50 anni di IULM: dall’innovazione all’amore per la cultura

20 marzo 1969. Questo il giorno in cui nacque la Fondazione IULM, frutto delle intuizioni di Carlo Bo e Silvio Baridon, che miravano all’individuazione di nuovi percorsi didattici, distaccati dagli schemi di un sistema universitario italiano in totale crisi e alla disperata ricerca di una strada da percorrere.

Un progetto innovativo, come sottolinea il presidente del Consiglio di Amministrazione della nostra Università, Giovanni Puglisi, in occasione della Cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Accademico 2018/2019. Ma soprattutto una Fondazione sostenuta da risorse private, un’impresa portata avanti con idee precise.

Oggi la IULM è un pezzo felice dell’università italiana e dell’intero Paese, costruito progressivamente attraverso innovazioni, sperimentazioni pesate e validate, consensi delle famiglie, intraprendenza dei giovani e coraggio del mondo del lavoro.

Giovanni Puglisi, durante il suo discorso di apertura alla Cerimonia

Puglisi ricorda inoltre l’importanza dell’operato di Francesco Alberoni, rettore per due anni tra il ’98 e il 2000, che, al fianco di Carlo Bo, introdusse il corso di laurea in Relazioni pubbliche, un’avanguardia oggi divenuta un must della comunicazione d’impresa.

A tracciare, però, l’identità odierna della IULM è la centralità della cultura europea, elemento fondativo in grado di formare una realtà che raccoglie in sé anche lo straniero.

Un’università che rappresenta un laboratorio di idee, una palestra che muove le menti degli studenti attraverso le lingue e la classicità, le arti e il turismo, l’economia e la filosofia. Che aspira una democrazia culturale, sempre più larga ed espansa, ma che in Italia sembra mancare, secondo il nostro Magnifico Rettore Gianni Canova.

Ma IULM è anche una casa, una comunità, per migliaia di studenti, che oltre a sapere, saper fare, saper progettare il futuro, imparano a saper essere, come è successo a Martina Bosin, Rappresentante degli studenti in Senato Accademico. Noi tutti dobbiamo capire l’essenzialità delle abilità umane, al di là di quelle professionali.

Simbolo di umanità, di arte, di musica, di letteratura, ma specialmente di cultura, è Roberto Vecchioni, insignito, proprio durante la Cerimonia, del Diploma honoris causa nel Master in Arti del racconto.

Attraverso aneddoti, storie, poesie, canzoni, Vecchioni ci narra l’importanza dell’amore per la cultura, del valore dell’arte come espressione della nostra gioiosa paura di vivere.

Negli anni 80, un archeologo, Louis Godard, era a Creta per scoprire delle rimanenze della scrittura lineare A. Trovare le origini di una scrittura significa trovare le origini del pensare. La scrittura è una radice. Rimase 6 anni a Creta. Non trovò Mai quello che gli serviva. Tutte le sere tornava in piazza e beveva un Pernot. C’era sempre con lui un vecchietto che beveva lo stesso. Per 5 anni non si salutarono mai.

Poi finirono i finanziamenti. L’ultima sera si sedette al solito tavolino, triste, perché aveva fallito. Fu allora che il vecchio lo salutò e si sedette vicino a lui. Gli disse: “Voi avete cercato nel posto sbagliato. I minoici non andavano lì perché era molto ventosa”. Il giorno dopo andò in una piana dall’altra parte di Creta e scoprì i resti di un palazzo e un sacco di scritture lineare A.

Perché me l’ha detto solo ora?

Perché se se ne fosse andato prima, avrebbe significato che non se lo meritava, non aveva amato abbastanza.

Roberto Vecchioni, la storia di Louis Godard

Questo è il senso della speranza, della costruzione di sé attraverso l’attesa, della gioia di sbagliare e del poter avere in futuro. L’uomo deve aggrapparsi alla cultura, perché unifica il logico e il sentimentale, perché è il monumento dell’animo umano, è un elemento eterno.

A chiudere una Cerimonia di apertura di Anno Accademico piena di messaggi profondi e formativi, interviene il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ribadisce il peso e la rilevanza dello sguardo verso il futuro, dell’aspirazione a traguardi sempre nuovi, tramite l’ibridazione di linguaggi e saperi e l’adozione di un pensiero critico, che mira sempre al dialogo e al rispetto.

Questo è l’inizio di un nuovo anno ricco di idee e insegnamenti, colmati da una serie di eventi e appuntamenti organizzati per porre lo studente al centro dell’Università. D’altronde è questo ciò che vuole compiere il nostro Rettore.

Buon anno a tutti!