Alla scoperta di Milano: San Giovanni in Conca, una chiesa dimenticata

Ci sono luoghi che vengono ricordati e valorizzati e mentre altri vengono dimenticati, San Giovanni in Conca ne è l’esempio.

Un monumento dimenticato nel cuore della città

Ci sono luoghi che vengono ricordati e valorizzati mente altri vengono dimenticati, San Giovanni in Conca ne è l’esempio.

Oggi, nel traffico di piazza Missori, ciò che resta dell’antica basilica è solo un rudere: un’abside isolata e una cripta sotterranea di cui pochi sono a conoscenza. Proprio per il suo aspetto incompleto e rovinato, i milanesi l’hanno soprannominata con ironia “el dent cariaa”, ovvero il dente cariato.

Le origini antiche

La storia di San Giovanni in Conca affonda le radici già in epoca romana. L’area era occupata da ricche abitazioni, dotate di mosaici, cisterne e impianti idrici, situate lungo il Decumano Massimo, una delle principali strade della città antica.

Nel V-VI secolo d.C. su questi resti venne costruita una basilica paleocristiana dedicata a San Giovanni Evangelista. Il nome “in Conca” deriva probabilmente dall’avvallamento del terreno su cui sorgeva. Attorno alla chiesa si sviluppò una necropoli, mostrandola sua importanza religiosa per i cittadini.

Le trasformazioni medievali

Nel corso dei secoli la chiesa subì numerose trasformazioni. Nell’XI secolo venne ricostruita mantenendo l’impianto originario, mentre nel 1162 fu devastata durante l’assedio di Milano da parte di Federico Barbarossa.

Nel XIII secolo l’edificio venne nuovamente rinnovato: da una semplice aula unica si passò a una struttura a tre navate, con l’aggiunta di un campanile, di un tiburio e di decorazioni più elaborate. In questo periodo fu realizzata anche la cripta, ancora oggi conservata.

Il periodo di splendore e potere

Il  suo momento di massimo splendore arrivò nel XIV secolo, quando la chiesa divenne cappella privata della famiglia Visconti.

Fu proprio Bernabò Visconti che fece inglobare l’edificio nel proprio palazzo e commissionò un grandioso monumento equestre, realizzato da Bonino Da Campione.

La chiesa divenne così anche un mausoleo, nella cripta venne sepolta Regina Beatrice della Scala, moglie di Bernabò mentre il monumento del marito dominava l’abside. Oggi queste opere sono conservate al Castello Sforzesco.

Nel 1531 la chiesa fu donata all’antico ordine religioso dei Carmelitani da Francesco II Sforza, che costruirono un monastero e ne rinnovarono l’aspetto.

Infine nel Seicento l’edificio venne ulteriormente trasformato in stile barocco, con ricche decorazioni interne. 

Una “chiesa fatta a fette”

A partire dal Settecento iniziò un lento declino con la soppressione dell’ordine carmelitano che portò alla chiusura della chiesa, che venne sconsacrata e utilizzata come magazzino.

Con l’Ottocento e i nuovi piani urbanistici, San Giovanni in Conca venne considerata un ostacolo alla modernizzazione della città.  Nel XIX secolo l’edificio fu accorciato, modificato e in parte demolito per permettere l’apertura di via Mazzini. La facciata venne smontata e riutilizzata nella chiesa valdese di via Francesco Sforza.

In un articolo del Corriere della Sera del 1942, conservato oggi nella cripta, si  descriveva la basilica come una “chiesa fatta a fette”, sottolineando le continue mutilazioni subite nel tempo e il dibattito tra chi voleva conservarla e chi invece sosteneva la necessità di demolirla.

Nonostante le numerose polemiche e seppur sopravvissuta ai bombardamenti della II guerra mondiale, tra il 1948 e il 1952 la chiesa fu quasi completamente abbattuta per esigenze di viabilità.

Oggi? Un tesoro nascosto

Come detto prima di San Giovanni in Conca ci rimangono solo l’abside romanica, isolata al centro della strada e la cripta sotterranea.

La cripta è uno degli elementi più preziosi: divisa in sette navatelle e sostenuta da colonne tutte diverse tra loro, conserva tracce di affreschi e resti di strutture romane, come una cisterna.

Molti dei reperti e delle opere d’arte della chiesa sono oggi conservati al Museo Archeologico di Milano e al Castello Sforzesco.

Tuttavia, nonostante la sua storia travagliata, oggi la cripta è visitabile in giorni prestabiliti, un modo per coinvolgere sia i milanesi che i turisti a riscoprire una Milano andata ormai perduta.

Come arrivare e quando andare

M3 (linea gialla): Basta scendere alla fermata Missori e ritroverai i ruderi proprio davanti ai tuoi occhi.

M1 (linea rossa): Scendi alla Duomo e da lì ti aspetta solo una camminata di circa 4/5 minuti.

M2 (linea verde): Bisogna fare lo scambio di metro con la M2 a Centrale FS. Lì cambia con la linea M3 (Gialla) in direzione San Donato e scendi dopo 4 fermate direttamente a Missori. In alternativa cambia a Cadorna FN con la linea M1 (Rossa) in direzione Sesto 1° Maggio, scendi a Duomo e prosegui a piedi.

M4 (linea blu): Scendi alla fermata Sforza Policlinico. Da lì puoi percorrere a piedi Via Velasca per circa 5-7 minuti fino a sbucare in Piazza Missori. In alternativa, puoi utilizzare il passaggio pedonale sotterraneo che collega la M4 alla M3 (proprio tra Missori e Crocetta) e sbucare direttamente in piazza.

M5 (linea lilla): Prendi la M5 fino a Zara. Una volta lì, fai il cambio con la linea M3 (Gialla) in direzione San Donato. Resta a bordo per 6 fermate e scendi direttamente alla fermata Missori.

La cripta è aperta dai 2 ai 4 giorni al mese, per controllare orari e giorni di apertura è meglio visionare prima il sito: Museo Archeologico di Milano.

In conclusione, la storia di San Giovanni in Conca racconta quasi duemila anni di trasformazioni. Ma oggi ciò che resta non è solo un rudere, ma una testimonianza concreta del passato e delle scelte urbanistiche che hanno segnato Milano, che scelse la modernità alla storia.


Immagine in evidenza: Emily Belluccio




Autore

7 Commento

  • Pubblicato il 26 Marzo 2026 10:49 0Likes
    Paola

    Bravissima? Attraverso i tuoi scritti conosco Milano!

  • Pubblicato il 26 Marzo 2026 08:29 0Likes
    Simona

    Affascinante ritrovare attraverso questo articolo la bellezza di luoghi dimenticati o meno noti. E’ un’ attenzione a ricercare il “particolare” piuttosto che il dato per scontato, se pur bello.

  • Pubblicato il 25 Marzo 2026 16:37 0Likes
    Francesco

    Brava è sempre piacevole leggere i tuoi articoli

  • Pubblicato il 25 Marzo 2026 16:10 0Likes
    angela

    Bravissima Giulia! È stato molto interessante sapere la storia di questa chiesa

  • Pubblicato il 25 Marzo 2026 16:02 0Likes
    rob

    bell’articolo, molto interessante

  • Pubblicato il 25 Marzo 2026 15:31 0Likes
    Antonella

    Brava, che bella cultura che hai!

  • Pubblicato il 25 Marzo 2026 14:48 0Likes
    Leandro

    con persone come te non ci saranno piu monumenti dimenticati brava

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