In attesa del Festival di Sanremo 2026 che avrà inizio il 24 febbraio, la rubrica Road To Sanremo ripercorre edizioni passate e curiosità sul Festival della Canzone Italiana.
A 15 giorni dalla partenza della kermesse sonora, una storia di un’edizione anomala: quella di Sanremo 2004, conosciuta per il boicottaggio delle case discografiche, i bassi ascolti e le conseguenze che seguirono.
L’origine dell’anomalia: Tony Renis
All’origine dell’anomalia che fu l’edizione del 2004 del Festival di Sanremo c’è una figura: Tony Renis. Icona della musica anni ’60, aveva vinto il leoncino d’oro nel 1963 con il brano “Uno per tutte”, ma la sua canzone più celebre anche a livello internazionale risale all’anno prima “Quando Quando Quando”. Viene nominato Direttore Artistico per la 54esima edizione del Festival della Canzone Italiana. E da qui iniziarono le critiche.
La sua visione musicale era considerata “datata”, come rimasta al periodo del suo successo e lontana dalle logiche del mercato musicale attuale. Un altro suo comportamento a risultare controverso fu la proposta di dare un potere quasi assoluto di scelta dei Big alla direzione artistica limitando l’influenza delle case discografiche. Questa perdita di decisione per le major sarebbe stata problematica in quanto esse spesso usano il Festival come “vetrina” per i loro artisti principali. In breve, un conflitto tra il Festival vecchio stile centrato sul potere del direttore artistico e il Festival contemporaneo più orientato alle strategie commerciali dell’industria discografica.
Il boicottaggio delle case discografiche e delle radio
In risposta alle tensioni si creò una resistenza concreta con la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) che si schierò apertamente contro l’organizzazione. Le major non presentarono i loro grandi artisti rendendo il Festival meno attraente al pubblico e alle radio. Il cast era composto soprattutto da artisti emergenti, indipendenti o vecchi artisti che ormai avevano perso la loro gloria e non erano più affiliati alle major.
L’appeal commerciale era scarso. Mancavano nomi e hit. Le radio trasmettevano poco i brani in gara a Sanremo 2004 riducendo a loro volta il circolo mediatico.
Gli ascolti del Festival quell’anno segnarono dei minimi storici. Uno share medio del 38,84%, molto basso se confrontato con il 2003 (43%) e il 2005 (52%). La serata finale fu la meno vista del Festival di Sanremo fino a quel momento con 10 milioni di telespettatori.
La vittoria di Marco Masini
Alla fine vincere il Festival fu Marco Masini (quest’anno in gara assieme a Fedez) con “L’uomo volante”. Il cantante dalla seconda metà degli anni ’90 aveva passato anni difficili nella scena musicale. Il suo nome veniva associato alla sfortuna, si pensava che portasse jella a causa delle sue canzoni dai temi cupi e crudi. I suoi pezzi non passavano in radio, i colleghi non volevano collaborare con lui e non veniva più invitato in televisione. Nel 2001 era persino arrivato ad annunciare il suo ritiro dalle scene a causa di questa etichetta. E poi nel 2004 si presentò al Festival di Sanremo con uno stile ben diverso: una canzone più solare e poetica. Questa gli valse non solo la vittoria ma anche le scuse da parte di critica e pubblico.
Insomma, almeno qualcuno da questo festival disastrato riuscì ad ottenere qualcosa.
Dall’anno dopo le cose cambiarono e la situazione si stabilizzò. Con la conduzione di Paolo Bonolis si cercò d ricucire i rapporti con l’industria musicale e riportare i grandi nomi al Festival di Sanremo 2005.
