“The Drama” e la cultura del performismo

The Drama, la nuova pellicola del norvegese Kristoffer Borgli distribuita nelle sale italiane dal 1° aprile 2026 da I Wonder Pictures, è indubbiamente una delle più analizzate e discusse delle ultime settimane: non accade di frequente che un film dia vita a un dibattito tanto intenso, radunando le fasce di pubblico più eterogenee. Quella di Borgli è senz’altro una minuziosa riflessione sui contrasti insiti nella nostra quotidianità, sulle incongruenze a cui la “società della performance” vincola ciascuno di noi.

Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson) in una scena di “The Drama”; da I Wonder Pictures e A24

La trama

In un piccolo cafè della periferia di Boston, a Charlie Thompson (Robert Pattinson) basta uno sguardo per rimanere affascinato da Emma Harwood (Zendaya), una giovane assorta nella lettura a pochi tavoli di distanza. Intrigato, Charlie le si avvicina, fingendo di conoscere il romanzo che sta sfogliando, ma la musica nelle cuffiette di lei non la avverte della sua presenza. Come scossa da un sussulto, però, poco dopo Emma si volta, imbarazzata per non aver prestato attenzione e invitando Charlie a ripetere la scena. Si tratta di un incontro bizzarro, goffo (certamente non convenzionale per due divi del calibro di Zendaya e Pattinson), costruito sul meccanismo dell’equivoco: la sequenza iniziale dà corpo a un’atmosfera singolare, dissonante per il montaggio discontinuo, che già racchiude in sé le basi per gli sviluppi successivi.

Tra Charlie ed Emma, si direbbe essere amore a prima vista. La relazione, due anni dopo, viene sancita dal fidanzamento e da loro ripercorsa tramite flashback sparsi, presentati a mo’ di aneddoti da menzionare nel discorso di nozze. L’organizzazione del matrimonio sembra procedere secondo le aspettative, tra prove di danza, album fotografici e scelte musicali, mentre il loro futuro insieme si prospetta quello di una coppia esteticamente gradevole ed emotivamente appagata della borghesia bostoniana. Eppure, durante una cena in compagnia della damigella d’onore Rachel (Alana Haim) e del marito-testimone Mike (Mamoudou Athie), l’inaspettata dichiarazione di Emma di aver vaneggiato da ragazza una sparatoria nel proprio liceo sconvolge l’intero equilibrio narrativo.

Commedia di costume ed esibizionismo sociale

The Drama si inserisce nella longeva tradizione della commedia grottesca di costume, un genere che sfrutta eccesso e ridicolo per sviscerare alcune delle piaghe culturali più radicate nella società contemporanea. Il film eredita una genealogia che va da Molière a Buñuel, da Altman a Östlund, applicandola a una contemporaneità iper-connessa e tormentata, in cui feticci generazionali emergono in modo ironico, irriverente e raffinato.

Quanto a lungo può resistere l’accettazione incondizionata, tanto celebrata da molti nostri riferimenti sociali, laddove il performismo più esasperato permea ogni azione quotidiana? È ciò che accade a Emma e Charlie, entrambi vittime di un comune malinteso: essere un baluardo intoccabile di autenticità, l’eccezione in un sistema pervaso da un esibizionismo dilagante.  

“The Drama” e il matrimonio americano

Il matrimonio, nel cinema americano, è non di rado l’altare su cui si sacrifica “l’inconoscibilità dell’Altro” in nome di una confortante geometria domestica (wedding is performative by nature, afferma la coreografa di Charlie ed Emma): in The Drama, Borgli profana questo santuario, tramutando la promessa nuziale in un campo minato di reticenze. I protagonisti si scoprono prigionieri di una spirale etica destabilizzante, dell’attrito tra norma e realtà, barricandosi in un circolo vizioso che li aliena dai preparativi per le nozze, dai doveri sociali e professionali, e ricercando all’esterno il perdono che vorrebbero concedersi a vicenda. L’errore si rivela una possibilità condivisa e “democratica”, che non esclude nessuno.

Charlie ed Emma, tra perdita di controllo e stigmatizzazione

Charlie più di tutti lotta strenuamente contro la perdita di controllo, contro la paura che il suo mondo sia sul punto di incrinarsi. Come un giudice osserva la fidanzata, tra rancore e compassione, nel disperato tentativo di conciliare l’Emma adulta con i suoi trascorsi d’infanzia. La richiesta di Charlie di essere rassicurato denota il collasso di un sistema valoriale rigido, routinario, che pur di essere salvato cerca nelle opinioni altrui un mezzo di legittimazione personale. Il disorientamento aumenta così fino a scaturire in un ordigno esplosivo, con trame di flashback paranoiche.  

Emma, d’altro canto, si abbandona al giudizio di Charlie, timorosa di essere ridotta a un caso patologico. Le sue vicende passate sollevano un tema cogente: la stigmatizzazione dell’isolamento psicologico in età adolescenziale, in un Paese dove il nichilismo non elaborato sopravvive latente in individui desiderosi di ricostruirsi. Il personaggio di Emma non è altro che un contenitore vuoto che la comunità non si è mai curata di colmare o ascoltare (da cui la sua parziale sordità). Così, se il risentimento collettivo si scaglia contro crudeltà inespresse, la reale violenza procede sistematicamente inosservata. Disporre di un capro espiatorio da poter accusare rimane l’unica via percorribile, mentre ciascun comportamento soccombe al “tribunale del gruppo”: di fronte alla possibilità che la DJ del loro matrimonio faccia uso di eroina, per esempio, Charlie ed Emma valutano con Rachel e Mike se licenziarla, portando la discussione ancora una volta a degenerare.

Zendaya e Robert Pattinson in “The Drama”; da I Wonder Pictures e A24

Rachel e lo specchio borghese

Rachel ricopre il ruolo senza dubbio più dibattuto: il suo giudizio sembra costantemente provenire dall’alto, afferma una superiorità morale assoluta e amplifica senza esitazioni la colpevolezza altrui. Ma proprio nella sua sfrontatezza, che la rende tanto sgradevole agli occhi del pubblico, riconosciamo in lei qualcosa di nostro, anche se in forma estremizzata. Rachel esprime ad alta voce ciò che lo spettatore pensa, come in una dinamica a “specchio”, svelando il bisogno umano di decretare il torto e la ragione all’interno di circostanze ambigue. Il suo moralismo, ipocrita e incalzante al punto da risultare intollerabile, è in parte anche quello di chi osserva, ma la nostra difficoltà nell’accettarlo relega Rachel ad antagonista di Emma e Charlie.

Borgli esibisce un paradosso chiaro della società americana: il segreto di Emma, malgrado la gravità di quello di Rachel (aver chiuso, da bambina, il cugino affetto da disabilità nell’armadio di un camper abbandonato), è marchiato come peggiore. La violenza armata, che ogni anno negli USA miete decine di migliaia di vittime sotto lo sguardo silente delle istituzioni, anche se inattuata genera un’indignazione sterile. Rachel incarna appieno il perbenismo della classe borghese, la sua conflittualità di fondo, conservando un’insolenza che è per noi atto liberatorio.

Rachel (Alana Haim) in “The Drama”; da I Wonder Pictures e A24

Cinema nord-europeo, da Trier e e Vinterberg

Dall’ammissione di Emma, l’architettura del film (dapprima compatta) si frammenta specularmente alla scissione dei protagonisti tra pubblico e privato. Colonna sonora e luoghisono avvolti da una patina minimalista, un’autenticità costruita ad oggi abbondantemente ostentata dal mondo social, sotto cui si cela appunto un narcisismo caotico e standardizzato. L’inclusività resiste soltanto per poter essere sfruttata, fomentando una logica utilitaristica dove l’immagine di sé sia la sola a primeggiare. The Drama unisce la fotografia essenziale del bielorusso Arseni Khachaturan, tipica del cinema nordico e spopolata recentemente grazie ai drammi borghesi di Joachim Trier, alla degenerazione esplosiva e dissacrante di Dogma 95 in pellicole come Festen (1998) di Thomas Vinterberg. Lo stile di regia alterna inquadrature fisse e zoom lenti e maniacali, in particolare nel primo atto, a una macchina a mano più convulsa in concomitanza con le nozze.

Kristoffer Borgli, Zendaya e Robert Pattinson sul set di “The Drama”; da I Wonder Pictures e A24

I costumi di Katina Danabassis

L’essere un’unità inviolabile, per Charlie ed Emma, si traduce anche nei costumi di Katina Danabassis: essi sfruttano materiali e colori naturali che risultino unisex e interscambiabili. Il guardaroba dei personaggi è sobrio e privo di slanci espressivi, comunica non un’individualità forte, bensì l’adesione a un equilibrio costruito con il partner. Ciò vale in particolare per Emma, la quale da subito sembra voler “occupare poco spazio”: per questo motivo, l’irruzione del piumino arancione a seguito del matrimonio scuote l’equilibrio precedente. Il colore è estraneo alla palette abituale di tonalità pastello e non ha nulla dell’eleganza del suo abito da sposa. Ne deriva un cortocircuito visivo, in cui l’arancione manifesta un disagio profondo. Le macchie di sangue di una rissa che ricoprono la camicia di Charlie, i suoi capelli scombinati e i lividi intorno agli occhi segnalano analogamente l’irreversibile compromissione della sua figura. 

Il trionfo della maschera

Il finale è forse il momento più divisivo dell’intera pellicola. Charlie ed Emma, fuggiti dal caos del matrimonio, si incontrano in un diner, lei con l’abito bianco sgualcito e lui con il volto incrostato di sangue. Per la prima volta sono seduti l’uno di fronte all’altra, in un confronto silenzioso, limitandosi a guardarsi negli occhi con aria stanca: non si tratta di un’ammissione di colpevolezza, né di un atto di coscienza, piuttosto di una nuova, disperata, richiesta di perdono. La scena è tenera, quasi infantile, ma lungi dall’essere una “risoluzione” definitiva. Charlie ed Emma desiderano, infatti, tornare alla serenità del loro rapporto di coppia, recitando la possibilità di accantonare i risvolti delle nozze.

Quello di The Drama, dunque, non è il tradizionale lieto fine da commedia romantica, quanto il reiterarsi della performance precedente: il dialogo costruttivo declassa a favore della maschera, della dissimulazione, a cui dopotutto i personaggi non riescono a rinunciare.  

Immagine in evidenza: I Wonder Pictures e A24

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