A distanza di quasi quattro anni dal suo ultimo lavoro, Harry’s House (2022), in data 6 marzo 2026 il cantautore britannico Harry Styles è tornato a dominare le classifiche musicali con un nuovo, attesissimo, progetto, dal titolo Kiss All the Time. Disco, Occasionally. Tra synth magnetici e bassi traboccanti, intrecciati a melodie dal sapore insieme indie-pop ed elettronico, KATTDO (pubblicato da Erskine e Columbia Records) costituisce senza dubbio un momento tra i più maturi e ambiziosi della carriera solista di Styles, in cui libertà emotiva e connessione umana tra esperienze di una quotidianità immancabilmente esposta si inseriscono in più ampie riflessioni dal respiro contemplativo.
L’album, annunciato il 15 gennaio 2026, ha visto l’uscita del primo singolo Aperture pochi giorni dopo, il 23 gennaio.
Berlino e la genesi della club culture
Un nuovo capitolo. Un album che profuma di notte, libertà e nuovi inizi. Così Radio Deejay, in occasione del suo rilascio, ha definito il quarto album di Harry Styles: una palpitante fusione tra glam e romanticismo, sospesa nell’atmosfera surreale della club culture berlinese. Proprio nella capitale tedesca, infatti, buona parte del progetto è stata costruita: con la partecipazione degli storici produttori Kid Harpoon e Tyler Johnson, KATTDO cominciò a prendere corpo poco più di un anno fa, a inizio 2025, da subito a stretto contatto con nuove abitudini di ascolto. A seguito del monumentale Love On Tour, durato 22 mesi (dal 2021 al 2023) con 169 concerti per il mondo, Harry Styles desiderò cambiare prospettiva, approfondendo l’ottica “del pubblico” e ritrovando la sensazione di perdersi nell’oscurità, ballando con sconosciuti.
Trascorrere molto tempo sul palco ti fa dimenticare cosa significhi trovarsi nella folla. Tornare a essere nel pubblico, a ballare con le persone, è stato magico.
Harry Styles sull’elaborazione di KATTDO
Come ribadito in più interviste, Berlino ha ricoperto un ruolo cruciale nella parabola creativa di Styles, immergendolo in spazi e vissuti spesso totalizzanti, lungi dai comuni studi di registrazione. Il progressivo inabissamento nelle piste da ballo di celebri club europei come il Berghain, vero e proprio tempio del techno tedesco, ha dato vita a un’estetica in cui abitare fisicamente il suono e tramutare la musica da mero sottofondo a potente forza gravitazionale.
Di questo il cantante ha discusso in occasione dell’intervista con Zane Lowe per Apple Music.
La sublimazione dell’ascolto
Il risultato è una netta deviazione dai generi musicali dei dischi precedenti: il paesaggio sonoro in cui Kiss All the Time. Disco, Occasionally. si muove risulta eclettico, talvolta ineffabile, prodotto di una lo-fi techno-disco capace di unire suoni ipnotici e sperimentali al pop d’autore. La produzione di Harpoon e Johnson intervalla synth contemporanei ad arrangiamenti più classici e sofisticati, come pianoforte o chitarra, tipici degli anni Settanta. L’opera complessiva, dunque, non può essere ricondotta a una tradizionale classificazione dance: il ritmo non si limita a essere ornamento, elevandosi piuttosto a struttura portante, mentre la dimensione “da club” si astrae a luogo mentale e simbolo di unione collettiva. Le transizioni tra le tracce restituiscono a chi ascolta un microcosmo musicale, dove modelli come Four Tet, Floating Points, Jamie xx, Ben Klock e Fadi Mohem contribuiscono a creare un sound profondo e vibrante, focalizzato su texture e ritmo.
A differenza dei dischi precedenti, Kiss All The Time. Disco, Occasionally. è meno focalizzato sul cantante. La voce di Styles talvolta è posta in secondo piano rispetto alla musica, è filtrata, quasi sepolta, nel mix. Anche gli hook sono messi a volte in secondo piano rispetto a groove ed effetti “sporchi”, che sono tali dal punto di vista sonoro ed erotico. È musica che vuole “essere” più che “significare”. L’esperienza conta più dell’ego. […] Non si cura delle definizioni, cancella i confini tra i generi, tra musica sintetica e “naturale”, tra l’autentico e l’artificioso.
Rolling Stone Italia sul nuovo album di Harry Styles
Tra intimità romantica ed energia liberatoria
Sin dal titolo, manifesto programmatico degli stili e tematiche a mano a mano presentati, Kiss All the Time. Disco, Occasionally. condenserebbe la filosofia personale di Harry Styles, imperniata su due poli complementari: vivere con affetto e apertura emotiva (kiss all the time), concedendosi però anche attimi di evasione e spensieratezza (disco occasionally). La fluttuazione tra intimità romantica ed energia liberatoria, nonché la dualità estetica di introspezione e dinamismo, si riflette anche sul piano canoro. A momenti di euforia post-club, dove la voce di Styles si integra nel tessuto sonoro, si alternano ballate più classiche. Basti pensare a brani come Aperture (un lento accumulo di cinque minuti costruito su sintetizzatori in accelerazione) e Coming Up Roses, nei quali a esplorazioni disco ed electronic house subentra un’orchestra di ben 39 elementi.
Vi sono brani sopra la media, come American Girls, ben costruiti e molto ascoltabili; c’è spazio per il breakbeat di Season 2 Weight Loss, saggio di architettura paranoica, con cori sospesi e synth che avvolgono come una nebbia sintetica, mentre Ready, Steady, Go! presenta un basso che pare sbucare da un cassetto degli White Stripes, incrociando l’italo-disco con il synth finale. Accanto a questi momenti, Styles si concede spigoli più intimi: orchestrazioni che abbracciano la voce in Coming Up Roses, accenti acustici cantautorali in Paint By Numbers, fraseggi che ricordano il funky e Prince in Dance No More o Robbie Williams in Are You Listening Yet? Chiude l’album Carla’s Song: oscuro, sospeso, dove la voce di Styles fluttua su un’elettronica lieve e un ritmo vagamente wave (la batteria e il basso presentano richiami quasi post-punk).
Newsic su KATTDO
La contaminazione artistica
Le radici del disco sono numerose, tutte più o meno esplicitamente dichiarate. Styles ha affermato di essersi ispirato, nel plasmare l’umore generale, al pionierismo dance-punk degli LCD Soundsystem e alla produzione dei Radiohead. Proprio riguardo ai secondi, egli ha affermato: Li vidi suonare a Berlino e mi sentii tanto parte del pubblico da pensare chiaramente: “Ecco il motivo per cui salgo sul palco. Guardo e percepisco tutto ciò che accade intorno a me”. Impressionato dalla loro esibizione, decise successivamente di coinvolgere nella realizzazione di sei tracce di KATTDO Tom Skinner, membro della band jazz Sons of Kemet e batterista dei The Smile di Thom Yorke e Johnny Greenwood.
Un’estetica in transito
La copertina di KATTDO, in cui Harry Styles è assorto in passi di danza sotto una discoball, con indosso un crop-top traslucido e appariscenti occhiali da sole, si situa intenzionalmente tra la tradizionale iconografia pop e uno stile di fotografia più amatoriale. L’estetica analogica, da molti definita “anti-spettacolare”, rimanda in modo inequivocabile alle atmosfere anni Settanta: i colori caldi e lievemente desaturati, con una grana ben visibile, contribuiscono alla creazione di un registro intimo e “artigianale”, dove la patina nostalgica prevale su qualsiasi ostentazione dell’inquadratura.
Forma e contenuto dialogano così in modo coerente: l’album, descritto da Styles come flusso frammentato di suggestioni più che insieme organizzato di parole, rispecchia una quotidianità lenta, trascorsa a lungo tra Roma e Berlino e distante dall’abituale mondanità (sullo sfondo, non a caso, il cielo è albeggiante). Il cantante, in tal senso, non è posizionato lungo l’asse centrale dell’immagine, occupato invece dalla palla da discoteca e da una distesa di alberi. Questo decentramento di fondo propone un’umanità anti-eroica e in transito, “sospesa tra pubblico e privato”, conferendo alla composizione complessiva un intento documentaristico. Anche la scelta cromatica (imperniata sull’utilizzo di rosa e azzurro, interpretabile a mo’ di prosecuzione della palette di Fine Line) traspone la dualità alla base dell’intero lavoro.
L’ermetismo testuale
Sul piano lirico, irrequietezza e ricerca di completezza definiscono il confronto tra desiderio personale e aspettative esterne, tornando a esplorare con sguardo adulto e più contemplativo anche snodi contenutistici già esaminati in altri brani precedenti. L’indefinitezza delle atmosfere, tuttavia, tende a inficiare sulla precisione della scrittura di alcuni brani. Diverse testate giornalistiche, infatti, hanno sollevato riserve sui testi di Kiss All The Time. Disco, Occasionally.: Slant Magazine, per esempio, li ha descritti spesso vaghi, con generici riferimenti i cui contorni non sembrano mai concretizzarsi. Si è ricorsi persino a termini ad hoc, come il cosiddetto lyrical vagueposting, indice di un utilizzo approssimativo di parole il cui assemblaggio viene completamente rimesso ai lettori/ascoltatori.
Un senso di vaghezza musicale è aggravato da ciò che canta Harry Styles. Egli ha paragonato il testo a “una lunga pagina di diario” sulla propria vita tra quest’ultimo album e il precedente, gran parte della quale apparentemente trascorsa in Italia. Ma, se così fosse, sembrerebbe un “diario” tenuto in codice, per timore che qualcuno comprenda di cosa stia realmente parlando.
The Guardian sui lyrics di KATTDO
Un’evoluzione intergenerazionale
Per comprendere appieno l’essenza di questo quarto album, è opportuno collocarlo all’interno della vasta evoluzione musicale di Styles dell’ultimo decennio. L’omonimo debutto, condiviso con il pubblico nel 2017, lo vide spiccare con un’inaspettata cifra stilistica, nettamente distinta dalla linea più giovanile seguita con gli One Direction (2010-2016). Il disco Harry Styles, infatti, condensava suoni radicati nella cultura rock-folk anni Settanta, con performance perlopiù intime e commoventi, legittimandone un’individualità del tutto nuova e stratificata. Due anni più tardi, invece, Fine Line (2019) ampliò il linguaggio del cantante a un pop-rock psichedelico, poliedrico e sperimentale, che riscontrò un vasto apprezzamento tra la critica, anche grazie a brani come Golden, Lights Up o Sunflower Vol. 6.
Il synth-pop audace e sofisticato di Harry’s House, che nel 2023 gli valse due Grammy nelle major categories di Album of the Year e Best Pop Vocal Album, segnò la consacrazione ambedue commerciale e critica dell’artista, portando a hit da record quali As It Was, Late Night Talking o Satellite.
Kiss All the Time. Disco, Occasionally. giunge in ultimo come sintesi sorprendentemente coerente della carriera di Styles: secondo NME, si tratterebbe di un trionfo, non la somma caotica di stili già vissuti, ma la loro distillazione in qualcosa di inconfondibilmente suo.
Per capire davvero cosa sta facendo Harry Styles con questo disco, conviene fare un passo indietro e osservare un fenomeno ricorrente nella storia della musica. Ogni volta che il mondo sembra attraversare una fase di tensione o di crisi, infatti, la musica pop torna quasi inevitabilmente a cercare rifugio sul dance floor. È una dinamica che si ripete da decenni e che, se osservata con un minimo di prospettiva storica, appare quasi inevitabile. Negli anni Sessanta, il funk inizia la sua scalata mentre le società occidentali attraversano profonde fratture sociali; negli anni Settanta, la disco music esplode mentre le grandi città americane affrontano crisi economiche e identitarie; e, ancora prima, il jazz – che nella sua forma originaria era prima di tutto musica da ballo – trova terreno fertile proprio nel periodo compreso tra le due guerre mondiali. La musica dance vive da sempre di questo paradosso: parla di gioia, leggerezza e liberazione, ma spesso nasce in tempi di sofferenza. È una contraddizione che chi vive il club abita da sempre. La pista da ballo diventa, infatti, uno spazio di sospensione collettiva, un luogo in cui il peso del mondo esterno può essere momentaneamente messo tra parentesi e dove la dimensione individuale lascia spazio a quella comunitaria. Non sorprende, quindi, che anche molti artisti pop abbiano scelto di rivolgersi alla dimensione della danza proprio nei momenti storici più incerti. Madonna lo fece nel 2005, con Confessions On A Dancefloor, un disco che arrivava pochi anni dopo l’attentato alle Twin Towers e che trasformava la pista da ballo in una sorta di confessionale laico. Più recentemente, Dua Lipa ha fatto qualcosa di simile con Club Future Nostalgia, il dj mix pubblicato nel pieno della pandemia, quando i club erano chiusi e il desiderio di tornare a ballare diventava quasi un bisogno fisico. In questa prospettiva, Kiss All the Time. Disco, Occasionally. si inserisce con una naturalezza quasi sorprendente. Non è un disco da club nel senso più stretto del termine, ma è certamente un disco che guarda alla club culture come a un luogo simbolico: uno spazio di libertà, di trasformazione e soprattutto di incontro.
Vogue su Kiss All The Time. Disco, Occasionally.
Aperture e la metafora fotografica
Aperture, singolo di punta di KATTDO uscito il 23 gennaio 2026, ha da subito costituito un’antitesi di successi bubblegum pop come Watermelon Sugar. In una recente intervista per BBC Radio 1, Harry Styles ha svelato che Aperture fosse stato l’ultimo tra i brani composti, divenendo per converso una perfetta anticipazione (se non addirittura un vero e proprio mission statement) dell’intero album.
Poco dopo, Styles ha proseguito spiegando: Ero stato lontano dal lavoro per un paio d’anni e avevo avuto molte intuizioni. Stavo aprendomi al mondo e permettendo a elementi più positivi di accedere alla mia vita. È stato il culmine di quanto stava accadendo intorno a me, mentre realizzavo questo disco. Una volta nata Aperture, pensai che il disco potesse dirsi concluso. È sempre stato un brano celebrativo per me, un motore del desiderio di tornare in stanze colme di persone.
Si tratta di una traccia dalle tinte eteree, talvolta rarefatte, in cui il senso di galleggiamento e onirismo dato dall’arrangiamento si intreccia a un’interessante metafora fotografica. Aperture, infatti, indicherebbe il grado di apertura del diaframma di una fotocamera, atto a regolare la quantità di luce convogliata nell’obbiettivo. L’apertura, tuttavia, non influisce soltanto sul concetto di luminosità: essa determina anche la cosiddetta “profondità di campo”, ovvero la zona di nitidezza dell’immagine (dal primo piano allo sfondo). Il tutto viene così assimilato all’esplorazione della propria vulnerabilità emotiva, evidenziando l’idea di una “percezione messa a fuoco”. Quanto di sé si è disposti a mostrare, anche a costo di esporsi troppo alla luce?
Il videoclip trasla visivamente questo interrogativo. Poco dopo il check-in, Harry accede alla propria camera d’hotel, irrequieto, quasi in attesa. Tornato alla reception, dove non trova alcun addetto, comincia ad addentrarsi in un intrico infinito di corridoi e scale mobili, fino ad avvertire la presenza alle proprie spalle di un uomo sconosciuto. Tra i due ha così inizio un inseguimento in stile slap-stick comedy, finché Styles decide di lanciarsi all’attacco del suo pedinatore: venendo subito sollevato da terra, in una posa alla Dirty Dancing (mentre echeggia il mantra del ritornello, We belong together), il protagonista si abbandona a una coreografia e acrobazie frenetiche fino alla hall da cui tutto era cominciato. Inseguitore e inseguito tornano entrambi sui propri passi, come in un tacito accordo, mentre la melodia del brano sfuma nel silenzio dell’albergo.
Il video musicale di “Aperture”, diretto da Aube Perrie, è un capolavoro cinematografico. Le linee sono chiare e nitide, rafforzando la raffinatezza del nuovo Harry Styles. Dapprima, Styles è il solo personaggio presente in scena, all’interno di un albergo dall’aspetto piuttosto anonimo, arredato con mobili beige opaco, privo di qualsiasi segnale di vita. Eppure, vi sono barlumi di speranza sapientemente e meravigliosamente disseminati in questa banalità. Quando Styles si lava i denti, ad esempio, il suono si sposa in modo sottile ma perfetto con il ritmo di Aperture. Anche il campanello della reception dell’hotel e il battito delle mani si allineano con le percussioni del brano, fondendo canzone e video in maniera impeccabile. Certo, la sincronia non è sicuramente un aspetto rivoluzionario del videoclip quale mezzo, ma Aperture la rende poetica, ricordandoci che le cose semplici sono davvero belle, se ben eseguite. La scelta di includere i suoni diegetici intreccia la dimensione sonora di Aperture con i suoni del mondo reale, mostrando come l’arte sia intrinsecamente radicata nella vita quotidiana.
Collider sul video musicale di Aperture
Riscoprire il pop dal dancefloor
Kiss All The Time. Disco, Occasionally. è diversificato, da cogliere in più ascolti, ma che affascina per coraggio e complessità. A metà strada fra gli Arctic Monkeys e gli MGMT, con una spruzzata degli ultimi Daft Punk, è uno di quegli album che può essere capito per davvero solo nella sua dimensione live, suonato su un palco. Il beat, le melodie e la voce di Harry Styles riaffermano il pop come linguaggio aperto, sempre in fieri e da riscoprire proprio nel luogo in cui fu immaginato per la prima volta: la pista da ballo.
Immagine in evidenza: Wikipedia (@foto.grafinhas/@ihminina), edited
