“Dove va l’Italia?”. Paolo Del Debbio lo chiede a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera

Dove va l’Italia?”. E’ una domanda ancora insoluta, dal 4 marzo ad oggi, nelle lunghe capriole della crisi di governo ancora aperta. E prova a rispondere, in compagnia di alcuni giornalisti di punta del panorama italiano, Paolo del Debbio. Celebre volto Mediaset, da tempo immemore docente di Etica ed Economia all’Università IULM,  il presentatore ha inaugurato una serie di tre incontri con l’intervista a Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, ospite dell’Ateneo martedì 8 maggio.

Palo Del Dobbio intervista Luciano Fontana, nel primo dei tre incontri dal titolo “Dove va l’Italia?”

Nella fase più convulsa della ricerca di un esecutivo,  la situazione è estremamente incerta anche secondo il direttore del primo quotidiano italiano. In particolare,nel gioco di reciproca rincorsa tra forze politiche vincitrici alle urne, Lega e Movimento 5 Stelle, la possibilità che la legislatura finisca abortita, per la prima volta nella storia repubblicana, non è da escludere.

È tuttavia evidente la necessità di una nuova legge elettorale. Punto su cui Fontana è irremovibile. Si tratterebbe ad ogni modo del quinto tentativo di fornire all’Italia un sistema efficace. Restando remota, per Fontana, l’opzione di introdurre un secondo turno. Che del Rosatellum dice essere stato “realizzato unicamente per arginare i populismi”. Sull’eventualità di un ritorno al voto invece Fontana non nega  la possibilità di replicare la situazione attuale. “Forse da questo secondo voto Salvini potrebbe ottenere un margine maggiore; il che gli darebbe una maggiore libertà dal Forza Italia”, afferma. 

Quanto al Movimento 5 Stelle, sebbene Di Maio incarni una scelta precisa di rappresentanza, i suoi continui tentativi d’accordo hanno creato dissenso nella base del partito. Fontana lascia intravedere una possibilità non indifferente di una ri-affermazione di Alessandro Di Battista, non ricandidato alle scorse elezioni ma sempre vissuto come leader ombra all’interno del movimento.

Paolo Del Debbio, noto volto Mediaset, è docente e membro del Cda dell’Università IULM

Ed il prosieguo della chiacchierata riguarda Matteo Renzi: “Ha in breve dissipato un patrimonio politico grazie ad una serie di scelte politiche sbagliate e ad una strategia narrativa molto distante da ciò che era avvertito nel paese”, dice il direttore del giornale di via Solferino. Sottolineare la ripresa economica dinnanzi ad una realtà disillusa ha condotto l’ex segretario del in una sorta di “categoria dell’antipatia”. Avrebbe inoltre, il senatore di Scandicci, dimostrato un profondo “scollamento dalla realtà”. Ciò lo avrebbe indotto ad attribuire un maggior peso al referendum costituzionale, piuttosto che a questioni più sentite dagli italiani. Ad esempio le questioni del lavoro, sia riguardanti la diffusa disoccupazione, sia le problematiche relative l’introduzione delle nuove tecnologie. “Ciò è da imputare alla sua giovane età. Sebbene – ammette – possa aver fatto cose giuste, al paese non è piaciuta questa scelta. Come la sua presenza nell’ombra del partito, dopo le dimissioni del 4 dicembre 2016”.

Sia per il PD, che per gli altri partiti, commenta ancora Fontana, sarebbe utile un ritorno ad una certa analisi della società. Come è noto, i voti perduti dalle due grandi forze centriste sono andati da una parte al M5s, dall’altra alla Lega. I primi “hanno saputo fare leva sul tema dell’esclusione al sud”. I secondi invece hanno centrato le grandi problematiche del nord, ossia le norme riguardanti l’imprenditoria e le questioni di sicurezza, legate all’immigrazione, dice.

Giornalista dal liceo, Luciano Fontana è direttore del quotidiano milanese dal 2015

È evidente tuttavia una fragilità del sistema politico attuale, che affonderebbe le proprie radici nella fine della “Prima repubblica”. Infatti nel libro Un paese senza leader, edito da Longanesi qualche settimana prima del voto,  Fontana racconta trent’anni di politica privi di personalità politiche capaci di modificare in modo consistente il paese attraverso i loro mandati.

Riguardo alla politica estera, dunque, il direttore del Corriere della Sera si dimostra preoccupato. Pur avendo previsto l’elezione di Trump, si dice preoccupato, da europeo, per la “partita dei dazi”. D’altra parte, come ribadiscono sia lui che Del Debbio, l’Italia necessita di stare in Europa e di stare nel Mondo. In egual misura, gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa. Ma anche nella Cina, fin troppo scomoda nei panni da avversaria sul commercio che negli equilibri geopolitico.

Analizzando l’eccentrica posizione della Russia, invece, Fontana crede che “nonostante l’Europa e Gli Usa abbiano tentato di relegarla a media-potenza locale, è stata capace di utilizzare la sua vocazione militare per affermare la sua supremazia. Spesso – ammonisce – c’è stata dove Europa e Stati Uniti sono mancati”. Concludendo su Macron, il direttore Fontana crede che voglia “conquistarsi un posto nella storia”. Il ruolo da protagonista del vecchio continente, nelle sedi internazionali, resta però soltanto una possibilità. Specie se gli stati si presenteranno divisi. Il che dipende, anche, da “dove va l’Italia“.

Il ciclo di incontri con il prof. Paolo Del Debbio prosegue con altri due appuntamenti, ancora nello IULM Open Space, in programma martedì 22 maggio e martedì 29. Scopri di più a questo link: http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/news-e-eventi/notizie/dove+va+litalia