Gli abiti regencycore sono ciò che hanno reso la famosa serie Netflix iconica, ma oltre che ad essere vere e proprie opere d’arte di tessuto, possono raccontare molto di più.
L’immaginario Bridgerton
Il 26 febbraio è uscita la seconda parte della 4 stagione di Bridgerton, la serie ormai di punta di Netflix. Alla centro della trama, come sempre, ci sono gli intrighi amorosi e il gossip, che attirano donne di tutte le età e non solo. Anche molto altro però ha contribuito alla fama di questa serie.
Ad affascinare sono i balli allestiti di tutto punto, i riti di corteggiamento, l’ingresso in società delle debuttanti e le regole intricate ma precise della società. In generale ad attirare è l’immaginario di un passato idealizzato, in realtà molto lontano dalla realtà. La serie è ambientata tra il 1811 e il 1820, sotto il regno di Giorgio III, che però è quasi totalmente assente a causa dei suoi problemi di salute mentale. Ciò che subito salta all’occhio per la discrepanza con la realtà storica è la presenza di persone nell’alta società di etnia diversa da quella inglese.
La serie infatti da seguito alla voce che la Regina Carlotta fosse nera, leggenda che ha però pochissimo fondamento, e che questo abbia permesso di avere un’alta società più diversificata. La poca attinenza alla veridicità inoltre la ritroviamo anche in altri aspetti della serie, uno su tutti proprio i costumi.
Il Regencycore
Bridgerton ha contribuito a creare un ideale molto preciso della Londra dell’ ‘800, ma tutto ciò che noi vediamo è solo vagamente ispirato a quell’era. L’emblema di questo stile è il taglio “impero”, caratterizzato dal punto vita situato appena sotto il seno.
Tuttavia i costumi nel corso delle stagioni hanno aggiunto sempre più elementi presi in prestito da altre ere, anche molto successive, fino ad arrivare in questa quarta stagione ad omaggi agli anni ’70. Il regencycore oggi tanto popolare è una rivisitazione di abiti dell’epoca a cui si uniscono scollature profonde, corpetti più lusinghieri e colori e tessuti che all’epoca non venivano utilizzati.
L’apparato costumi è quello che ha reso l’estetica della serie estremamente riconoscibile, e la qualità non ha fatto altro che salire nel corso degli anni. Nella prima stagione sono stati realizzati circa 7500 abiti ex novo, mentre esclusivamente per il primo episodio della quarta stagione il numero totale di abiti creati è di 172, e il numero delle parrucche è di poco inferiore, 160.
Il ballo in maschera
Questa stagione in particolare si apre col botto. Già nel primo episodio troviamo l’evento più importante, che da una parte apre la stagione dei matrimoni, dall’altra fa incontrare la coppia protagonista della storia. Il ballo in maschera è anche l’occasione in cui vengono sfoggiati i costumi più spettacolari. John Glaser, costume designer vincitore di un Emmy e Hanry Wilkinson, junior designer, hanno parlato dei costumi di questa stagione a vogue.com.
L’ospite del ballo è Lady Bridgerton (Ruth Gemmell), per l’occasione vestita da Titania, la regina delle fate di “sogno di una notte di mezza estate” di Shakespear. In questa stagione i vestiti della madre della famiglia protagonista si sono addolciti, con scollature un po’ più profonde e in qualche modo più sexy a simboleggiare il suo amore ritrovato per Lord Anderson (Martins Imhangbe). Eloise (Claudia Jessie) è vestita da Giovanna d’arco, figura considerabile “femminista”, come lei. La coppia di novelli sposi protagonista della terza stagione, Colin e Penelope (Luke Newton e Nicola Coughlan), si presenta con un costume da pirata di coppia.
L’unica che non ha bisogno di un costume è ovviamente la Regina Carlotta (Golda Rosheuvel), ma nonostante questo anche lei narra una storia con il suo aspetto. La enorme parrucca è infatti simbolo alla devozione al marito. La gabbia estreriore a forma di cuore fatta di capelli e foglia d’argento riprende motivi astronomici, omaggio alla passione del sovrano, e all’interno è racchiusa una riproduzione della corona nuziale regalatale prima del matrimonio.
I protagonisti indiscussi
Nel primo ballo della stagione incontriamo però anche i due poli del terzo libro di Julia Quinn, riadattato in questa stagione. Sophie Baek (Yerin Ha) è figlia illegittima di Lord Penwood e dopo la dipartita di questo si trova a lavorare come cameriera per la matrigna. Sa di avere origini nobili, ma sa anche che il mondo dell’alta società le è interdetto. In occasione del ballo in maschera decide però di scappare e travestirsi per far parte anche lei per una notte di quel mondo che le è stato strappato alla nascita. L’obiettivo di Glaser era quello di far capire allo spettatore, senza dirlo direttamente, che lei sarebbe potuta essere il “diamante della stagione”.
Per l’abito di Sophie, abbiamo creato piccole appliques, impreziosite da paillettes, perline di vetro e rocailles, e abbiamo dato il tocco finale con perline di cristallo e un tulle plissettato scintillante in ogni singola applique
Maria Gomez Patino, capo ornamentista, a Netflix
Lei è l’unica vestita di argento, e questo la fa risaltare ma senza dare troppo nell’occhio. Anche la maschera, che le copre gran parte del viso, doveva renderla abbastanza riconoscibile agli spettatori ma abbastanza celata agli occhi di Benedict. Infine elemento fondamentale sono le scarpe, molto lontane da quelle dell’epoca regency. Sono infatti delle decollete firmate Jimmy Choo alle quali è stato applicato un fermaglio per scarpe ispirato agli anni ’40.
Meno memorabili sono l’abito e la maschera di Benedict Bridgerton (Luke Thompson), ispirati a Shakespeare in Love che rimandano all’animo ribelle del protagonista.
Come gli abiti narrano una storia
In tutte le stagioni che si sono susseguite gli abiti hanno sempre avuto un’importanza fondamentale. La terza stagione è stata segnata da abiti con molto strati di tessuto, che dessero un aspetto romantico e sognante. Quest’anno invece gli abiti hanno colori più caldi, dal momento che la stagione si ambienta in autunno.
Anche il modo in cui una famiglia si veste dice molto sul loro ruolo nella trama. Iconico è il colore della famiglia protagonista, il “Bridgerton blue” ispirato al “Wedgewood blu” delle porcellane cinesi, proprio come simbolo del loro status. Tutti i figli nel corso delle stagioni gravitano intorno ai colori dell’azzurro e del blu, arricchiti poi mentre le loro storie avanzano. Nella prima stagione il blu di Daphne diventa viola quando si incontra con il rosso del Duca, oppure Anthony nella seconda integra dettagli viola, colore emblema di Kate, il suo interesse amoroso.
Esplicitato all’interno della serie è il cambio di stile di Penelope nella terza stagione. Quando capisce il suo valore infatti si distacca dal giallo imposto dalla madre, tipico dei colori della famiglia Featherington che stonano così tanto con il resto della società, per avvicinarsi al blu del suo amato.
Nell’ultima stagione in particolare a risaltare sono le forme dei vestiti della vedova Penwood, Araminta (Katie Leung). Lei rimane sempre vestita di nero, a lutto, ma i suoi abiti sono ispirati ad un’icona di austerità nel mondo della moda, Anna Wintour.
Brigerton è l’esempio perfetto di come i costumi possano passare da prezioso arricchimento a veicolo fondamentale per la trama stessa. La serie è un esempio e un insegnamento di come forme, colori e tessuti possano essere usati per dare allo spettatore informazioni fondamentali, senza bisogno di esplicitarle a parole.
immagine in evidenza disegnata da: Emiliano Porcelli
