Dante: dalle terzine al 4/4

La Divina Commedia è un componimento medievale. Perciò, come siamo passati dal leggerla all’ascoltarla su Spotify?

Un uomo che attraversa le epoche

La Divina Commedia è da secoli un tassello fondamentale della nostra cultura. È un’opera che parla dell’uomo e il suo continuo sforzo per migliorarsi ogni giorno. Proprio per questo, il viaggio di Dante non si può circoscrivere alle dimensioni di Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma continua a protendersi tutt’oggi attraverso ogni manifestazione del nostro agire.

Dalla poesia allo streaming

Dal 1321 ad oggi, il mondo non ha potuto che cambiare e, con ciò, risulta impossibile non citare l’inversione dei ruoli tra poesia e canzone.

Al tempo di Dante

Nel Medioevo, la canzone era un’esperienza viva, legata indissolubilmente all’interpretazione in chiave musicale di una poesia da parte di un menestrello, col fine di intrattenere un pubblico. Tuttavia, diversamente dal componimento poetico, una volta vissuta quell’esperienza non era più accessibile nuovamente, se non attraverso la memoria.

Cosa ne è stato della poesia?

Oggi, invece, abbiamo la fortuna di poter registrare le canzoni e di poterle riascoltare. In particolar modo, con l’avvento delle piattaforme di streaming musicale, accedere alla canzone è diventato semplice e immediato, tanto che questa è giunta ad essere più popolare della poesia. Conseguenza di ciò è l’ascensione dei cantanti (ex cantori) ad uno status precedentemente associato alle figure dei poeti.

Un eredità che non si perde

Ciononostante, gli artisti che ascoltiamo oggi, i rapper più di tutti, non hanno mai smesso di prendere spunto dai grandi maestri del passato. Dante, forse, ne è la prova più evidente.

Jovanotti – Serenata Rap

Jovanotti in concerto nel 1993, Gorup de Besanez, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Serenata metropolitana

Uscito nel 1994, Serenata rap è un singolo che, cavalcando l’onda del neonato rap, plasma l’idea tipica della serenata, conferendo un aspetto nuovo alla canzone. Il destinatario, in maniera analoga ai testi tradizionali, è la donna amata, alla quale il “cantore” chiede la mano.

Da Paolo a Dante, da Francesca a Beatrice

Nel testo, Jovanotti riprende una frase di Francesca Da Rimini, dal Canto V dell’Inferno:

“Amor che a nullo amato amar perdona”, porco cane
Lo scriverò sui muri e sulle metropolitane
Di questa città, milioni di abitanti
Che giorno dopo giorno ignorandosi vanno avanti

Con quel verso, Dante voleva esprimere il bisogno che sente chi riceve amore di compensarlo a sua volta. Nella Commedia, infatti, il poeta prova empatia per la storia di Paolo e Francesca, dal momento che, come loro l’un l’altra, anch’egli ha perso la donna che amava. Tuttavia, ciò che più lo colpisce nel profondo è proprio la suddetta frase di Francesca, perché l’amore di Dante non è corrisposto da Beatrice.

“…come vedi, ancor non m’abbandona.”, una frase impressa nell’eternità

Ad ogni modo, circa sette secoli dopo, il buon Lorenzo Cherubini prende in prestito il celebre verso, indirizzandolo all’adorata come esortazione a ricambiare l’amore a lei rivolto. Se tale esortazione abbia causato l’effetto sperato, noi non possiamo saperlo con certezza. Ciò che, al contrario, è più che sicuro, è che le parole dell’Alighieri continuano a riecheggiare nella nostra memoria e che, pur con l’incessante fluire degli anni, certe frasi non smetteranno mai di essere attuali.

Caparezza – Argenti Vive

Caparezza nel 2014, Giuseppe Milo from Dublin, Ireland, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

L’episodio della Palude stigia

Dall’Album Museica (2014), Argenti Vive riprende un episodio del Canto VIII dell’Inferno. Qui, Dante e Virgilio attraversano navigando la Palude stigia, trovandosi inaspettatamente circondati da una schiera di anime sguazzanti, che si sbranano tra di loro nel fango: sono le anime degli iracondi. D’un tratto, una figura ricoperta di melma si erge, rivolgendosi al poeta.

Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
e disse: “Chi se’ tu che vieni anzi ora?”.

E io a lui: “S’i’ vegno, non rimango;
ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?”.
Rispuose: “Vedi che son un che piango”.

E io a lui: “Con piangere e con lutto,
spirito maladetto, ti rimani;
ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto”.

In sostanza, Dante la insulta. A quel punto, l’anima dannata, accecata dall’orgoglio e dall’ira, allunga le mani verso la barca, ma Virgilio, prontamente, la respinge. Così, lo spirito, dannato, sbeffeggiato e deriso, viene rigettato e costretto al silenzio, annegando nel pantano fino alla fine dei tempi. L’anima in questione era quella di Filippo Argenti, un signore fiorentino, vicino di casa di Dante, con atteggiamenti maneschi e prepotenti, al quale il Poeta riserba rancore e disprezzo.

La risposta del dannato

Il brano di Caparezza si apre con una citazione tradotta di alcuni versi tratti dal testo originale, al quale segue un ingresso metal che, partendo dal “canto” denigratorio di Dante, si sviluppa in una risposta ben più articolata. Riassumendo, il rapper pugliese si cala nei panni dell’Argenti, prestandogli voce perché quest’ultimo possa prendere le proprie difese e, a sua volta, denigrare l’Alighieri. Dunque, Argenti Vive è un dissing, intervallato da una pausa di quasi 700 anni! La cosa che più di tutte stupisce, tuttavia, è quanto anche solo un singolo frammento di un Canto, tra i cento della Commedia, possa offrirci ancora oggi, non solo a livello umano, ma anche a livello artistico.

Tedua – La Divina Commedia

Tedua nel 2018, Radioimmaginaria, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

L’Album

Nel 2023 veniva pubblicata La Divina Commedia: non il poema di Dante, bensì l’album di Tedua. Il progetto in questione non si rifà ad un episodio specifico dell’opera, ma ne adotta il concetto fondante: la scalata verso la redenzione.

Il viaggio di Tedua

Il rapper genovese, traccia dopo traccia, condivide un percorso fatto di cadute, fatiche e successi. È un album che parla di riscatto, sollevamento, rinascita e che, pur con un linguaggio ormai evoluto dal volgare, evidenzia ulteriormente la somiglianza, immutata nei secoli, tra Dante e ciascuno di noi.

Una destinazione, due strade

Tutti compiono un viaggio, ognuno con la stessa velocità e destinazione; nessuno con egual durata, ma tutti con un tempo limitato. Affrontiamo un trip senza scopo, né motivazione, per questo abbiamo il compito di scegliere come viverlo. Se lo facciamo da soli o lo condividiamo, se andiamo di corsa o con scioltezza, siamo sempre noi a decidere se nasconderci nella selva oscura, o attraversarla per vedere che cosa si cela oltre.

immagine di copertina: Eugène Delacroix, Public domain, via Wikimedia Commons

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