Dall’11 al 14 febbraio, al Teatro Oscar di Milano, va in scena Eccoci qui, spettacolo scritto e diretto da Gioele Dix e interpretato da Valentina Cardinali e Francesco Aricò. Una commedia brillante e stratificata che attraversa tre epoche diverse, dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, per interrogare con ironia uno dei misteri più resistenti di sempre: il rapporto tra uomo e donna.
Valentina Cardinali torna a collaborare con Gioele Dix dopo diversi progetti condivisi, affiancata questa volta da Francesco Aricò: insieme danno vita a tre coppie, tre mondi, tre linguaggi, che costruiscono un divertente percorso storico ed emotivo. Ho avuto modo di dialogare con loro per approfondire la nascita e il senso di questo lavoro!

Partiamo dall’origine: com’è nato Eccoci qui? Come nasce l’idea di questo testo, di cosa parla e soprattutto come vi state preparando per questo spettacolo?
Valentina Cardinali: Questo progetto nasce da una collaborazione con Gioele Dix che dura ormai da quattro anni. Dopo due spettacoli insieme, questa volta lui aveva il desiderio di essere solo regista e io avevo voglia di uno spettacolo brillante, divertente, che potesse regalare un po’ di gioia al pubblico. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello farlo in due, e Francesco è stata una scelta naturale.
La costruzione dei testi, però, non è stata immediata. Abbiamo cercato a lungo, tra testi italiani e stranieri. All’inizio non eravamo del tutto convinti, poi pian piano abbiamo capito quali materiali ci rappresentavano di più. A quel punto Gioele ha scritto il terzo atto, così lo spettacolo è diventato composto da tre quadri di circa venti, venticinque minuti ciascuno.
Tre epoche, tre stili, tre coppie: Da attori, qual è stata la sfida principale che vi ha portato a riuscire a tenere insieme dei mondi così lontani e a cercare un filo comune tra i personaggi diversi ma simili dei tre atti?
Francesco Aricò: ogni spettacolo ha le sue sfide, ma qui per me è stato soprattutto un bel gioco. Abbiamo potuto sperimentare tre stili recitativi diversi, perché cambiano il linguaggio, la fisicità, il modo di stare in scena. È stato stimolante.
Il filo rosso, però, non passa tanto dalla psicologia dei personaggi quanto dallo spazio scenico. La scenografia è sempre la stessa: sedie e cubi di legno che si trasformano. Siamo noi a modificarli, in scena o nei cambi rapidi. È bello perché il pubblico vede un oggetto diventare qualcos’altro, ed è una trasformazione quasi magica. Preferisco non dire di più per non fare troppe anticipazioni!
Riguardo la dinamica di coppia: quali sono le situazioni che tra le diverse epoche rimangono sorprendentemente simili tra i personaggi? Quanto è entrata in scena anche la vostra intesa personale? Quanto ha influito?
Francesco Aricò: Io e Valentina avevamo già lavorato insieme, ma non in uno spettacolo a due e non condividendo davvero la scena. Qui sì. Molte persone ci hanno detto che percepivano una forte intesa, anche senza sapere nulla della nostra storia nella vita privata. Credo abbia influito, anche se noi non ce ne siamo resi conto.
Alcune cose, come i contatti fisici, certi approcci, la confidenza, per noi sono naturali e forse le abbiamo date per scontate. Probabilmente questo ci ha aiutati.
Valentina Cardinali: io credo che la conoscenza, che sia amicizia o relazione, in scena aiuti. Non è indispensabile, certo, ma rende tutto più immediato. Noi ci siamo trovati molto bene.
Per quanto riguarda le coppie di personaggi dei tre atti: Nel primo atto, ambientato a fine Ottocento, c’è una grande formalità: l’uomo domina la scena, la donna è vincolata da regole rigidissime. È divertente vederlo oggi. Nel secondo atto, negli anni Quaranta americani, la coppia è più moderna, ma piena di insicurezze. Nell’ultimo quadro, ambientato ai giorni nostri, c’è una parità diversa: due persone sullo stesso piano, con le stesse paure, che si incontrano dopo mesi di chat. È l’atto che parla di più al presente.
Essere diretti da Gioele Dix: che tipo di lavoro è stato?
Valentina Cardinali: La chiave di lettura che Gioele ha dato allo spettacolo è raccontare questi incontri tra uomo e donna che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, senza cercare per forza un unico filo conduttore, ma piuttosto il sapore specifico di ogni epoca.
Lavorare con lui è meraviglioso: è competente, rilassante, mai giudicante. Alle prove si respira un clima sereno, e questo influisce tantissimo sul risultato in scena.
Francesco Aricò: per me era la prima volta. Conoscevo Gioele come attore e autore, ma lavorarci insieme è stato speciale. È molto accogliente, ti fa sentire sempre nel processo, mai sbagliato.
Essendo questo uno spettacolo dichiaratamente brillante, per me è stata anche una novità. Avere un maestro della comicità a dirigermi mi ha fatto sentire protetto. Mi sono fidato completamente, e i risultati si sono visti: lo spettacolo funziona, il pubblico ride, e per me è stata una grande soddisfazione.
Cosa vorreste che il pubblico portasse con sé uscendo dal teatro?
Francesco Aricò: sicuramente le risate. È un piacere far ridere ed è un piacere sentire ridere. Ma anche qualche riflessione sulla coppia, su come sono cambiate le dinamiche nel tempo, soprattutto oggi, con i social e il mondo virtuale. È un tema che apre tantissime domande.
Valentina Cardinali: io spero che il pubblico esca pensando di aver visto uno spettacolo ben fatto. Una bella esperienza, con buone interpretazioni, belle scene, bei costumi. Che dica: “Sono contento di essere venuto”. Vi aspettiamo!
Vi ringraziamo tantissimo e non vediamo l’ora di vedervi in scena a Milano.

foto di Ilaria Vidaletti, per gentile concessione del Centro teatrale Bresciano
Per maggiori informazioni: https://incamminati.teatrooscar.it/eccoci-qui/
Per altri articoli sul teatro: “Amleto²”: un ritorno a teatro della follia e della libertà di Filippo Timi – Radio IULM
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