Come nascono le hit natalizie? Intervista a Gianni Sibilla

Il Natale è quel momento dell’anno in cui la musica dimostra il suo reale potere di farci viaggiare nel tempo. È sufficiente una melodia per evocare istantaneamente l’atmosfera dei pranzi in famiglia, il bagliore delle luci e il silenzio delle strade innevate.

Le canzoni di Natale agiscono come una macchina del tempo emotiva: mescolano nostalgia e gioia, riaccendendo ogni dicembre quel calore unico.
Ma cosa rende questi brani così speciali? E quali meccanismi si celano dietro le hit che dominano le nostre playlist invernali? Scopriamolo insieme.

Breve storia: dai canti sacri al Pop

Le radici della musica natalizia affondano nei canti religiosi medievali, i cosiddetti: Carols, nati per narrare la Natività con melodie solenni. Con il passare dei secoli, tuttavia, la celebrazione del Natale ha trasceso la dimensione puramente spirituale, aprendosi a nuovi linguaggi.

La vera svolta arriva con l’avvento della Popular Music. Dagli anni ’40, icone come Bing Crosby e Nat King Cole hanno codificato l’immaginario sonoro delle feste con capolavori come White Christmas e The Christmas Song. Successivamente, gli anni ’80 e ’90 hanno cementato il Natale nella cultura di massa grazie a inni come Last Christmas degli Wham! e All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey.
Ma il tema natalizio è stato esplorato trasversalmente da ogni genere: dal pacifismo rock di John Lennon (Happy Xmas – War Is Over) al rap di Kanye West, fino alle riletture metal della Trans-Siberian Orchestra. Esempi che dimostrano come lo spirito del Natale sia declinabile in molteplici forme.

Il Natale e la Radio: un legame storico

È impossibile scindere l’immaginario natalizio dalla radio. Soprattutto tra gli anni ’50 e ’60, l’apparecchio radiofonico è stato il principale veicolo di diffusione per i nuovi brani stagionali, fungendo da vero e proprio “focolare sonoro”. Ancora oggi, a dicembre, molte emittenti si trasformano in stazioni tematiche, costruendo playlist che uniscono le generazioni. La forza della radio risiede proprio in questo: offrire un’esperienza condivisa, riportando al centro il valore della comunità in un momento dell’anno in cui nessuno vuole sentirsi solo.

L’oggetto del desiderio sotto l’albero

Ma la radio non trasmetteva solo il Natale: era il Natale. Negli anni ’30 e ’40, l’apparecchio stesso veniva presentato come il regalo di lusso per eccellenza. I cataloghi dell’epoca mostravano eleganti radio in legno posizionate sotto l’albero, promettendo alle famiglie italiane intrattenimento e connessione col mondo. Per l’EIAR (e successivamente la RAI), le festività rappresentavano anche un momento strategico commerciale: il Natale diventava l’occasione perfetta per promuovere il rinnovo degli abbonamenti, spesso incentivato con auguri speciali e piccoli omaggi simbolici agli ascoltatori.

Anche la programmazione del palinsesto durante le Feste, ha subito un’affascinante evoluzione storica.
Se negli anni ’20 il Radiorario celebrava il 25 Dicembre con la solennità della musica lirica e classica, negli anni ’30 il palinsesto si arricchì di concerti, messaggi religiosi e narrazioni a tema.
Non mancava l’ironia: le riviste di settore come L’Antenna giocavano spesso con l’immagine di un Babbo Natale impacciato, che causava il caos impigliandosi tra le antenne, simbolo di una modernità che irrompeva nella tradizione.

Intervista a Gianni Sibilla

Per approfondire l’argomento, abbiamo parlato con Gianni Sibilla, giornalista per Rockol.it e docente del corso Forme e Linguaggi della Comunicazione musicale all’Università IULM.

Qual è l’origine storica del legame tra musica e festività natalizie? Come si è evoluta questa tradizione nel passaggio alla popular music?

La tradizione è molto lunga, ma la semplifico dicendo che la musica è sempre stata parte dei riti. L’ascolto di musica separato dai riti è una cosa relativamente recente, risalente al diciassettesimo secolo rispetto ad una storia che è molto più lunga. Se parliamo di Popular Music, cioè di canzoni recenti, vediamo una derivazione di un legame storico tra musica e celebrazioni religiose. Nei paesi anglosassoni, le canzoni natalizie sono una tradizione molto radicata, grandissimi artisti fanno dischi di Natale e cantano i cosiddetti: “Standard”, ovvero le canzoni cosiddette di repertorio. Perfino artisti come Bob Dylan hanno inciso dischi natalizi, raccontando con canzoni “buffe” la parte più festaiola del Natale. In Italia, invece, la tradizione delle canzoni natalizie è meno radicata, e da noi sono spesso viste come qualcosa di un po’ trash.

Le hit natalizie nascono per caso o esiste una vera e propria “formula” compositiva dietro il loro successo? Ci sono degli ingredienti musicali imprescindibili per far funzionare un brano sotto le feste?

La canzone di Natale ha una forma che si adatta ai vari contesti, con modelli ripetitivi e seriali. La musica è come un software che viene aggiornato e modificato in base ai media che la riproducono. Questo significa che esistono diverse forme di canzone, come i tormentoni, che ripetono determinati elementi, ma non c’è una formula fissa. Nelle canzoni natalizie, ad esempio, è comune l’uso di campanellini, ma ci sono grandi canzoni di Natale che non utilizzano questi suoni. Un esempio è River di Joni Mitchell, che pur parlando del Natale, non segue la tradizione tipica delle canzoni natalizie, tanto che può essere ascoltata tutto l’anno.

Quindi sì ci sono alcuni elementi ricorrenti e strutture narrative comuni nelle canzoni di Natale, ma spesso chi le ripete scende a un livello più semplice.
Le canzoni che si fanno oggi tendono anche provare a cambiare, perché è il principio della serialità: ripetizione e modifica.

Qual è il momento giusto per il lancio di un singolo/album di Natale? C’è una strategia?

Le strategie per i dischi di Natale ci sono sempre. La cosa buffa è che spesso si lavora ad Agosto, con gli artisti che devono entrare nel “mood” natalizio nonostante il caldo. I dischi iniziano a uscire generalmente ad Ottobre, e da quel momento proseguono fino a Dicembre. Ad esempio, proprio in questo periodo sta per uscire una ristampa di Last Christmas degli Wham!, che ora ha 40 anni ed è arrivata al numero uno solo di recente.

Non c’è un momento esatto per il lancio, ma sicuramente non si può partire prima di Ottobre. Oggi, grazie alle piattaforme streaming e ai social, c’è un meccanismo che riscopre e ripropone brani di 20-30 anni fa, facendoli sembrare attuali, come se fossero uscite l’altro giorno.

Radio, televisione e ora i social network: questi mezzi non si limitano a diffondere la musica, ma spesso ne decretano anche il destino. In che modo secondo lei, l’evoluzione dei media ha influenzato la natura delle hit natalizie, trasformandole da semplici colonne sonore in fenomeni culturali e commerciali globali?

I media hanno un ruolo centrale nel successo delle canzoni, soprattutto quelle natalizie, e ne influenzano profondamente l’evoluzione, sia culturalmente che commercialmente. Un esempio è Hallelujah, scritta da Leonard Cohen e resa famosa dalla versione di Jeff Buckley, oltre che da quella di John Cale in Shrek. Non ha nulla di natalizio, se non un vago riferimento religioso, ma è stata inclusa in vari dischi di Natale.

Il passaggio a “canzone di Natale” è avvenuto grazie a X Factor UK: durante la finale, l’interprete la cantò davanti a un albero di Natale, vinse il programma e il brano divenne il singolo più venduto nella settimana di Natale del 2008, un momento cruciale per le classifiche inglesi. Da quel punto, Hallelujah venne associata al Natale. Tra l’altro, quell’anno la versione di X Factor arrivò prima in classifica, seguita da quella di Jeff Buckley, suscitando polemiche tra i fan di Buckley.

Questo esempio mostra come i media possano trasformare le tradizioni delle canzoni: Hallelujah non era una canzone di Natale, ma lo è diventata grazie alla televisione.

Come si può rimanere impresso nella mente delle persone e non essere banali nelle canzoni di Natale?

Forse la vera domanda qui è: Ma serve ancora creare nuove canzoni di Natale?
Non ne sono così sicuro, perché spesso basta prendere i grandi standard. Ogni tanto si fanno dischi con canzoni nuove, perché se una canzone di Natale funziona, si vive di rendita per il resto della carriera.

Un esempio recente è il disco di Vinicio Capossela, “Sciusten feste”, su cui ha lavorato per anni.
Contiene alcune canzoni inedite e classici rielaborati a modo suo, come: “Santa Claus is Coming to Town”, tradotto in italiano, dove alla fine Babbo Natale si suicida perché non riesce a competere con i distributori di Amazon. È un modo per attualizzare una canzone, ma bisogna essere Vinicio Capossela per farlo.
I classici ci sono già, quindi creare una canzone di Natale da zero può essere piuttosto complicato.

Come vivono gli artisti delle canzoni natalizie il resto dell’anno?

C’è un bel libro di Nick Hornby, “About a Boy”, in cui il protagonista vive di rendita grazie ai diritti d’autore di una canzone di Natale scritta dal padre. Questo meccanismo è diventato anche narrativo.

Noi tendiamo ad associare artisti come Michael Bublé o Mariah Carey al Natale, ma loro hanno carriere che vanno oltre. Mariah Carey, ad esempio, ci gioca pubblicando ogni anno un video in cui “viene scongelata” per il Natale. Chiaramente, avere una canzone natalizia di successo può aiutare molto in certi periodi dell’anno e permettere di avviare progetti, tour o altre iniziative.

Alcune delle canzoni preferite di Gianni Sibilla sul Natale

  • Santa Claus is Coming to Town – Bruce Springsteen
  • Christmas Must Be Tonight – The Band
Con Gianni Sibilla

Jingle Beats: la playlist di Natale di Radio IULM

Non c’è Natale senza la colonna sonora perfetta!
Ascolta la playlist natalizia di Radio IULM per scoprire i brani più iconici e le ultime novità in tema di canzoni di Natale.

Immagine in Evidenza: Copilot

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