Dall’antichità ad oggi, il rapporto dell’uomo con la Luna è cambiato più e più volte, dimostrando come tempi e culture influenzino credenze e superstizioni. In che modo si è evoluta la narrazione letteraria del nostro satellite dai primi testi d’autore ad oggi?
Tra mito e realtà
Ad oggi, siamo tutti più che consapevoli dell’effettiva ascendenza che la Luna ha sul pianeta Terra. In grado di influenzare l’andamento delle maree, l’inclinazione dell’asse terrestre e la riproduzione di alcune specie marine, questo satellite ha sin da subito stuzzicato l’interesse del genere umano.
Si pensava inizialmente che questa fosse in grado di controllare i ritmi della vita del mondo vegetale (e per questo ancora oggi viene spesso collegata all’agricoltura), capace di condizionare piogge e semine.
Compagna e rivale del Sole, la Luna era spesso identificata con una divinità. Nella mitologia babilonese, il corpo celeste era però identificato come maschio – il dio Sin -, così come in quella egizia – il dio Thot. Nell’antica Grecia, inoltre, era associata ad Artemide – la dea della caccia – ed Ecate – la dea della magia -, divinità infernale rappresentante la Luna nella sua fase invisibile, quella di Luna nuova.
I primi riscontri antichi
Enigmatica e ammaliante, la Luna è, sin dai tempi più antichi, un riferimento per molti. Chi non si è mai soffermato a guardarla sognante, con la curiosità in corpo alimentata dai mille quesiti e dalle mille leggende ad essa legate?
Sin dall’epoca di Saffo, questo corpo celeste compare concretamente nelle più prestigiose opere. In uno dei suoi frammenti più noti, Tramontata è la Luna, l’antica poetessa greca affianca all’immagine del satellite il riferimento alla costellazione invernale delle Pleiadi. Ciò permette la costruzione di una meditazione intrisa di malinconia sullo scorrere del tempo e sulla solitudine dell’amante, privata dell’oggetto del proprio desiderio, come suggella il verso conclusivo: “ed io dormo sola”.
Stiamo parlando del VII secolo a.C., e la Luna è già parte dei pensieri delle donne e degli uomini più eruditi.
È una presenza ricorrente anche in Teocrito, che la sceglie come amica e confidente della protagonista dell’Idillio II Le Incantatrici, del III sec a.C., qui denominata Selene.
Ma così come la Luna veste il ruolo di complice e chiarezza, può giocare anche sotto un’altra forma, inquietante nella sua dualità. È Plutarco a introdurla sotto quest’ottica, inserendola nella notte che prepara l’assassinio di Cesare. Ed è sempre lo stesso Plutarco a restituirle una prospettiva meno macabra, più realistica, anticipando, per certi versi, ciò che Galileo avrebbe proferito secoli dopo.
Tra Medioevo e Rinascimento
Le macchie lunari, di cui già si era occupato Plutarco, interessarono notevolmente anche le più brillanti menti medievali. Inizialmente interpretate come semplici figure, a volte umane a volte animali, persero presto la loro caratteristica mistica per venire osservate da punti di vista più tecnici.
Forse proprio per questa ragione, nella letteratura europea classica di quest’epoca non è presente alcun riferimento alla Luna come l’abbiamo potuta leggere nei secoli precedenti. Virgilio nell’Eneide e Dante nel Paradiso si limitarono a mero descrivere.
Questo atteggiamento quasi pragmatico trovò larga diffusione anche durante il Rinascimento. Fu proprio Galileo Galilei a dimostrare la vera natura della Luna, fatta di rocce, valli e monti esattamente come la Terra, e a distruggere l’immagine collettiva della Luna come quella di una sfera brillante di luce propria.
XIX secolo
È Giacomo Leopardi a riportare nuovamente il satellite sul piedistallo letterario, con la sua celeberrima “Luna romantica”, forse la più nota in assoluto. Il poeta recanatese è il primo nella storia della letteratura italiana a mettere per iscritto in chiave lirica i sentimenti e le emozioni che l’astro suscita in lui.
È curioso però tenere a mente come l’opinione del poeta, nel corso della sua breve vita, sia cambiata in merito. Nella prima gioventù, ovvero nella fase del pessimismo storico, infatti, la Luna è per lui un’amica, descritta con aggettivi come “graziosa” e “diletta”, denotando chiaramente il rapporto di serenità che l’autore ha con essa. Durante la fase del pessimismo cosmico, invece, questa diventa più triste, più avversa alle sorti degli umani, a causa anche della visione simbiotica con la Natura matrigna.
Tempi più moderni
Durante il secolo scorso, nel 1969, il letterato italiano Andrea Zanzotto scrisse dell’astro parlando di “Luna violata”, a seguito dell’allunaggio americano. Questo avrebbe infatti privato il satellite di quell’aura mistica, magica e di credenza che si era creata nei millenni fra esso e l’uomo, riducendolo soltanto a uno dei tanti modi attraverso cui esaltare le opere umane.
Ad oggi c’è chi crede che la Luna guidi i nostri destini, influenzi amori e stati d’animo e, da un punto di vista più biologico, sia addirittura in grado di suscitare una sorta di controllo sul ciclo mestruale. Sono ad oggi oggetto di studio evidenze scientifiche che legano l’astro al nostro organismo, come l’influsso su sonno e ormoni, che vedono i nostri bioritmi naturali spesso in linea con quelli lunari.
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