringiamo le sue possibilità di sopravvivenza e poi lo condanniamo quando attacca il bestiame per nutrirsi. Uno studio condotto in Mongolia nel 2015 ha rilevato che, tra i 19 esemplari monitorati, il 27%delle predazioni riguardava animali domestici.
Per gli allevatori, perdere il bestiame significa mettere a rischio il proprio sostentamento; la tensione può così sfociare in uccisioni per ritorsione. Eppure, quando sono disponibili, i leopardi preferiscono generalmente le prede selvatiche. La loro diminuzione, causata anche dalla caccia, li spinge sempre più vicino agli insediamenti umani: così, l’uomo impoverisce l’habitat del predatore e finisce per punirlo perché cerca di sopravvivere.
In secondo luogo, la costruzione di infrastrutture, come ferrovie e strade, e la crescita dell’attività mineraria, intensificatesi entrambe in tempi recenti, costituiscono un’altra minaccia.
Infine, un ulteriore problema è rappresentato dall’ambiente in cui vive che, come praticamente tutti gli ambienti freddi, è a rischio per il cambiamento climatico.
L’invisibilità delle nostre responsabilità
Proteggere il leopardo delle nevi significa, prima di tutto, mettere in discussione il nostro modo di convivere con ciò che consideriamo una minaccia: sensibilizzare le comunità sul suo ruolo ecologico e migliorare le condizioni di allevamento può ridurre i conflitti, trasformando un predatore temuto in una presenza rispettata.
È chiaro che convivere con i grandi predatori richiede compromessi, ma fino a che punto si può chiamare pericoloso un animale che cerca soltanto di sopravvivere in un mondo che gli stiamo sottraendo? Il vero paradosso è che rischiamo di condannarlo per le conseguenze delle nostre stesse azioni: quando finalmente ci accorgeremo della sua assenza, forse sarà troppo tardi.
Lontano dagli occhi, non dalla responsabilità: l’invisibilità non ci assolve
Il problema non è soltanto ciò che scompare, ma tutto ciò a cui non abbiamo mai imparato a prestare attenzione. Viviamo in un mondo la cui società reputa che sia necessario essere visibili per esistere davvero, essere ascoltati per contare, diventare una notizia per meritare interesse.
Ma da quando il valore di qualcosa dipende dalla frequenza con cui compare davanti ai nostri occhi? Il leopardo delle nevi, il fantasma tra le montagne dell’Asia, ci deve ricordare che esistono vite che proseguono lontane dal nostro sguardo, ecosistemi che si impoveriscono senza fare alcun rumore e perdite di cui comprendiamo la portata soltanto quando non possiamo più porre rimedio.
Dunque, la questione non è soltanto imparare a vedere, ma mettere in discussione il nostro stesso modo di guardare il mondo: siamo davvero noi a stabilire cosa meriti di esistere, cosa abbia valore e cosa possa essere sacrificato in nome dei nostri interessi? Abbiamo davvero bisogno di assistere alla scomparsa di qualcosa per riconoscerne l’importanza?
Non dobbiamo confondere ciò che ignoriamo con ciò che non ci riguarda, né proteggerci dietro la distanza per sottrarci alle nostre responsabilità, dal momento che il fatto che qualcosa sia lontano dai nostri occhi non significa assolutamente che sia lontano dalle conseguenze delle nostre azioni.
La vera assurdità è proprio questa: non è il leopardo delle nevi a essere invisibile per natura, ma siamo noi ad aver imparato a ignorare tutto ciò che non richiama la nostra attenzione.
Quando finalmente ci accorgeremo della sua assenza, potrebbe essere troppo tardi per restituirgli un posto nel mondo.
Il fantasma delle montagne rischia di diventare un fantasma per davvero, ma la domanda resta: quante altre cose siamo disposti a lasciare scomparire prima di riconoscerne il valore?
immagine di copertina: Irbis1983

2 Commento
Anonimo
bellissimo articolo che pone l’attenzione su uno degli animali a rischio d’estinzione a cui non si presta abbastanza attenzione!!
Anonimo
Forza animali💪🏻💪🏻💪🏻