Miracolo a Milano al Piccolo Teatro: oggi l’ultima replica

Che ruolo può avere oggi il teatro, se non quello di aprire uno spiraglio nell’impossibile? Il Miracolo a Milano diretto da Claudio Longhi e in scena al Piccolo Teatro Strehler sembra rispondere proprio a questa domanda, con uno spettacolo in cui realtà e favola sembrano intrecciarsi fino a confondersi.

Al centro del racconto c’è Totò, interpretato da Lino Guanciale: un ragazzo ingenuo, cresciuto senza genitori ma guidato da una fiducia incrollabile nell’umanità. Attorno a lui si raccoglie una comunità fragile, fatta di poveri, migranti e disoccupati, che abitano una baraccopoli trasformata in una sorta di città provvisoria. È uno spazio precario, ma attraversato da relazioni e solidarietà, dove la miseria convive con una sorprendente capacità di immaginare alternative.

Il racconto oscilla tra due poli: da un lato la cronaca sociale, dall’altro la dimensione del fantastico, incarnata da colombe magiche, figure angeliche e persino dalla Madonnina che chiude lo spettacolo.

In questo contesto, il miracolo non appare come una soluzione ma invece come un gesto di resistenza. Totò non si oppone alle ingiustizie con la forza ma con una fiducia ostinata negli altri e nella possibilità di un mondo diverso. È proprio questa tensione a trasformare la favola di ieri in una riflessione profondamente politica e che parla al mondo di oggi: lo sguardo sul passato diventa un modo per interrogare il presente e chiedersi cosa significhi anche oggi, continuare a sperare.

La regia di Longhi

La regia valorizza fortemente la dimensione collettiva, in scena si muove infatti un nutritissimo gruppo di interpreti, che unisce attori già conoscenti del Piccolo Teatro e giovani studenti dell’Accademia Luca Ronconi. L’energia corale si estende persino oltre il palco e invade il foyer durante l’intervallo.

La messinscena non si limita a rievocare la Milano del dopoguerra da cui nasce la storia di De Sica e Zavattini ma al contrario, la città emerge come un mosaico stratificato di immagini, di proiezioni e di soluzioni scenografiche in continuo mutamento. Anche la drammaturgia di mescola linguaggi e riferimenti: cinema, letteratura, metateatro e cultura pop si intrecciano in un tessuto ricco di citazioni.

L’immagine finale delle scope volanti (ovvia citazione filmica), con i poveri che si sollevano sopra la città, sintetizza questo slancio: Il miracolo narrato non elimina le contraddizioni sociali ma le illumina per un istante e indica una via di fuga immaginaria.

A conferma del grande coinvolgimento e apprezzamento del pubblico, il percorso dello spettacolo si chiude con un ultimo regalo: quella di oggi è l’ultima replica, aggiunta straordinariamente dopo lo spettacolo di ieri. Un prolungamento inatteso che dice molto della ricezione dell’opera, capace di richiamare spettatori fino all’ultimo e di trasformare la conclusione del suo ciclo in un piccolo evento, quasi un’eco concreta del “miracolo” evocato in scena.

Immagine in evidenza: Viola Pulvirenti

Autore

  • Studentessa al 1° anno di Televisione, cinema e new media e laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità, sempre tra un palco e l’altro. Adoro il teatro, la TV e tutto ciò che è spettacolo. Tra giornalismo e critica, il mio sogno è raccontare la magia della cultura e dell’entertainment!

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