Ripercorriamo la carriera di Alberto Ascari, asso della Ferrari nei primi anni ’50 e ultimo pilota italiano a vincere un titolo in Formula 1.
La morte del padre e il debutto con Enzo Ferrari
Ascari nacque a Milano nel 1918, perdendo a soli 7 anni il padre Antonio, all’epoca uno dei più forti piloti, a causa di un incidente mortale nel Gran Premio di Francia del 1925.
All’età di 18 anni iniziò a gareggiare di nascosto con le motociclette. Nel 1936 avvenne il suo esordio alla Ventiquattro ore di Milano, in sella ad una Sertum 500. Successivamente corse come pilota ufficiale per la storica scuderia Bianchi, ottenendo complessivamente più che discreti risultati nelle categorie minori.
Il passaggio definitivo alle 4 ruote avvenne soltanto nel 1940, grazie al contributo di Enzo Ferrari, che era stato amico e compagno di squadra del padre in Alfa Romeo. Il “Drake” offrì ad Ascari l’opportunità di debuttare alla Mille Miglia nella stessa annata.
Per tale appuntamento guidò l’Auto Avio Costruzioni 815, la prima autovettura interamente progettata e costruita da Enzo Ferrari dopo il suo addio con il Biscione. Nonostante il ritiro, quel debutto sancì l’inizio di partenza di un legame che segnerà la storia dell’automobilismo.

Lo stop della guerra e l’affermazione negli anni successivi
L’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale costrinse Ascari ad interrompere la sua carriera da astro nascente. Durante quel periodo gestì un’officina di riparazione e trasporto di veicoli militari insieme a colui che sarebbe diventato il suo mentore, Luigi Villoresi.
Al termine della guerra tornò in pista nel 1947, acquistando privatamente una Maserati 4CLT grazie al supporto di Villoresi. I due iniziarono a dominare nel palcoscenico europeo, guadagnandosi il soprannome di “i due della città”.
L’anno seguente ottenne la sua prima celebre vittoria nel Gran Premio di Sanremo con la Maserati e da quel momento divenne il punto di riferimento della compagine modenese.
Nel 1949 il Drake lo richiamò per corerre con le neonate monoposto del cavallino rampante. Anche se la F1 sarebbe nata da lì a poco, quell’annata si rivelò trionfale, dato che vinse ben 7 grandi corse, tra cui il GP d’Italia a Monza, seguendo le orme del padre, vincitore ben 25 anni prima.

I titoli in F1 con la Ferrari
Nel 1950 prese parte alla prima edizione del Campionato del Mondo di Formula 1, sempre con i colori della squadra di Enzo Ferrari. L’anno successivo chiuderà secondo in graduatoria, alle spalle di Fangio.
Nel 1952 la Ferrari mise in pista la straordinaria Ferrari 500 F2, con Ascari che diede vita ad un dominio con pochi eguali nella storia dell’automobilismo. Nonostante avesse saltato l’appuntamento inaugurale in Svizzera, per correre la prestigiosa 500 Miglia di Indianapolis, al suo ritorno in Europa fece bottino pieno.
Vinse tutte e le sei restanti gare del campionato, conquistando il suo primo titolo iridato. La striscia di successi consecutivi continuò anche ad inizio 1953, stabilendo il record di ben 9 trionfi, che verrà battuto solamente 60 dopo (Vettel nel 2013 e Verstappen 2023).
Nel circuito di Bremgarten Ascari porterà a casa il secondo e ultimo mondiale di un pilota italiano in F1, resistendo alla rimonta di Fangio.

Lo spavento di Montecarlo e la morte a Monza
Gli anni a venire, con il passaggio alla Lancia, risulteranno i più complicati della carriera di Ascari, caratterizzata da numerosi ritiri.
Durante il Gran Premio di Montecarlo nel 1955, “Ciccio” perse il controllo della sua vettura all’uscita della chicane e volò letteralmente nella acque del porto. L’auto affondò, ma lui riuscì a riemergere miracolosamente, uscendo con una semplice frattura al setto nasale e qualche contusione.
Solamente quattro giorni dopo, il 26 Maggio, mentre si trovava al circuito di Monza per assistere al test del suo giovane amico Eugenio Castellotti, decise di verificare le proprie condizioni fisiche post infortunio.
Si mise alla guida della Ferrari 750 Sport, ma al terzo giro, mentre affrontava la curva del Vialone, che verrà poi rinominata in suo onore, la sua vettura sbandò, si impennò e capovolse, sbalzando fuori il pilota. Ascari morì sul colpo a soli 36 anni.
Le cause esatte dell’incidente non vennero mai chiarite del tutto, tra chi pensa che abbia avuto un malore e chi ritiene ad un cedimento strutturale degli pneumatici o l’improvviso attraversamento della pista da parte di un operaio.
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