“Le avventure di Sherlock Holmes” di Conan Doyle compie 134 anni

Sir Arthur Conan Doyle ha creato un mondo caratterizzato da misteri, omicidi e investigazioni. A partire dall’ottobre del 1892, con la prima pubblicazione de “Le avventure di Sherlock Holmes”, ha permesso a un gran numero di persone di addentrarsi all’interno delle sue pagine per sperimentare la vita del più grande investigatore di tutti i tempi. 

Sir Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 1859 – Crowborough, 1930), uno degli scrittori britannici più influenti tra ‘800 e ‘900, è il creatore del celebre detective Sherlock Holmes. Laureato in medicina, trovò ispirazione nel suo professore universitario Joseph Bell, noto per le sue straordinarie capacità di osservazione e deduzione. Le stesse contribuirono alla nascita del personaggio di Holmes. Considerato il padre del giallo deduttivo moderno, Doyle raggiunse la fama internazionale grazie alle avventure dell’investigatore di Baker Street: protagonista di romanzi e di raccolte di racconti che hanno segnato la storia della letteratura poliziesca.

Nel 1902 ricevette il titolo di cavaliere dal re Edoardo VII per i servizi resi alla Corona britannica durante la Seconda Guerra Boera. Oltre alle opere dedicate a Sherlock Holmes, si cimentò anche nella narrativa fantascientifica con il ciclo del professor Challenger. Negli ultimi anni della sua vita, invece, approfondì temi legati allo spiritismo e al soprannaturale. Morì nel 1930, lasciando un’eredità letteraria ancora oggi fondamentale.

Il Ciclo di Sherlock Holmes

L’universo di Sherlock Holmes di Doyle è composto da quattro romanzi principali e cinquantasei brevi racconti. Furono inizialmente pubblicati su riviste come lo Strand Magazine e poi raccolti in cinque antologie principali.

La prima delle cinque antologie pubblicate dall’autore, “Le avventure di Sherlock Holmes”, festeggia il 134° anniversario di pubblicazione. Fu disponibile sul mercato inglese e americano a partire dall’ottobre 1892.

L’antologia contiene 12 racconti diversi, tra cui “La lega dei capelli rossi” e “Uno scandalo in Boemia”. In questa sezione si esplora il metodo del detective e la sua infallibilità logica. La collana di racconti permette di mostrare la potenzialità del metodo deduttivo e le grandi abilità di Holmes. Riesce, infatti, a partire da piccoli dettagli, a dare un panorama specifico degli accadimenti.

Uno studio in rosso

Sono quindi quattro i romanzi che, pubblicati tra il 1887 e il 1915, permettono di conoscere a fondo la figura del famoso detective e consentono di comprendere al meglio la sua personalità e le sue grandiose abilità.

Il primo di questi romanzi, “Uno studio in rosso” (1887), apre le porte al mondo dei misteri e permette di stabilire le dinamiche principali e di illustrare i personaggi. Il dottor John Watson, soldato reduce dalla guerra in Afghanistan, fa il suo ingresso nella storia e conosce il signor Holmes perché in cerca di un coinquilino con cui dividere le spese della cara Londra. I due si trasferiscono al 221B di Baker Street e finiscono dapprima coinvolti in uno strano caso di omicidio. Un uomo viene trovato morto, senza ferite apparenti, ma con una parola scritta sul muro col sangue, Rache, ovvero vendetta in tedesco.

Il romanzo si divide in due parti, la prima ambientata a Londra, la seconda, invece, è un lungo flashback ambientato in una comunità di mormoni nello stato dello Utha che permette di comprendere i nascosti motivi dietro i delitti.

Il segno dei quattro

Il secondo romanzo del 1890, “Il segno dei quattro”, si focalizza su una giovane donna, Mary Morstan, che si rivolge a Sherlock Holmes per indagare sulla scomparsa del padre avvenuta dieci anni prima. La giovane riceve da un mecenate occulto una preziosa perla. L’indagine condotta dal detective porta alla scoperta di un tesoro rubato in india, legato a un segreto accordo condotto tra quattro detenuti e due ufficiali britannici.

Questo romanzo è fondamentale perché introduce l’uso della cocaina al 7% da parte di Sherlock Holmes per battere la noia della sua grande mente, ed è importante perché illustra il coinvolgimento emotivo del dottor Watson che si convertirà in una storia d’amore con Mary.

Il mastino dei Baskerville

Nel 1902 Conan Doyle pubblica “Il mastino dei Baskerville”, un romanzo che tocca i temi dell’omicidio e delle maledizioni dinastiche. Connettendosi con atmosfere gotiche, nebbiose e horror, questa storia diventa il capolavoro assoluto della serie in linea con il genere poliziesco.

La storia inizia quando Sir Charles Baskerville viene trovato morto nella sua tenuta nel Devonshire. Il detective Holmes, non convinto dall’ipotesi di un possibile infarto, trova le impronte di un gigantesco cane che permettono di riaccendere la leggenda di una maledizione dinastica. Il dottor Watson prende quindi mano alla questione e, per ordine di Holmes, protegge l’erede Sir Henry durante la caccia alla bestia.

La valle della paura

L’ultimo romanzo della serie, “La valle della paura” del 1915, riprende la struttura di “Uno studio in rosso”. La prima parte si sviluppa in Inghilterra e segue cerca di risolvere il “mistero della camera chiusa”. Invece, la seconda parte, è ambientata negli Stati Uniti dove una società segreta mafiosa terrorizzava la comunità.

Sherlock Holmes riceve un messaggio cifrato da un informatore che lo avverte di un pericolo che si sarebbe presto presentato per un uomo chiamato John Douglas. (S)fortunatamente per il detective, lo sconosciuto fu trovato morto di lì a poco, sfigurato da una fucilata nella sua fortezza blindata a Birlstone.

È in questo ultimo romanzo che viene presentato in modo indiretto il Professor Moriarty, l’acerrimo nemico di Holmes. Si scopre poi essere il mandante dell’omicidio di Douglas e il responsabile degli accadimenti collegati alla società mafiosa. In questa storia Moriarty agisce come un consulente criminale globale: fornisce informazioni e lascia fare il lavoro sporco ad altri.

Le memorie di Sherlock Holmes

I romanzi pubblicati da Doyle sono solo una piccola fetta di ciò che il detective di Baker Street ha vissuto nella caotica Londra del 1800. Come detto precedentemente, l’autore scrive diversi racconti che fanno parte di cinque antologie principali, che permettono di ampliare il panorama di misteri e omicidi.

La seconda antologia del 1894 contiene 11 racconti che toccano temi differenti quali il passato, gli affetti e la vulnerabilità di Holmes. È qui che viene descritta la figura di suo fratello Mycroft, e della successiva diatriba con il precedentemente citato Moriarty.

Tra questi racconti si evidenzia “Il mistero della Gloria Scott”, il primo caso in ordine cronologico che il detective si trova a risolvere durante gli anni dell’università. Il tutto gira attorno a messaggi criptati, ricatti ed a segreti nascosti dalla nave “Gloria Scott”.

La trasformazione dei misteri

Le ultime tre antologie (“Il ritorno di Sherlock Holmes” – 1905; “Il suo ultimo saluto” – 1917; “Il taccuino di Sherlock Holmes – 1927), mostrano l’evoluzione finale del personaggio. Importante è il trauma del grande vuoto che la scomparsa di Sherlock ha comportato. Il ritorno del detective nella terza antologia si apre proprio con la spiegazione di dove sia stato durante i tre anni in cui il mondo lo credeva morto dopo il suo scontro con Moriarty.

Nel passaggio dalla terza alla quarta antologia, Holmes modifica la pratica del suo lavoro e si ritira nella quiete a coltivare api. In più, man mano che si prosegue nella storia, i casi si allontano dalle bizzarrie aristocratiche e romantiche, e si avvicinano al mondo globale: si parla della Prima Guerra Mondiale, di spionaggio politico, di organizzazioni criminali e perversione.

Gli adattamenti cinematografici

I racconti di Conan Doyle hanno ancora oggi un posto importante sia per la letteratura che per la televisione. Negli ultimi decenni, sono stati realizzati molti adattamenti cinematografici delle vicende del detective tra cui “Sherlock” (serie TV BBC/Netflix) e i due film con Robert Downey Jr del 2009 e del 2011.

La serie televisiva è una moderna reinterpretazione dei racconti ed è ambientata nella Londra contemporanea in cui Sherlock Holmes, interpretato da Benedict Cumberbatch, e John Watson, interpretato da Martin Freeman, risolvono diversi casi usando la tipica deduzione a loro nota, in aggiunta a nuove tecnologie. All’interno delle puntate si toccano vari scenari descritti da Doyle anche se i registi, Steven Moffat e Mark Gatiss, hanno proposto delle modifiche alla trama: ad esempio l’aggiunta di Eurus Holmes, sorella minore di Sherlock e Mycroft, interpretata da Sian Brooke.

I due film di Guy Ritchie in cui Robert Downey Jr indossa i panni di Holmes, propongono, invece, una versione più dinamica e avventurosa del detective. Tutto gira attorno a un’indagine sul misterioso Lord Blackwood, tra azione, misteri e umorismo. Nel secondo film, “Sherlock Holmes: Gioco di ombre”, il dottor Watson, interpretato da Jude Law, aiuta il compagno ad affrontare il loro più grande nemico, il professor Moriarty. Jared Harris recita la sua parte e incarna una mente criminale che trama per scatenare un conflitto in Europa.

Immagine di copertina (Sherlock Holmes e John Watson, 1892): Sidney Paget, Public domain, via Wikimedia Commons

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