Arriviamo nell’Africa del Sud, incontrando un popolo molto particolare e ormai quasi del tutto dimenticato. Vi presento gli Abatwa!
“Sono nati dalle nebbie della terra e non hanno una dimora fissa. Sebbene siano piccoli, la loro ombra è lunga quanto quella di un guerriero, poiché il loro spirito non conosce limiti di dimensione.”
(Zulu Mythology di George W. Stow – raccolte etnografiche del tardo XIX secolo.)
Sono Gabriella Silvestri e vi do il benvenuto su MITOmania, dove esploreremo i miti più particolari e sconosciuti delle culture antiche!
I guerrieri invisibili…
Questi piccoli guerrieri, tipici del folklore Zulu in Sudafrica, si nascondono tra i fili d’erba e cavalcano le formiche per spostarsi, diventando quasi del tutto invisibili all’occhio umano. Le uniche persone che possono vederli sono: bambini, sciamani e donne incinte. In particolare, se una donna incinta incontra un maschio di Abatwa, il nascituro sarà maschio.
Sono delle creature estremamente insicure sulla loro altezza, infatti se vi capita di incontrarli vi verrà fatta la domanda “Da dove mi hai visto?”, e l’unica risposta corretta è “Da una montagna”, onde evitare di essere uccisi con frecce velenose e letali.
…le ombre nell’erba
Nella cultura contemporanea, la figura degli Abatwa è presente sia nel mondo letterario che videoludico.
Nella letteratura, li troviamo nei romanzi: “Black Leopard, Red Wolf” di Marlon James, definito il “Trono di Spade africano”; e “Indaba, My Children” di Credo Mutwa (1964), libro diventato fondamentale per rappresentare la tradizione Zulu in chiave moderna.
Nel campo videoludico, li troviamo sotto forma di “Easter Egg”, o di nemico impossibile da sconfiggere, in diversi titoli indie di piccoli sviluppatori sudafricani.
Il mito continua… solo su MITOmania!
Alla prossima settimana!
Gabriella Silvestri
