Si è spento stanotte, all’età di 59 anni, l’ex pilota automobilistico e atleta paralimpico Alex Zanardi. Lo ha annunciato la famiglia insieme a Obiettivo 3, l’associazione ideata proprio da lui.
La vita di un campione
Alex Zanardi nasce il 23 ottobre 1966 a Bologna. Appassionato di Formula 1, debutta a quattordici anni nei kart, partecipando a varie competizioni. Successivamente esordisce nelle auto da corsa grazie alla Formula 3000, fino ad arrivare al grande salto: la Formula 1, venendo ingaggiato da Eddie Jordan. Proprio in questi anni conosce Daniela, la donna che diventerà sua moglie. In seguito corre sia per la Minardi che per la Lotus. Sono anni molto complicati, che lo vedranno uscire dalla categoria nel 1999, dopo il suo ultimo ingaggio con la Williams.
Lui però non si arrende: decide di andare a conquistare l’America, correndo nelle IndyCar. Grazie a questa categoria conquista titoli e gloria mondiale. Una delle sue più grandi e memorabili vittorie arriva proprio sul celebre circuito di Laguna Seca.
Tutto però cambia nel 2001: durante una gara in Germania, un gravissimo incidente a 300 km/h gli causa l’amputazione di entrambe le gambe.
Pur di tornare a correre, Alex fa di tutto. Si sottopone a ben quindici operazioni chirurgiche e, contro ogni pronostico, riesce persino a tornare a vincere in pista. Proprio per questa sua inesauribile forza nel superare ogni limite, la BMW lo sceglie come testimonial.
I motori, però, non gli bastano più: decide così di dedicarsi agli sport paralimpici. Ai Giochi di Londra 2012, a bordo della sua handbike, conquista due ori e un argento.
Alex diventa un mito per tutti, un esempio di resilienza per milioni di persone. Grazie al suo impegno nasce l’associazione Obiettivo 3, con la quale organizza numerose iniziative e gare benefiche.
La sua vita, tuttavia, viene sconvolta da un altro drammatico incidente: il 19 giugno 2020, mentre Alex svolge un allenamento sulle colline sopra Pienza, nel Senese, un camion lo urta frontalmente. Il quadro clinico si presenta fin da subito gravissimo.
Passa un mese in coma e subisce diverse operazioni ma lui, con il suo immenso coraggio, riesce ancora una volta a superare il momento più critico. Dopo più di un anno torna a casa. Da lì, fino ad oggi, la famiglia si era chiusa nel massimo riserbo.
Noi di Radio IULM ci uniamo con profonda commozione al ricordo di questo grande e indimenticabile sportivo italiano.
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