Alessandra (che poi sarei io), studentessa magistrale di Strategic Communication nella nostra Università, in questa esperienza racconta la propria esperienza Erasmus in Norvegia. Più precisamente a Oslo, sulla soglia del 60° parallelo Nord.
Come scorrono i mesi invernali in un Paese noto per il proprio clima glaciale? Quali attività offre una capitale scandinava? Il prezzo della vita è davvero così caro come si racconta? Oslo vanta infatti un infelice primato: la città è stata classificata al secondo posto come luogo più caro dove vivere nel mondo, e la più cara d’Europa in base al EAI.
Oslo come prima scelta
I motivi sono molteplici. Primo tra tutti: il freddo. Ho sempre mal sopportato il caldo, ragion per cui ho subito escluso dalla mia lista di papabili mete i Paesi del sud Europa. Sulla stessa stregua, adoro la neve. Non avendo molte possibilità di vedere paesaggi innevati nella mia città natale, ho pensato che fosse una bellissima occasione per godere un po’ di questo spettacolo naturale.
Sin da piccola inoltre ho sempre coltivato una sorta di curiosità per i Paesi scandinavi, e Oslo in particolare ha regolarmente attirato la mia attenzione. Non c’è un motivo preciso, ma ricordo ancora quando da bambina stilai una lista di posti da visitare prima di morire: al secondo posto c’era proprio Oslo (preceduto dalle Cascate del Niagara, che comunque al caldo non stanno).
Per ultimo, ma non per importanza, ha sicuramente inciso anche il peso dell’Università ospitante. Fondamentale per la mia scelta è stato infatti controllare la posizione di tutte le Università proposte in ranking sia globali che europei. La Universitetet i Oslo figurava sempre tra i posti migliori, e mentirei se dicessi che questo non è stato un dettaglio decisivo.

Un Paese estremamente internazionale
Appena scoperto di essere stata presa nella meta da me scelta, il mio primo pensiero è stato ri-scaricarmi Duolingo. Presa dall’emozione ho iniziato già da Luglio (sarei partita a Gennaio) a esercitarmi con le parole più semplici: mamma, latte, figlia, pane…
Questa dedizione è però durata ben poco, a essere onesta. Calata piano piano l’euforia dovuta alla gioia dell’essere stata assegnata nella città da me desiderata, ho abbandonato sempre di più le mie brevi quotidiane lezioni di lingua. Insomma, il giorno della mia partenza sapevo giusto dire “mamma”, “latte”, “figlia”, “pane”…
Non ero particolarmente agitata da ciò, comunque. Un aspetto estremamente positivo dei Paesi scandinavi è che tutti sanno molto bene l’inglese. Non mi è mai capitato, infatti, di incontrare qualcuno con cui non riuscissi avere una conversazione, avesse questo 6 anni o 70. Norvegese e inglese tra loro sicuramente si assomigliano più di quanto non lo facciano italiano e inglese, ma la vera marcia in più è data dal fatto che qua non esiste l’arte del doppiaggio. In questa maniera, si è un po’ obbligati a imparare un’altra lingua diversa dalla propria, no?
Di cosa godere a Oslo
Se amate sciare o le gite invernali fuori porta, Oslo è sicuramente la città perfetta. I paesaggi che la capitale offre sono da mozzare il fiato, specialmente se si considera che basta prendere la metro per poco più di mezz’ora per godere di abeti innevati, montagne e sentieri che poco hanno da invidiare alla più bella delle fiabe.
Se si noleggia una macchina, la bellezza non fa che aumentare, poiché anche spostandosi soltanto di poco da Oslo ci si ritrova a viaggiare tra boschi e fiordi ghiacciati dal fascino innegabile.
Nei mesi più caldi è sempre la natura a fare da protagonista: verso il mese di Aprile tutto si sghiaccia per lasciare finalmente spazio ai colori. Alberi e fiori rallegrano la città tutta, i ciliegi in particolare. A chi si è trasferito qui per qualche mese, sembra indubbiamente di star vivendo il proprio Erasmus in due città diverse.
Se in inverno tutti i norvegesi sciano e si rifugiano nelle proprie cabins in mezzo ai boschi, in primavera ed estate potrai trovarli stesi nei tanti parchi di cui la città è ricca a sfruttare le infinite ore di luce.
Insomma, la natura è sicuramente l’aspetto migliore di questo posto.

Momenti in cui ho fatto davvero fatica
Per quella che è stata la mia esperienza, la bellezza dei paesaggi non è bastata a supplire all’assenza di molte altre cose.
Primo tra tutti, il clima mi ha messa non poco alla prova. Ho detto di odiare il caldo, certo, ma vi assicuro che cercare di vivere una vita normale a -16° non è stato propriamente un gioco da ragazzi. Ancora più sofferta è stata però per me la quasi totale assenza di luce. Da metà Gennaio a circa la fine di Marzo, il sole è stato solo un miraggio. Le giornate sono caratterizzate da ore di luce estremamente corte, ma di fatto è come se non iniziassero mai. Non si percepisce in che momento il sole sorga o tramonti a causa della coltre di nubi (diversa da quella a cui siamo abituati, e lo dico da natia della Pianura Padana) che copre imperterrita il cielo, non permettendo neanche al più piccolo spiraglio di luce di attraversarla.
Il costo della vità è estremamente alto, e non importa quante volte te lo dicano, non sarai mai preparato abbastanza. Non c’è nulla di conveniente, nemmeno quella cosa a cui ora stai pensando dicendoti “vabbè dai, questo sicuro costa poco anche lì”. No.
La città, purtroppo, sebbene sia una capitale, a mio avviso non offre granchè (o, quanto meno, non offre granchè di abbordabile). A causa anche dei prezzi così elevati, le attività che restano da fare sono veramente poche, e delle superstiti poco, a parer mio, interessanti sul lungo periodo. Bella (e soprattutto conveniente) la passeggiata a -12° in mezzo ai boschi, ma dopo la quarta volta forse anche basta.
A causa delle rigide temperature, girare per le vie di Oslo in inverno e sperare di incontrare qualcuno è paragonabile più a una follia febbricitante che a una vivida speranza. Sicuramente il venerdì e il sabato sera anche ai norvegesi piace far festa, ma o si chiudono in un pub a giocare a freccette e giochi da tavolo, od organizzano feste in casa.
Ah, a proposito, nelle suddette feste in casa ognuno porta il proprio alcol da bere; nessuno ti offrirà il suo. Questa abitudine è dettata, di nuovo, dai prezzi. In particolare, alcolici, sigarette, dolci e carne rossa (tutte cose comunemente note per non fare esattamente bene alla salute) sono caratterizzati da prezzi spaventosamente più alti del normali, proprio per disincentivarne l’utilizzo. Da vera italiana amante degli aperitivi, il proibizionismo che interessa gli alcolici ha fatto particolarmente male al mio cuore. Non sono soltanto i prezzi, in questo caso, a renderne più difficile l’acquisto, ma anche la poca reperibilità (nei supermercati è possibile trovare soltanto birre con gradazione alcolica inferiore al 4.7%, mentre per tutto il resto è necessario in negozi appositi) e i limitati orari di vendita.

Differenze culturali nello stesso continente
Non voglio concentrarmi tanto sul luogo comune che vede i norvegesi come timidi asociali poco abili nelle interazioni personali (che comunque un po’ è vero).
Voglio concentrarmi invece sullo shock culturale che più mi ha colpita, ossia le differenze di orario. Sicuramente anche a causa della diversa disposizione delle ore di luce nella giornata rispetto al sud Europa, qui tutto è anticipato.
Al mattino l’orario in cui si attacca a lavorare è simile al nostro per la maggior parte delle professioni; è nell’orario in cui si stacca che si trova la vera differenza. Ad Oslo, quasi tutti hanno finito di lavorare in una fascia oraria compresa tra le 16 e le 17. Per questa ragione, anche l’orario della cena differisce, collocandosi in genere tra le 16:45 e le 18, per i più temerari. Non parliamo poi di cosa mangino per colazione o per pranzo, perchè non credo mi saprei esprimere.
Altrettanto interessante è l’approccio e il modo di raccontare la sfera sessuale; “variegata” per definirla in una parola…
Ho trovato divertente anche il fatto che per loro, nel linguaggio comune, sciare si riferisca allo sci di fondo. In Italia, se qualcuno va a sciare sta andando senza dubbio a a fare sci alpinismo.
Dove ho vissuto e come mi sono trovata
È l’Università stessa a proporre per primo il complesso di studentati che anche io vi consiglio: SiO. Questa è sicuramente l’opzione più economica per vivere a Oslo, ma non solo. Si tratta anche dell’opzione migliore, poichè è qui che troverete tutti gli altri studenti internazionali, e questo non è assolutamente un dettaglio da poco.
Io vivo in uno studentato che fa parte di un altro complesso: Anker Studentbolig. Non è che non ve lo consiglio, ma vi sollecito a rifletterci veramente molto bene prima di rifiutare una proposta da SiO. Perchè? Perchè è quello che ho fatto io, e me ne pento.
L’alloggio in cui mi trovo è abbastanza carino, in pieno centro città, vicino a uno dei quartieri più vivi; dispone di un bagno privato e una vista molto suggestiva, specialmente di notte. Il problema che ho riscontrato qui, però, non si lascia dimenticare tanto facilmente nonostante tutti questi aspetti positivi: l’assenza di studenti Erasmus. Per la maggioranza, infatti, i residenti sono persone norvegesi (oltretutto di età molto varia) che, si sa, tendono a farsi i fatti loro.
Ciò di cui più mi pento è aver barattato socialità e convivialità assicurate per un bagno privato (anche se riconosco che un bagno condiviso in otto persone mi avrebbe lasciata comunque molto provata). Ad oggi, credo di aver preso la scelta sbagliata. Ciò che vi consiglio è dunque di non dare per scontato il fatto di trovare dei coinquilini con cui sicuramente farete amicizia, perché potrebbe non essere così. Cercate di superare la (più che giustificata) schizzinosità del dover condividere bagno e cucina e scegliete l’opzione in cui sapete troverete studenti Erasmus come voi.

Differenze tra IULM e Universitetet I Oslo
La differenza principale l’ho riscontrata indubbiamente nel metodo di insegnamento dei professori. Le lezioni coinvolgono sempre moltissimo gli studenti, anzi si fondano principalmente sulla partecipazione attiva (che però a differenza dell’Italia, avviene davvero). Gli argomenti trattati vengono esposti quasi come se ci si trovasse più in un caffè letterario, che in una classe. Prendere appunti di conseguenza è molto diverso, poichè si tratta non tanto di argomenti fissi spiegati sistematicamente, quanto più di una chiacchiera.
Pause brevi si susseguono circa dopo ogni ora od ora e mezza di lezione.
Inoltre, i professori della Universitetet I Oslo sono molto più alla mano, trasmettendo un maggiore senso di parità nel rapporto alunno-docente. Il modo stesso in cui si muovono per la classe, sedendosi tra i banchi o sorseggiando il proprio caffè on-the-go, li rende molto più umani degli insegnanti italiani.
Un’altra differenza è dettata dalla modalità di esame: qui, molti corsi consistono in una valutazione finale formata dalla stesura di un paper e dalla partecipazione a un piccolo progetto di gruppo (non valutato), che tendenzialmente consiste nel mantenere una breve lezione su quello che sarà l’argomento che andrà poi a essere meglio trattato da prof.
Un consiglio per chi sta pensando di trascorrere l’Erasmus a Oslo
Pensateci bene. Valutate tutte le opzioni consapevoli che questa sia probabilmente la meno facile da superare a livello fisico ed emotivo. Se siete insicuri anche solo in minima parte di quale potrebbe essere la vostra reazione di fronte a giornate fredde e sempre buie, non inserite Oslo come prima meta Erasmus.
Qualcosa che avrei dovuto portare con me
In valigia ho messo tutto e di più, eppure, qualcosa che avrei dovuto portarmi ma che invece è rimasto a casa c’è.
Mi riferisco alle vitamine (in particolar modo la D) e agli integratori che, a dire il vero, non ho proprio mai nemmeno comprato. Mi rendo conto solo ora di quanto indispensabili sarebbero stati, e di quanto la loro assenza abbia influito negativamente sul mio umore, sul mio fisico e sulla mia salute (già di suo cagionevole).
Sarebbe stato meglio un maglione in meno – soprattutto perché di vestiti ne ho portati fin troppi, quando ne sarebbero tranquillamente bastati la metà – e una vitamina D in più.
Qualcosa che avrei voluto sentirmi dire prima di partire
“Anche se stai già cercando di tenere i piedi per terra, abbassa ulteriormente le tue aspettative.”
Sicuramente, l’esperienza Erasmus che sto avendo a Oslo è stata quanto di più lontano potesse esserci da ciò che mi aspettavo prima di partire.
Ho avuto un’importante esperienza di crescita, su questo non ci piove (o non ci nevica, per fare una battuta). Ho avuto modo di scoprire nuovi lati di me, di pensare molto, di pormi dubbi che certamente non mi sarei mai posta restando a casa. Per questa ragione non disprezzerò mai questa esperienza, che ha saputo sfidarmi e rendermi più forte. Non mi sento però neanche di dire che se avessi deciso di non partire, avrei vissuto una vita vuota. Semplicemente, ho imparato a stare da sola, a prendermi più cura dei miei spazi, ad autogestirmi, a sopravvivere alla mancanza degli affetti più cari. L’augurio che mi faccio è che tutto questo mi sia stato utile per il futuro.

Immagine in evidenza: foto di Alessandra
