“Per me la scrittura è stata un rifugio, un passatempo e un amico”: l’intervista a Bianca Versienti

Cosa spinge una ragazza di soli quindici anni a rifugiarsi tra i pini d’inchiostro di un’America anni ’90 mai vissuta? In questa intervista, Bianca Versienti ci apre le porte del suo mondo, rivelando come il suo romanzo d’esordio sia nato dal bisogno di trasformare la solitudine della quarantena e il peso di perdite reali in un’amicizia che sfida il tempo.

Bianca Versienti, giovanissima scrittrice, classe 2004. Nel 2019 inizia a scrivere La strada dei pini d’inchiostro, il suo romanzo d’esordio. Nel 2022 Bianca presenta il manoscritto di questo romanzo, spinta dalla madre, a InediTO – Colline di Torino, con il quale vince nella sezione young. Dopo la vittoria, la casa editrice barese Radici Future contatta Bianca e decide di pubblicare il romanzo nel marzo del 2023.

Sin dall’infanzia, Kristine si rifugia tra le pagine del suo romanzo preferito, Gita al faro di Virginia Woolf. Una passione in comune con suo fratello maggiore Oliver. Il faro è per entrambi simbolo di sogni e aspettative, che si infrangeranno nella tragica estate del ’99. A Cape May, in New Jersey, si snodano le vite di un gruppo di adolescenti che cercano di affrontare le prime difficoltà esistenziali e sentimentali. La misteriosa scomparsa di Lily lascerà un vuoto profondo e molti interrogativi sospesi. A Kristine il compito di ricostruire la vicenda, rimettendo insieme gli ultimi attimi di vita della sua migliore amica, nel tentativo di ritrovare, in quei frammenti, una piccola parte di sé.

L’idea di scrivere La strada dei pini d’inchiostro nasce nel 2019, in un momento di quarantena in cui hai detto che sentivi il bisogno di evadere dalle quattro mura della tua stanza. La scrittura è per te evasione? Cos’è la scrittura per te?

È stato decisamente un momento necessario in cui rifugiarsi nella scrittura. Penso che tutta la nostra generazione possa essere d’accordo su quanto quel periodo ci abbia veramente segnato. Però, allo stesso tempo, ho anche potuto scoprire molte passioni. Quindi sono anche grata, se vogliamo, a quel periodo. Per me quindi la scrittura in quel momento è stato sicuramente un rifugio, un passatempo, anche un amico e continua ad esserlo tutt’ora.

Il 31 dicembre 2020 hai invece messo la parola fine a questo romanzo. In quel momento sentivi che stavi scrivendo solo per te o avevi già la sensazione che la storia di Kristine dovesse arrivare a tutti?

È sempre stata una cosa che ho fatto soltanto per me. Ho sempre scritto, fin dalla mia infanzia, come passatempo, anche con mia sorella. Quindi non pensavo che avrei trovato il coraggio di raccontarla a qualcuno e effettivamente pubblicare. Però è sempre stato un mio desiderio. Quindi sicuramente a fine 2020 ho deciso che avrei dato una svolta a questa passione, o comunque ci avrei provato.

Nel Marzo del 2023 La strada dei pini d’inchiostro viene invece pubblicato da Radici Future. Quali sono state le sensazioni di sapere che le persone avevano in mano il tuo romanzo e lo stavano leggendo? Cosa è significato per te scrivere il tuo primo romanzo?

È un’enorme messa in gioco. Sinceramente la auguro veramente a tutti coloro che hanno questa passione, perché poi farlo effettivamente è una cosa fantastica. Ho avuto moltissima paura nel momento in cui ho saputo che sarebbe successo. Però ovviamente una volta che il tuo sogno si può realizzare non c’è paura che tenga, bisogna assolutamente buttarsi.

Il libro ruota attorno a una scomparsa, ma tu preferisci definirlo innanzitutto un romanzo sull’amicizia. Perché per te è così importante sottolineare il legame tra le due amiche rispetto al tema della perdita?

Penso che comunque il tema della perdita sia ciò che più di personale ci sia. Quindi vederlo attraverso un’amicizia significa veramente vedere quanto una persona può cambiare, quando un avvenimento del genere accade nella propria vita. Credo che vederlo tra due amiche, tra due giovani ragazze che ancora stanno scoprendo se stesse e si trovano appunto, soprattutto Kristine, a dover gestire questa grande perdita di un punto di riferimento, è diciamo autentico. Volevo poterlo vedere e farlo attraversare da qualcuno che ancora non sa cosa fare della propria vita e appunto si trova a sentirsi sconvolto.

Hai ambientato il libro tra il 1999 e il 2000, un’epoca che non hai vissuto: è stata solo una fuga dalla quarantena o credi che per raccontare un’amicizia vera servisse un mondo senza smartphone, dove la vita e i sentimenti scorrevano più lenti?

Sicuramente questo è stato un motivo principale che mi ha portato a scegliere quel periodo lì. Penso però anche che tutti abbiamo un periodo storico che sogniamo di aver vissuto o con cui ci sentiamo particolarmente connessi. Quello, sicuramente – soprattutto nel periodo della quarantena – era il mio periodo del cuore. È stato un periodo in cui mi sono appassionata moltissimo alla musica degli anni ’90, ma anche alle serie tv. Mi sono veramente immersa – anche sicuramente per scappare dalla realtà della quarantena – in quel periodo. Però credo anche che quando qualcuno scrive il proprio primo libro, è inevitabile che lo si riempia di tutti i propri simboli, le proprie passioni e che inevitabilmente diventi anche un’opera molto personale, più che un’opera vera e propria.

Colpisce molto il fatto che tu non abbia pianificato l’affinità che hai invece poi riconosciuto con la protagonista. Parli di un’opera molto personale anche in questo senso?

Non l’avevo pianificata per niente, anzi non l’ho neanche vista io questa somiglianza. Me l’hanno detto veramente tutti i miei amici che hanno letto il libro. A quanto pare sono anche io una ragazza insicura e che cerca il suo posto nel mondo, come tutte in realtà. Penso che ci sia un pezzo di me in quasi tutti i personaggi e anche un pezzo di tutte le persone che amo in tutti i personaggi.

A pagina 31 racconti delle tre amiche, Kristine, Lily e Alice, in macchina mentre ascoltano e cantano Baby one more time di Britney Spears. C’è una motivazione dietro la scelta di questa canzone in particolare o è stata abbastanza casuale?

È stata una scelta abbastanza casuale. Sicuramente questa canzone era presentissima nelle mie playlist. Britney Spears comunque è un’icona generazionale, quindi nel momento in cui ho ambientato il libro in quel periodo lì, mi è venuto spontaneo includere tutte quelle tendenze pop che erano tanto importanti e tanto presenti. Poi alla fine è comune per tutti i tri di amiche, anche oggi, avere questi momenti di sfogo con la musica in macchina.

Parlando ancora di ambientazione, hai deciso di ambientare la storia a Cape May, nel New Jersey (USA), dicendo di non riuscire a scrivere di posti che conosci, di aver bisogno di scrivere di luoghi che non conosci. Credi che scrivere di luoghi che non conosci dia più libertà alla tua immaginazione?

Mi aiuta a immaginare meglio. Soprattutto anche a non essere condizionata da tradizioni o cose specifiche di luoghi che conosco. Penso che quasi appunto blocchi la mia immaginazione. Tra l’altro quest’anno andrò finalmente in America, quindi vedremo se le mie aspettative corrispondo alla realtà dei fatti. Probabilmente quella che ho scritto è un America molto idealizzata. Adesso però credo anche che sia bello esplorare invece posti che si conoscono, cercando di renderli personali anche loro e cercando di non essere troppo fedeli alla realtà, ma anche diciamo modificarli e renderli propri.

Nel libro c’è anche un altro tema fortissimo: il senso di colpa di chi resta dopo una perdita. Tu stessa hai perso una cara amica in terza media. Quanto è stato difficile – o forse liberatorio – prestare i tuoi ricordi e le tue emozioni a Kristine per raccontare quel vuoto profondo che lascia la scomparsa di Lily?

Sicuramente è stato molto importante. Tra l’altro anche durante la scrittura del romanzo mi sono trovata ad affrontare un’altra perdita. Quindi c’è stato diciamo anche un lavoro di combinazione tra le varie emozioni che si possono provare, anche contrastanti. Il senso di colpa, ma allo stesso tempo la necessità di raccogliere tutto quello che ti rimane di quella persona e cercare di farne tesoro e di anzi renderle onore, in qualche modo, nella propria vita. Quindi si credo che abbia molto aiutato anche me stessa e penso che abbia reso l’emozione un po’ più vivida, più viva sulla pagina.

Certo quindi insomma ti ha aiutato nella scrittura del romanzo, ma allo stesso tempo ti ha aiutato anche personalmente.

Si sicuramente. È stato un momento di sfogo. Ricordo mentre riscrivevo per l’ennesima volta il terzo capitolo – che vede la protagonista entrare nella stanza dell’amica – che è stato molto toccante, forse il momento in cui mi sono sentita più connessa con quello che scrivevo.

Hai dichiarato di aver scoperto il simbolismo del faro quasi per caso attraverso un film, Nerve, ma poi questo è diventato il cuore del tuo romanzo. Come sei passata dalla prima volta che sei entrata in contatto con questo simbolo nel film, a decidere poi di portarlo all’interno di questo tuo romanzo?

Anche questo forse un po’ a livello inconscio. Una volta visto questo film – quando andavo probabilmente in terza media – rimasi molto colpita da quanto questo simbolo potesse essere investito di tutta una carica di significati, come appunto questo contrasto tra sogni e aspettative che caratterizzano un po’ tutti i personaggi. Quindi decisi di leggere Gita al faro di Virginia Woolf. Me lo sono portata avanti per un po’ di anni questo libro e mi ha sempre di più colpito, anche lì, la perdita. Quindi ho deciso che in un libro avrei inserito questo faro, che appunto poteva essere anche molto più di un faro materiale.

Nel 2023 hai dichiarato che eri già al lavoro su un secondo romanzo, ma con il dubbio se pubblicarlo o meno. Che fine ha fatto quel progetto? È ancora nel tuo cassetto o ha preso una forma completamente diversa?

Dalla pubblicazione di questo libro, che è avvenuta quando io ero in quinto liceo, ho iniziato il DAMS all’università e ho scoperto tante altre passioni, come per esempio la sceneggiatura. Adesso sto anche cercando di scrivere qualcosa in quel senso. Insomma sto scoprendo e sto studiando. Mi sono appassionata moltissimo a tutto questo mondo molto ampio della cultura e credo che non ci sia fine a tutte le svolte che possiamo dare alle nostre passioni. Quel libro lì in particolare l’ho messo in sospeso e ho sentito che non rappresentava più la mia persona in questo momento. Però ne ho iniziato un altro ancora e finito anche questo. Quindi adesso vedremo che cosa ne farò di questo mio libro nel cassetto.

Immagine in evidenza: Image by jcomp on Freepik

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1 Commento

  • Pubblicato il 28 Aprile 2026 22:29 0Likes
    Anonimo

    🧡🧡🧡

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