Tutti parlano di come sia difficile tornare nel proprio Paese una volta terminato l’Erasmus. Io, che l’Erasmus lo sto ancora vivendo, non so se sarà davvero così traumatico come dicono, ma posso dirvi cos’altro lo è. Non se ne parla quasi mai, forse per paura, forse per vergogna, forse perchè si pensa che si potrebbe non venire capiti. Eppure, così come (quasi) sicuramente non sarà facile tornarci, anche andarsene dal proprio Paese non è esattamente una passeggiata.
La partenza
Il giorno della partenza è un giorno strano.
Sei euforico, non vedi l’ora di partire per la tua nuova vita e lasciarti tutto alle spalle. Non prendi neanche in considerazione le difficoltà che affronterai, sei solo entusiasta dell’avventura che ti aspetta. Pensi a quanto sarà bello vivere da soli, a quanta libertà avrai, a quanto potrai essere libero di sentirti te stesso in un altro Paese senza venir giudicato.
E poi ti colpisce. Poco prima di passare i controlli, quando stai dando gli ultimi baci e gli ultimi abbracci; quel sentimento, quella paura, quella malinconia, quell’improvvisa consapevolezza. Ti rendi conto di star lasciando a casa amici, animali, parenti e fidanzati, di star facendo un passo che loro non potranno seguire. Potresti emozionarti e piangere, anche se eri convinto di no. Potresti sentirti le gambe cedere, non avere più voglia di partire e chiederti se sia stata la decisione giusta.
Oppure no. Potresti andartene ridendo e salire su quell’aereo col cuore leggero, colmo di gioia, sicuro di ciò che stai facendo e di dove stai andando.
Ciò che conta non è come reagisci in un momento così delicato, le sfaccettature sono varie e interminabili. Ciò che conta è che tu sappia che, che si tratti della tua prima esperienza Erasmus o meno, la partenza sarà comunque un mix di emozioni e sensazioni difficili da metabolizzare. Andarsene sarà, a prescindere, un momento decisivo della tua nuova avventura e forse uno di quelli che ti porterai più stretto nel cuore.
L’arrivo
Al tuo arrivo sarai stanco, mentalmente e fisicamente. Piangere – se lo hai fatto – ti avrà drenato ancora di più delle tue energie, e ti sentirai sfinito. Ma è soltanto l’inizio.
Di colpo ti renderai conto di dover fare ancora tutto: recuperare i tuoi bagagli, uscire dall’aeroporto, prendere i mezzi, trovare le chiavi di casa, posare lo zaino. E realizzerai che nulla di tutto ciò potrai farlo con le comodità a cui sei abituato, che arrivare a casa non significherà davvero arrivare a casa, ma soltanto aprire la porta di una stanza che speri, col tempo, di far diventare casa.
L’arrivo sarà frenetico, e tu non sarai preparato. Vuoi per la stanchezza, vuoi per l’adrenalina, tutto ciò che ti capiterà sarà contro il tuo volere, ma ti insegnerà fin da subito a reagire. Non capire l’accento o la lingua delle persone a cui chiedi informazioni, non sapere leggere i segnali stradali, confonderti su quale lato della strada si guidi, realizzare di dover fare un minimo di spesa per sopravvivere la tua prima notte: tutto, al tuo arrivo, sarà un passaggio utile a rimbambirti. E tu sai che non puoi permettertelo, che devi restare vigile, che hai bisogno di arrivare in stanza il prima possibile per sentire di appartenere a un luogo.
Ma niente paura, ce la farai.
La permanenza
Ormai è passato qualche giorno, qualche settimana potremmo anche dire, e piano piano realizzi di starti sistemando.
Sarà un processo lento, che richiederà del tempo, ma stai pur certo che smetterai di mangiare pasta in bianco tutti i giorni e inizierai a prendere sempre più confidenza con la casa e con te stesso. Vedrai che, lentamente, non camminerai più in punta di piedi, ma inizierai a sentirti sempre più sicuro di ogni passo. Poco alla volta la finirai di guardare il telefono per capire a che fermata scendere, e ti renderai conto di star imparando i nomi delle vie. Piano piano ti accorgerai che quando da casa ti chiederanno “cosa hai fatto oggi?” non farai più l’elenco della lista della spesa, ma inizierai a raccontare di giornate sempre più intense e di persone diverse.
Col tempo, che è solo tuo, vedrai gli spazi ingrandirsi, diventare tuoi. Ti velocizzerai, capirai come muoverti, cosa rispondere, che direzione prendere. Imparerai cosa ti piace cucinare la sera quando arrivi a casa stanco, anche se non sarà il tuo solito piatto smaccatamente italiano. Insomma, prenderai le misure.
A poco a poco, quella stanza, diventerà sempre di più casa.
Il tuo Paese
Ma quindi a un certo punto smetterai di pensare a casa? Quella vera, si intende.
No. Assolutamente.
Casa tua resterà sempre l’ombra nascosta di ogni tuo giorno, di ogni tuo pensiero. Qualsiasi riferimento, qualsiasi nome, qualsiasi posto, anche la cosa più lontana, in qualche modo, ti riporterà con la mente a casa. E ti mancherà, indiscutibilmente.
Ogni tanto forse piangerai, forse la ricorderai col sorriso, forse nessuna delle due; ma starai pur sempre pensando a casa.
È inevitabile, dopotutto, che la tua mente, abituata per decenni a vivere e far riferimento a un posto sicuro, ritorni sempre lì. E forse farai fatica. Forse ti sentirai stanco, solo, alla prova. Forse vorresti solo riunirti con la tua famiglia per cinque minuti, il tempo di un gelato. Ma siete a un volo di distanza, e tornare a casa per la domenica non è così facile.
E allora imparerai a conviverci, con questa sensazione. Ti rimboccherai le maniche e cercherai di fare del tuo meglio, di riempirti al massimo le giornate per pensarci sempre meno, di farti nuovi amici. Diventerà parte integrante dell’esperienza Erasmus, e se prima questo poteva spaventarti, col tempo si trasformerà in abitudine.
Ti farai più consapevole di ciò che hai lasciato a casa, e di cosa ti aspetterà al tuo ritorno. Ti renderai conto meglio di quanto valga ciò che hai sempre dato per scontato, ma che ora non lo pare più così tanto.
Un consiglio
Non fidarti di chi ti dice che l’Erasmus sarà a priori una bella esperienza, o l’esperienza che ti cambierà la vita. Può darsi che non sarà nè una nè l’altra, e va bene così. Questo non renderà i tuoi mesi lontano da casa più invalidanti o meno proficui di quelli degli altri tuoi compagni partiti con te. Ricordarti che, dopotutto, sei partito per studiare, per crescere, per metterti alla prova in contesti diversi. Se durante la tua esperienza capiterà che sentirai il bisogno estremo di tornare a casa, non fartene una colpa. Lo pensano tutti, ma non lo dice nessuno.
Immagine in evidenza: redgreystock on Freepik
