Sono le 00:00 di sabato 26 aprile 1986. Nella centrale nucleare di Černobyl‘, situata nella città di Pryp”jat‘ vicino al confine tra Ucraina e Bielorussia, i tecnici iniziano un test.
L’obiettivo dell’esperimento
Il test doveva verificare una specifica procedura di sicurezza. I tecnici volevano alimentare le pompe principali del sistema di raffreddamento e quelle dell’impianto di emergenza anche durante un black-out elettrico. L’idea consisteva nello sfruttare l’elettricità prodotta dal movimento inerziale delle turbine. Questa energia doveva bastare per il tempo strettamente necessario ad attivare i gruppi elettrogeni diesel di emergenza.
La prima esplosione del reattore 4
Alle ore 1:23:45 (UTC+4) del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 esplode. Inizialmente si verifica una violenta liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione. Questa forza scaglia verso l’alto il disco di copertura in acciaio e cemento, pesante oltre 1.000 tonnellate. I tecnici soprannomineranno poi questo sigillo “Elena”. Il disco ricade verticalmente sull’apertura e lascia il reattore scoperto. L’esplosione frantuma ed espelle dal recipiente gran parte del nocciolo.
La nube tossica e l’incendio
Pochi secondi dopo, la nube di idrogeno e la polvere di grafite rovente entrano a contatto con l’aria. Questo genera una seconda e più violenta esplosione, capace di distruggere gran parte dell’edificio. Subito dopo scoppia un devastante incendio di grafite.
Le fiamme avvolgono sia il materiale rimasto nel recipiente sia quello scagliato nei dintorni.
I frammenti incandescenti innescano vari focolai anche sulle coperture bituminose degli edifici vicini.
L’incendio, per diverse ore, disperde nell’atmosfera un’enorme quantità di isotopi radioattivi. Le autorità classificano l’evento al livello 7, il grado massimo della scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale).
Il percorso della nube radioattiva
Nelle ore successive al disastro, due zone di alta pressione dominano l’area geografica. Una ha forma di cuneo sull’Europa centrale e l’altra staziona sul Mediterraneo.
- Sabato 26 e domenica 27 aprile: Il vento soffia verso nord e investe la Bielorussia e le tre repubbliche baltiche. Il lunedì successivo le correnti girano verso nord-ovest (su Svezia e Finlandia). Infine, i venti si spostano verso ovest, colpendo Polonia, Germania settentrionale, Danimarca, Paesi Bassi, Mare del Nord e Regno Unito.
- Da martedì 29 aprile a venerdì 2 maggio: Un’area depressionaria sul Mediterraneo si sposta verso sud. Questo movimento richiama un flusso d’aria da nord-est su Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Austria e Italia settentrionale. La nube scivola in parte sull’arco alpino, colpendo Svizzera, Francia sud-orientale e Germania meridionale. Un’altra parte viaggia sull’arco appenninico e investe l’Italia Centrale.
- Da domenica 4 a martedì 6 maggio: Il vento cambia direzione verso sud. Investe di nuovo Ucraina, Russia meridionale, Romania, Moldavia e la Penisola balcanica. Le correnti spingono la nube fino alla Grecia, alla Turchia.
Le conseguenze per l’agricoltura e le precauzioni
Mio nonno racconta sempre un aneddoto legato a quei giorni. A causa dell’elevato rischio di contaminazione, ha dovuto buttare l’intero raccolto agricolo di quell’anno.
Moltissimi agricoltori e produttori di latte dovettero imitare il suo gesto ed eliminare gran parte dei loro prodotti. Inoltre, il governo impose rigide misure precauzionali per la popolazione. Le nuove regole proibivano infatti di far giocare i bambini all’aperto e di stendere i panni all’esterno.
Il monitoraggio e le strutture di contenimento
L’emissione di vapore radioattivo cessa sabato 10 maggio 1986. Gli scienziati tracciano le precipitazioni per valutare la contaminazione nelle varie zone. La pioggia, infatti, fa depositare gli elementi radioattivi al suolo. Possiamo riscontrare questo deposito ancora oggi. Basta misurare la radioattività emessa dagli isotopi di cesio-137, plutonio-239 e 240, e piombo-210 negli strati di terreno del 1986. Per arginare le radiazioni, numerosi minatori costruiscono una prima struttura contenitiva, il cosiddetto “Sarcofago”. Nel 2016, gli ingegneri completano infine una seconda struttura di confinamento, molto più moderna e sicura.
Gestione della crisi e impatto sanitario
L’incidente causa gravissimi effetti a lungo termine sull’ambiente, colpendo ecosistemi, flora e fauna. Elementi radioattivi come lo stronzio-90 e gli isotopi del cesio (134 e 137) contaminano pesantemente il suolo e gli animali che lo circondavano.
L’aumento dei tumori, la “Sindrome di Chernobyl” e le morti
Sotto il profilo sanitario, i medici registrano un abbassamento delle difese immunitarie nella popolazione. Una dieta contaminata da radionuclidi fa aumentare numerose patologie. I dati mostrano un fortissimo incremento di casi di tumore alla tiroide. Questa malattia colpisce soprattutto i bambini, a causa dell’assimilazione di iodio radioattivo fuoriuscito nella prima fase del disastro. A tali conseguenze cliniche si aggiungono gravi patologie di natura psicologica. I medici la chiamano “sindrome di Chernobyl”.
I pazienti presentano sintomi connessi alla drammatica consapevolezza di vivere in un territorio fortemente contaminato e senza prospettive future.
Ufficialmente, secondo il report dell’Unione Sovietica, i morti sono pari a 31. I quali comprendono lavoratori della centrale, vigili del fuoco e soccorritori.
Tuttavia, secondo l’ONU, i morti sarebbero all’incirca sulle 4.000 persone, con cause di morti legate a tumori e leucemie.
La Serie TV: Chernobyl
L’omonima miniserie televisiva si concentra sulla portata devastante dell’incidente nucleare. La trama rivela le dinamiche del disastro e le relative cause. Racconta, inoltre, le vicende degli eroi pronti a sacrificare la propria vita per mitigare i danni dell’esplosione. Distribuita in 5 episodi, il pubblico accoglie Chernobyl con enorme entusiasmo.
I record di una serie acclamata
- Ascolti: Negli Stati Uniti, 12 milioni di spettatori guardano la trasmissione sull’emittente HBO. L’opera diventa la miniserie di maggior successo del canale dal 2001. In Italia, la messa in onda su Sky Atlantic ottiene un ascolto complessivo di 550.000 spettatori (miglior debutto per una serie Sky). Il successivo passaggio in chiaro su LA7 totalizza circa 1.300.000 spettatori, segnando il miglior risultato storico per una serie trasmessa sul canale.
- Recensioni e Critica: Sull’aggregatore Rotten Tomatoes il titolo vanta un’approvazione del 96%. Su Metacritic raggiunge un punteggio di 82 su 100 (“acclamazione universale”). Il pubblico di IMDb premia lo show con una valutazione altissima (9,6/10).
- Premi: L’opera vince 42 premi, tra cui 10 Emmy, 2 Golden Globe e 1 Grammy, ricevendo anche 46 candidature. Il quotidiano britannico The Guardian la posiziona al terzo posto tra le migliori serie del 2019. La rivista GQ le assegna il quindicesimo posto tra le migliori serie in assoluto.
- Impatto culturale: I dati di Google Trends confermano il successo dell’opera. Nel 2019 gli utenti globali cercano la parola “Chernobyl” con una frequenza altissima.
Rimane uno dei due disastri nucleari successi nella storia umana (il secondo è Fukushima nel 2011).
Sarà un capitolo che non dimenticheremo mai.
immagine in evidenza: “02790015” di IAEA Imagebank, CC BY-SA 2.0 (edited)
