Chi l’ha detto che la mostra del cinema di Venezia sia solo un feudo per i drammi storici e film d’autore? Sulla laguna il brivido ha sempre trovato casa. Nel corso dei decenni, l’horror e il fantastico si sono insinuati tra le proiezioni, trasformando la tensione in inquietudine in vera e propria arte premiata.
Ecco come il cinema della paura ha conquistato Venezia, da un classico del secolo scorso fino alle attese di quest’anno.
Dr Jekyll e Mr. Hyde (1931): il germe della paura sul primo red carpet

Nella primissima edizione della mostra, datata 1932, il festival non era ancora una gara competitiva come la conosciamo oggi, ma una vetrina internazionale. A sconvolgere il pubblico della terrazza dell’Hotel Excelsior fu la proiezione del capolavoro di Rouben Mamoulian, con la sua regia innovativa e il trucco progressivo (realizzato con filtri colorati). La trasformazione visiva impressionante di Fredric March (che ottenne un riconoscimento dal pubblico del lido) dimostrò che l’horror non era soltanto intrattenimento da fiera, ma un genere capace di esplorare la psiche umana e la dualità morale con altissima qualità tecnica.
Il dottor Henry Jekyll, medico brillante ed eticamente rigoroso, teorizza che nell’essere umano convivono due nature scisse: il bene e il male. Sperimentando su di sé una pozione chimica, riesce a separare le due componenti, dando vita a Mr Hyde, un doppio privo di freni morali che vaga nella notte londinese cedendo ai desideri più oscuri. Ben presto, però, la trasformazione sfugge al controllo del medico.
Giulietta degli spiriti (1965): i fantasmi dell’inconscio firmati Fellini

Presentato fuori concorso alla Mostra del 1965, il primo lungometraggio a colori di Federico Fellini porta al lido un horror tutto interiore e psichedelico. Più che mostri fisici, il film mette in scena i fantasmi della mente: il senso di colpa, la repressione e le paure inconsce. Nonostante accoglienze contrastanti e accese discussioni critiche al festival, l’opera ha ridefinito il concetto di “spettrale“, mostrando come il sovrannaturale potesse diventare uno strumento di indagine psicologica, visivamente sbalorditivo.
Giulietta è una donna borghese, timida e insicura, che scopre i tradimenti del marito. Incapace di reagire apertamente, cerca risposte nel mondo dell’esoterismo, partecipando a sedute spiritiche e consultando veggenti. Le sue visioni si popolano progressivamente di spiriti, ricordi d’infanzia repressi, figure grottesche e traumi religiosi, confondendo i confini tra realtà e allucinazione.
Eyes Wide Shut (1999): l’incubo elegante che ha stregato il Lido
Il festival di Venezia del 1999 fu segnato dall’anteprima mondiale del testamento visivo di Stanley Kubrick, scomparso pochi mesi prima. L’evento fermò letteralmente il Lido. Più che un thriller convenzionale, il film si struttura come un incubo ad occhi aperti a ritmo lento, dove la paura nasce dalla paranoia, dal dubbio e dal pericolo invisibile. L’uso delle maschere veneziane e l’atmosfera claustrofobica confermano la capacità del maestro di trasformare il turbamento psicologico impura arte cinematografica.
Il dottor Bill Harford entra in una profonda crisi identitaria quando la moglie Alice le confessa di aver desiderato un altro uomo. Tormentato dalla gelosia, Bill intraprende una peregrinazione notturna attraverso una New York inquietante e straniante. La sua discesa negli inferi dell’ossessione lo porta a infiltrarsi in una festa privata organizzata da una setta segreta, dove i partecipanti indossano maschere e celebrano rituali d’ombra.
La forma dell’acqua (2017): il mostro conquista la vetta più alta
La partecipazione in concorso nel 2017 ha segnato una svolta storica per la Mostra. Guillermo del Toro reinterpreta i classici Monster movie (in particolare il mostro della laguna nera), ribaltando i canoni tradizionali: il vero mostro non è l’essere anfibio ma l’intolleranza della società. Conquistando il leone d’oro al miglior film la pellicola ha sancito la definitiva consacrazione dell’horror e del fantastico ai vertici del cinema d’autore mondiale.
Durante la guerra fredda, Elisa, una donna muta che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo ad alta sicurezza, scopre l’esistenza di una creatura anfibia catturata in Amazzonia. Nonostante l’aspetto mostruoso del prigioniero, tra i due nasce un profondo legame empatico che si trasforma in amore, spingendo Elisa a pianificare la fuga della creatura dalle mani di uno spietato agente governativo.
L’estranea (2026): il nuovo brivido italiano che ci attende
Dopo essersi distinto nel panorama del Folk horror italiano con Classic horror story, Paolo Strippoli porta a Venezia un progetto che suscita fortissima curiosità. Le aspettative ruotano attorno alla capacità del regista di costruire un’atmosfera claustrofobica e visceralmente disturbante, lavorando sui dettagli del quotidiano per generare terrore. La critica attende di capire se il film saprà confermare il momento di rinascita maturità del cinema di genere italiano sul grande schermo del Lido.
La vicenda ruota attorno all’ingresso di una figura enigmatica all’interno di un nucleo familiare isolato. La presenza della donna misteriosa comincia a far affiorare i segreti mai detti, risentimenti e dinamiche malate, trasformando la casa in un teatro di paranoie e tensione psicologica crescente.
Immagine in evidenza: locandina del film Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Da:wikimedia

2 Commento
Anonimo
Splendida carrellata di film horror presentati a Venezia dagli albori fino ad oggi. Complimenti
Anonimo
Un articolo che non celebra il genere: lo prende sul serio, e questo è già abbastanza raro.